Ottobre è il mese della prevenzione del tumore al seno

Ottobre è il mese della prevenzione del tumore al seno, ma non solo ottobre, lo sappiamo vero?

Dobbiamo avere cura di avere sempre un profondo rapporto con noi stesse, conoscerci, prenderci cura di noi, ascoltarci e vivere in modo più naturale e sereno possibile. Non sono parole di circostanza, è un progetto sano e fattibile, ve lo assicuro.

Chi mi segue da diverso tempo sa che poco più di due anni fa sono stata operata al seno e per fortuna il nodulo era benigno, se scorrete qui potete trovare la narrazione di quei giorni, avevo cercato di raccontarne il più possibile perché so quanto è importante nella prevenzione raccontare la propria esperienza.

Nelle ultime settimane ho deciso di eliminare un contraccettivo ormonale per avvicinarmi sempre di più a me stessa e poter osservarmi più vera, senza filtri, nature, poi sappiamo che gli ormoni sono un argomento delicato rispetto a possibili tumori al seno. E proprio in questi giorni devo fissare i miei controlli e mi trovo nel limbo dei quasi 45 anni, età in cui si entra nello screening regionale dell’Emilia Romagna di prevenzione del tumore al seno e devo quindi aspettare che mi chiamino per la mammografia, ma ho il timore che mi fissino l’appuntamento molto in là, così ho telefonato al reparto di chirurgia oncologica senologica di Modena in cui mi avevano operata e mi ha risposto una senologa che mi ha dedicato tutto il tempo necessario (e non è mica poco), ha riaperto la mia cartella, ha controllato il mio caso e mi ha tranquillizzata, consigliandomi di chiamare l’ufficio dello screening per vedere se riescono ad anticiparmi la mammografia.

Amiche prendetevi cura di voi, fate l’autopalpazione e il pap test, mangiate sano, fate yoga o tutti gli sport che volete, ascoltate le altre donne, che sono una ricchezza inestimabile e abbiate sempre un bellissimo rapporto con voi stesse e tutte le vostre parti ❤️🎈 a ottobre e sempre.

Quelle come me

Le donne come me ci hanno messo decenni per imparare a dire no, mi dispiace, non credo di farcela, non me la sento, non ne ho voglia,

insomma no.

Perché quelle come me per tanti anni sono state madri al posto di quelle che non hanno voluto e saputo esserlo, padri per gli stessi motivi, compagne, rocce, basi sicure, zie rassicuranti, assistenti sociali, psicologhe, amanti, cattoliche perfette,

insomma tutto, perché quando cresci randagia devi fare i conti col desiderio ancora più profondo di essere all’altezza, di andare bene, di essere brava e più ruoli hai più sono le possibilità di andare a letto felice la sera.

Oggi ho rifiutato un lavoro, ho detto un no importante, ho deciso che anche il non me la sento proprio ha pieno diritto di esistere nel mio repertorio di risposte e che l’autenticità deve essere molto più forte dell’oddio, non sono stata all’altezza.

Non sono Wonder Woman, sono me stessa e basta. E ho imparato ad amarmi esattamente così. Uno dei regali più straordinari che possiamo farci.

Leonesse

L’amore più grande

Non è vero che se metti la base trasparente sotto lo smalto nero o verde l’unghia non si rovina, è giusto che si sappia, così come non è vero che anche se fai di tutto per proteggerti e fare le scelte giuste poi non soffri lo stesso. Non soffre chi rimane sempre uguale a se stesso, chi fa sempre le stesse cose e cammina sulle stesse strade, chi si veste sempre uguale e ha lo stesso taglio di capelli da decenni, chi si sente a posto così, non ha bisogno di altro e forse in fin dei conti la felicità nemmeno la cerca.

Io invece sono come la luna, a volte ci sono tutta, a volte solo un pezzetto, in altri momenti scompaio e poi torno e così posso essere più recettiva e accogliente ma anche bisognosa di stare da sola e non dovermi occupare di nessuno, così come stabilissima ma anche aperta a tutti i cambiamenti, questa sono io e mi piacerebbe essere accettata così come sono, ma se non è possibile fa anche lo stesso.

