Comequando, i miei diari e le parole di don Benito che tornano

Qualche settimana fa mi è arrivata la mail di WordPress per il rinnovo dell’abbonamento di Comequando. Ci ho pensato un po’, sono in un momento in cui cerco di fare spazio, eliminare ciò che non mi corrisponde più, scegliere l’essenziale lasciando perdere il superfluo, così ho scambiato lucciole per lanterne e ho cliccato sul pulsante “non rinnovare abbonamento” e velocemente ho chiuso la mail dicendomi hai fatto bene, non ci scrivi da anni su Comequando. Poi però ogni tanto pensavo che a fine marzo questo blog sarebbe scomparso insieme a tutte le storie raccontate qui, ad una scritta calligrafata da una amica con alla fine un piccolo cuore, a tanti intrecci di vita e di parole e mi dispiaceva tanto. E all’improvviso mi è tornato in mente anche quello che mi disse don Benito, il mio secondo papà, nel 2007 dopo che, vuotando la casa della mia infanzia, aveva scoperto che avevo buttato nel pattume tutto i diari segreti che avevo scritto in molti anni; mi disse che ero stata una pazza e che tutti quei diari avrei dovuto darli a lui, che li avrebbe custoditi perché non si buttano mai via le proprie parole scritte con cura. DonBe non c’è più, ma Comequando diario di resistenza ci sarà ancora e ne sono felice. Come sempre per raccontare le storie piccole di ordinaria bellezza, quelle che rischiano di passare inosservate. Un abbraccio a tuttə voi

Bentornato Comequando 💛🌼

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