E-state

Finalmente è estate anche per me!

Quest’anno credevo ormai che non sarebbe arrivata, dentro di me intendo.

E invece stasera mentre tornavo da yoga al tramonto coi finestrini completamente giù e i Roxette a buco ho sentito che è arrivata, finalmente. Lo sto scrivendo dopo la doccia con i capelli bagnati e profumati di menta e rosmarino, ad un certo punto decido che non mi devo più preoccupare della cervicale e allora welcome summer!

Domani sarà una giornata intensa, inizio una cosa bella e intanto continuo a studiare per il concorso, mi sento piena di energia, devono essere le fiale di ginseng che mi ha dato la mia dott.

E-state, senza paura, qui e ora, con quello che c’è (cit. Ga).

Cena in vigna

Sentirsi come margherite gialle

Con sto caldo la mia pressione massima è 60, la dottoressa mi ha regalato delle fiale di ginseng, arrivo a sera con un male alla testa che pare che si rompa, avevo perso i miei quaderni per l’ennesimo concorso a fine luglio, li ho cercati tutto ieri pomeriggio ma nulla e stamattina l’insight, erano nel baule della mia macchina da luglio 2019, ossia dall’ultimo concorso che ho fatto, ormai mi conosco, certe cose ho bisogno di tenerle abbastanza lontane da me, finché posso. Ieri sono andata al nido a raccogliere le mie cose e a salutare le mie colleghe, è bello sentire forte il bene che mi vogliono, ne abbiamo condivise tante e al nido mi sento come a casa. Ho preparato il mazzetto con le erbe e i fiori dell’acqua di San Giovanni, serve a tenere lontano gli influssi maligni, è un periodo impegnativo per me ma sto bene, mi sento come le mie margherite gialle 💛

Ciò che è esposto alla luce diventa luce.

Maneggiare con cura

Oggi il mio esercizio di scrittura ha preteso un ragionamento sulla fragilità, figurati, è come invitare un’oca a bere, ho scritto così tanto che è arrivata l’ora di pranzo e non me ne sono neppure accorta.

Qualche settimana fa avevo ordinato sul sito di Zara home un vaso bellissimo, verde a pois e righe bianche, sapete che non posso vivere senza fiori, bè è arrivato rotto, ho chiamato subito il call center, mi ha risposto un ragazzo gentile dalla Spagna, che voglia di spiaggia mi ha fatto venire, gli ho raccontato tutto, mi ha risposto di buttare via il vaso rotto e anche di stare molto attenta a non ferirmi nello smaltimento, ho apprezzato che l’abbia detto, poteva non farlo, mi ha assicurato che nel giro di pochi giorni sarebbe arrivato quello nuovo. Prima di mettere giù mi ha chiesto se sulla scatola del vaso rotto c’era l’adesivo fragile, ho controllato, non c’era. Qualche giorno dopo è arrivato il vaso nuovo, perfettamente imballato in triplo strato di carta kraft e sul pacco un grosso adesivo che diceva FRAGILE, stavolta il vaso era intatto, quello vecchio però non l’ho ancora buttato, non riesco a separarmi dalle cose a pezzi.

Pensavo che bisognerebbe trattare tutto come che sia fragile anche se non c’è l’adesivo, io ci provo ogni volta a trattare pacchi, persone, cani, fiori, bambini, poesie, sorrisi, semafori, parole, cibi, messaggi con molta gentilezza, mi prendo il tempo necessario per farlo perché è giusto così, non mi importa se la fragilità è evidente oppure no, in un mondo gentile vivono meglio tutti, i fragili e i forti. Non dovrebbe esserci bisogno di adesivi nel mio mondo ideale.

Le randagie certe cose le sanno molto bene.

Stasera quando uscirò con Pasqualino raccoglierò le erbe per la notte di San Giovanni e anche dei fiori di campo da mettere nel mio vaso verde a pois e righe bianche.

Le giornate scorrono velocemente fra mille cose, da domani inizierò a preparare l’ennesimo concorso per un posto al ribasso, lo faccio perché mi sento più tranquilla così ma ho la certezza che stia per arrivare qualcosa d’altro, qualcosa di giusto per me, ora.