Da non molto ho scoperto che l’amore più grande deve essere per me stessa e ora, a parte Pasqualino, più nessuno regge il confronto, leggete bene ciò che ho scritto eh, non partite col giudizio facile, please.

da Pinterest

Non credo di essere fatta per gli equilibri…

Il momento spesso più felice della mia giornata è quando vado a letto con i miei gatti, Pasqualino, i miei libri, facebook ancora aperto per sbirciare fino all’ultimo, la Pepi che fa le fusa tutta la notte, stasera con me c’è La straniera di Claudia Durastanti e tanti pensieri che non si calmano e qualche portone dischiuso qua e là e pure un po’ di smagliature nella mia solita felicità, che poi non sai se racconti perché sei felice o lo fai per diventarlo e te la immagini, la felicità. Anzi lo so: ultimamente la seconda che ho detto. Mi fanno compagnia anche un po’ di tristezza e di delusione, ma non mi fanno paura, mi siedo, resto e le ascolto, hanno tanto da dirmi.

Dopo un grande dolore, viene un sentimento formale, dice la Dickinson nell’incipit de La straniera, mi piace.

Nell’ultima settimana mi sono stati rifiutati due racconti, per dire.

Mi sembra sempre tutto bello e subito dopo tutto difficilissimo, che fatica.

Non credo di essere fatta per gli equilibri…

moi en ce jours…

Giorni buoni, buoni giorni

È da stanotte che la Miranda vomita ovunque, pare l’esorcista, se si riuscisse a misurare il QI agli animali ed esistessero i deficit mentali per loro, lei sarebbe di sicuro psichiatrica, a giugno si è avvelenata mangiando le foglie della peonia, poi dicono che i gatti sono furbi, da qualche giorno invece mangia talmente tanto che poi vomita tutto, bulimica insomma. E io a volte vorrei fare un passo indietro rispetto alla mia complicata famiglia e mi raccomando, la prossima volta che dirò che voglio adottare un altro animale fermatemi, per favore. Grazie. Ieri ho raccolto i semi della peonia e per vedere i suoi fiori sbocciare dovranno passare almeno 10 anni e infatti ho deciso che sarà la peonia Benny, una parte del mio lascito per lei, la mia eredità sarà composta da fiori, animali e libri, lo so già. Gli ultimi giorni non sono stati buoni, la tentazione sarebbe quella di riempirli di cose belle, ma a volte è bene rimanere dentro alle cose senza cercare di migliorarle perché tanto passerà e va bene così, non si può e non si deve trasformare tutto e l’autunno alle porte ce lo insegna.

Ci sono i giorni poco luminosi che nessuno vorrebbe, nei quali si mette in discussione un po’ tutto e tutto sommato sono buoni giorni ugualmente.

Una delle buone abitudini del lockdown, leggere il giornale la domenica mattina

I nazifascismi dentro ciascuno di noi, la vita e la morte

Sottotitolo: leggerina oggi…

Ieri ho avuto una giornata talmente traboccante di bellezza che non riuscivo ad addormentarmi e mi capita spesso e ne sono davvero grata.

Quanti muri mi sono costruita attorno per tanti anni, ma il mondo là fuori è stupendo, è una possibilità di bellezza ogni giorno.