Leggo molto, scrivo moltissimo, curo i miei fiori e i miei animali, alla sera vado a letto distrutta e mi addormento subito, quasi più in fretta di Pasqualino e sono soddisfatta di essere una randagia fragile che ama tantissimo le storie e le parole.

Da maneggiare con cura però. Come ciascuno di noi.

Un incrocio fra un breton, un volpino e un unicorno

Ora che Pasqualino è con noi da due settimane domani e lo conosco meglio posso raccontarvi qualcosa di lui, a modo mio ovviamente.

Pasqui deve essere un incrocio fra un breton, un volpino e un unicorno, è bianco a macchie beige blonde, ha le lentiggini sul muso e i frisee nelle orecchie . Il suo pelo profuma di lavanda e camomilla e i polpastrelli delle zampe di pop corn. Ama molto il ragù e andare in ascensore perché le scale le sa fare solo all’insù e dopo tre scalini è già stanco. Quando fa la pipì non sa alzare la zampa ma lo vorrebbe tanto e al parchetto si posiziona al centro del vialetto come un jumbo sulla pista di decollo e corre fortissimo senza imbalzarsi, per questo il vicino del civico 11 dice che secondo lui sta guarendo e che camminava male solo perché era chiuso nel box del canile.

Il Comune di Fiorano ha arbitrariamente deciso che Pasqualino è nato il primo febbraio 2019 e per quel giorno è stata dichiarata la terza festa del patrono, dopo san Giovanni Battista e la Madonna del Castello.

C’è sempre bisogno di guardare il mondo con occhi di randagio per essere felici come un Pasqui.

Vite sostenibili e gratitudine

Da qualche anno ho iniziato a collezionare oggetti particolari e che mi emozionano, ad esempio ogni estate riempio un barattolo di quelli da marmellata di ricordi, in quello del 2019 ci sono pezzetti di legno, semi, sassi, conchiglie, foglie, santini, tappi di bottiglia, petali, gherigli, un ciuffo di peli bianchi e arancioni di Pipi, un bigliettino lavato con i jeans, 10.000 lire del borsellino di mio nonno, una spilla rosa con baci e cuori, una posidonia raccolta in spiaggia durante la settimana di scrittura in Toscana, un pezzo di corteccia, un bastoncino a T.

Durante il lock down invece ho collezionato i tappi di sughero delle bottiglie che abbiamo bevuto, 13 per la precisione. Il mio preferito ovviamente è il lambrusco.

Colleziono per poter continuare a viaggiare e durante la sessantena ho fatto tantissima strada, pur rimanendo ferma.

Ho imboccato una strada fatta di quanto sono speciali le cose piccole, i pensieri per gli altri, gli atti di gentilezza, l’amore per la natura che abbiamo attorno, vicina e lontana, di cura per se stessi e per chi amiamo, ma anche per il mondo là fuori, basta poco, donare il sangue e adottare un cane dal canile per esempio, una strada che ti permetta di avere sempre ben presente quali sono le cose preziose nella vita e una vita sostenibile e davvero a misura di essere vivente gentile e rispettoso è quanto mai indispensabile ormai, il covid-19 ce l’ha spiegato bene.

Pasqualino sta bene. Su consiglio della mia amica Silvia gli ho preso un collare che rilascia sostanze naturali rilassanti, soprattutto per quando rimane in casa da solo. Mentre gli tagliavo il pezzo di collare che non serve non stava fermo e ho tagliato anche un ciuffo di frisee delle orecchie, poi ho messo su il ragù e sono andata a buttare la differenziata. Al mio ritorno credevo di trovarlo dritto davanti alla porta e invece no, probabilmente non si è nemmeno accorto che ero uscita, non so se è stato per merito del collare o del profumino del ragu…

Continuo a provare un profondo senso di gratitudine…

Slap, voce del verbo slappare

Pasqualino è il cane della pioggia e del look down, dello slap slap e del guarda che il tuo cane non sta mica bene, è piccolo ma grandissimo e mi sta insegnando che si può sempre trovare un punto di incontro anche quando credevi proprio che non ci fosse, con persone che non avresti mai detto e il mondo è molto più semplice così e alla fine si risolve sempre tutto con una pisciatina e una leccata in piena faccia. Pasqualino sta imparando a correre e a non cadere dai marciapiedi, sta trovando nuovi equilibri e Piero e l’Antonia, i vicini, ogni volta che lo vedono gli dicono diooooo, come sei migliorato Pasqualino! e poi con me o Massi vedrai che guarirà, gli guariranno le zampe, non vi dovete preoccupare, se penso a quando è arrivato, guardalo adesso! C’e sempre necessità di equilibri nuovi e di stare attenti a non cadere giù da qualunque cosa e anche di incoraggiamenti, molti, perché così è più facile.

Durante il look down ho pensato tanto al mondo che vorrei e a quello che si è bruscamente interrotto. L’accoglienza di Pasqualino, così come di tanti altri cani che erano nei canili, è sintomo di un mondo migliore dove il rispetto delle fragilità, una pisciatina e uno slap fanno miracoli. Basta poco.

Felice come un Pasqui

Finalmente Pasqualino si è addormentato! Era da stamattina che saltava, rotolava, rideva, scodinzolava ininterrottamente e dalla felicità non vuole fare nè la pipi nè la cacca.

Stamattina mentre la responsabile del canile preparava le pratiche dell’adozione Pasqui è voluto entrare nello spogliatoio dove tengono gli stivali, nell’ambulatorio del veterinario del canile, dappertutto e ha infilato il muso in tutti i pertugi che trovava, credo che fosse il suo saluto a quel luogo e quando eravamo ormai pronti per andare la responsabile l’ha abbracciato, gli ha augurato buona vita e si è commossa molto e l’ha tornato a riabbracciare e gli ha dato tanti bacini dietro l’orecchio sinistro poi ha detto a noi che ci ringraziava tantissimo per quello che stavamo facendo ma credo che saremo per sempre noi a ringraziare il canile. È stata una bellissima esperienza l’essere entrati nella loro famiglia dove c’è davvero un posto per tutti.

Pasqualino è un cagnolino neurologico e per questo ancora più speciale. Il veterinario del canile mi diceva che non è scontato che un cane con discrete difficoltà reagisca in maniera felice come Pasqui, come succede alle persone e allora abbiamo creato l’espressione felice come un Pasqui!

Da diversi anni quando accadevano cose molto belle dicevo Massi un giorno prendiamo un cane e torniamo qui con lui? ma non credevo che sarebbe accaduto così in fretta e soprattutto durante una pandemia mondiale! È stato proprio il look down ad abituarmi a smettere di osservare troppo con i soliti occhi il mondo e così il mio sguardo prima è stato con occhi di fiori, poi di gatti e ora di cane e ne sono onorata.

La casa non sarà mai più pulita come al solito, ci saranno ancora più peli, un gran casino ma anche tanta, tantissima gioia.

Pasqualino non ha mai avuto un divano tutto suo. Ora sì, ce l’ha.

Portare la tristezza fuori dal piumino

Ci sono giorni in cui non ho voglia di portare la mia tristezza fuori dal piumino e non mi interessa proprio nulla se i pomodori stanno maturando, la rosa sta per rifiorire e oggi, proprio oggi, si può ritornare in sala a fare yoga, non mi interessa nemmeno che a letto vicino a me ci siano la Pepa e Tino detto Nino, Gino, Cino, Rino, Pino, a seconda.

Mi capita così, soprattutto al lunedì e non è per niente facile avere a che fare con la me triste; se la assecondi e le dici è una giornata così, dai, non succede nulla, fai quello che ti senti il rischio è che diventi ancora più triste, al limite della disperazione… Si può provare a forzarla un po’ e vedere che cosa accade, le puoi dire dai, vai a yoga, sarà bellissimo e poi sai che ti fa molto bene! e lei quasi sicuramente accetterà, si metterà i leggings più belli, si taglierà le unghie in modo che non si veda lo smalto sbeccato, cambierà la cover all’iPhone e sceglierà con cura gli anelli, perché è importantissimo ciò che vede quando è in quadrupedia e alla fine della pratica sarà molto soddisfatta di non aver assecondato la randagia disfattista e non importa se al mattino si è svegliata da sola per la prima volta dopo mesi perché la vita ha ripreso a scorrere e Massi è andato a lavorare e Benny è dal papà. Era da tantissimi lunedì che non accadeva, di rimanere da sola e avere una vita sospesa certamente non aiuta.

Capita di avere un po’ di paura quando la vita riprende e non sai bene che cosa accadrà.

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