Dopo il lavoro sono corsa a teatro a vedere lo spettacolo Segnale d’allarme. La mia battaglia di Elio Germano e Omar Rashid e al termine dello spettacolo, che abbiamo visto con visore e cuffie perché è in realtà virtuale, c’e stato l’incontro con Germano e Rashid. Ci sono andata vergine, non avevo avuto il tempo infatti di leggere nemmeno la trama e credo che questo sia stato un valore aggiunto perché ho partecipato allo spettacolo senza condizionamenti, sono stata d’accordo con Germano che diceva che bisogna tornare alla meritocrazia, che non tutti possono sempre dire la loro su tutto, che le privatizzazioni sono sbagliate e bisognerebbe ritornare all’amore per il proprio lavoro, senza considerarlo soltanto un mezzo di sostentamento e nel frattempo io riflettevo sul referendum sul taglio dei parlamentari, guardavo gli altri spettatori con il mio visore, soffrivo a causa della mascherina e in certi momenti facevo anche fatica a respirare, Germano ad un certo punto ha iniziato a parlare con un tono di voce più squillante e assertivo, strano mi sono detta, perché parla così, e diceva che tantissime aziende italiane sono in mano ad arabi e ad ebrei, sentivo crescere un senso di disagio, quando ha urlato che bisogna vietare i matrimoni misti ho capito tutti i segnali di allarme precedenti e ho osservato col visore il pubblico, in tanti applaudivano, io ero sotto choc, avevo trovato condivisibili tantissimi spunti dati e mi rendevo conto solo in quel momento che è così che accade, che sembra tutto logico e giusto, ma bisogna sempre cercare l’umano. A quel punto lo spettacolo ormai era urlato, un carosello di stereotipi e luoghi comuni, slogan e idee trite e ritrite fino a quando sul palco sono saliti ragazzi e ragazze coi cappucci tirati su e il pugno alzato e la bandiera con la svastica e poi immagini dei campi di concentramento e io ho pianto, sì perché non me l’aspettavo proprio e ho pianto dentro al visore e pure fuori. Poi Germano ci ha spiegato che siamo abituati a pensare in termini assoluti di bene e di male e noi ovviamente siamo sempre dalla parte del bene e invece no, col suo spettacolo ha voluto guidarci nel fare i conti con i nazifascismi che tutti abbiamo dentro, anche se diciamo di no. Credo che abbia ragione e ragionare per estremi non aiuta. Lo spettacolo è stato tratto dal Mein Kampf, la mia battaglia appunto. Lui stava ancora parlando che io sono purtroppo {ma anche per fortuna} dovuta scappare al Filatoio, in questi giorni c’è il Festival della fiaba e io la conferenza di apertura sulla Grande Madre non potevo proprio perdermela e via anche lì di bellezza estrema, la relatrice Amanda Louise Michele Arruzza ci ha parlato tanto di come è inevitabile e sublime attraversare il buio, non averne paura, perché la vita è un ciclo continuo di vita, morte, trasformazione e la natura ce lo insegna e oggi più che mai dobbiamo imparare ad ascoltarla. E poi amici, Bendésa, vino, tarocchi, letture, riflessioni, intuizioni…

insomma, non riuscivo proprio a prendere sonno ieri sera.

“Segnale d’allarme. La mia battaglia”, la Randagia col visore e le cuffie.
Foto Ennesimo Film Festival

Volevo dire che… parbleu

Un po’ di diario, oggi.

Ho ripreso finalmente a lavorare, in un posto che amo tantissimo, il San Paolo, pieno centro storico, un leccio e un banano come colleghi e colleghe vere che mi bacio i gomiti, attente, corrette, affettuose, positive, una rarità insomma, soprattutto nell’ultimo periodo. La regola è che devo tenere sempre la mascherina, ovvio, è solo che faccio fatica a tollerarla e mi ha generato un fastidioso reflusso da tosse, uffa. I bimbi però mi hanno stupita, ti guardano come che la mascherina non ci sia, vedono gli occhi e non hanno bisogno di altro, certo, io ho implementato di molto le carezze {igienizzatissime, parbleu} ma forse ne ho più bisogno io di loro, di sentirli vicini vicini nonostante queste distanze. Ai residenti e passanti del centro storico invece vorrei chiedere se per favore evitano di suonare i clacson ad cazzum e di venire ad urlare e a ridere sguaiatamente e men che meno a imprecare sotto le finestre del nostro nido perché dobbiamo tenere tutto aperto per areare sempre il dormitorio e se fate casino i bimbi si svegliano nonostante i carillon a buco che abbiamo messo. Merçi.

Benny mi ha chiesto di iscriversi ad un corso di hip hop, e io che credevo che per tutta la vita sarebbe rimasta la bambina timida e sfuggente che era!

Ieri sera nel parchetto due ragazzini facevano rutti degno del rutto sound e poi si confrontavano sulle prestazioni, non si finisce mai di imparare.

Qualche giorno fa invece l’ennesima lezione direttamente dalla Pragmatica della comunicazione umana di Watzlawich: driiin, driiin, “Pronto!”, “Ciao Massimo, sei andato dalla dottoressa?”, “No papà, ho appuntamento martedì prossimo…”, “E cosa ti ha dato, delle medicine nuove?”, “Ci vado martedì prossimo…”, “Stai meglio?”, “Insomma…”, “Bè, l’importante è che vada tutto bene dai! Ciao”. A volte mi sento così sola, sapete?

Il piccolo niente e il brodo di cappone

Ieri mentre tornavo dal volontariato all’Avis mi sono fermata in macelleria e ho preso il cappone per fare il brodo, perché a Fiorano l’8settembre è festa grande, è la festa della Madonna del santuario e si mangiano i tortellini in brodo

e stasera ho freddo, quindi credo che con un po’ di quel brodo mi farò i quadrettini con la terdura e se ci fosse ancora la Nonnina andrei proprio da lei a mangiarli.

Ieri sera la Benny ad una festa di compleanno ha bevuto il suo primo spritz mentre io riflettevo sui mostri che mi si agitano dentro quando mi sento tradita o peggio ancora abbandonata, ormai ho imparato a disintegrarli all’istante e non mi fanno più paura, ma ogni tanto ci devo ripensare, giusto per complimentarmi con me stessa per dove sono arrivata, rispetto al misero punto di partenza.

Domattina vado in ufficio a sbrigare alcune pratiche per riprendere a lavorare martedì, finalmente, badge, iban, riapertura della mail, quest’anno lavorerò con colleghe che stimo molto e non mi sembra neppure un vero lavoro, ma tant’è.

Speriamo che non si interrompa di nuovo tutto con un altro lockdown, non posso fare a meno di temerlo, purtroppo, anche perché ho un contratto ancora più a termine del solito, pandemia docet, pensato appositamente per staccarlo in caso di necessità, diciamo così. Nelle ultime settimane sono entrata diverse volte a contatto con l’invidia, che per fortuna non mi suscita mostri come tradimenti e abbandoni, anche perché fino ad ora non l’ho mai sperimentata, visto che mi sono sempre ritenuta un piccolo niente, che poi l’accento non è tanto sulla me da invidiare, che boh…, quanto sulla profonda infelicità che chi invidia di solito non vuole ammettere.

Nei prossimi giorni uscirà su un settimanale femminile una mia intervista su come si sopravvive ad un lutto, ma anche a due o tre, mi è piaciuto farla e voglio bene a chi me l’ha fatta, conosciuta un po’ per caso è diventata amica per forza, perché è impossibile non diventarlo quando ci si trova su corde così simili.

Vado a mangiare i miei quadrettini in brodo, trascorrete una buona settimana, mi raccomando 🤍🤍🤍

Persone piante animali o cose…

Uuuhhh, addirittura, dopo il cane che avevi già tre gatti e non so dove li metti tutti, anche un ulivo! Casa tua deve essere grandissima!

Quando potremo realizzare il nostro sogno di avere una casa più grande e aprire anche il nostro b&b, lo sarà, grandissima, nel frattempo lo è lo stesso, perché lo spazio che c’è dipende tantissimo dallo spazio che sappiamo creare, fare agli altri, che siano persone, piante, animali o cose.

Il cuore non è grandissimo, ma può essere vasto come un intero paese, volendolo.

Uno dei mie angoli preferiti di casa, tenda gipsy, neon a cuore, sonaglio di bambù, chiamasogni ad uncinetto 🤍

Chiamiamola pure leggera follia…

Da ieri sono preda di un sottile senso di inquietudine, a tratti nervoso,

chiamiamola leggera follia, che è meglio.

Mi capita ogni anno a quest’ora, quando inizia il collettivo confronto delle precarie di nidi e materne di Modena e provincia, ti hanno chiamata? No! A me sì, mi hanno offerto bla bla bla, ma la pinca palla dov’è quest’anno? In quella graduatoria a che numero sono arrivati? Dovremo poi lavorare con la mascherina e ai bambini la febbre chi la prova, noi o la famiglia? e cose così, che si interromperanno finalmente soltanto quando arriveranno a me nella graduatoria a tempo indeterminato, e indeterminato l’ho scritto in grassetto perché mi piace dirlo forte, in cui sono. Probabilmente il prossimo anno, prima non credo. Nel frattempo accetterò la prima proposta che mi verrà fatta, le precarie spesso fanno così e ora mi sembra una cosa da farsi venire un bel nervoso, ma appena arriverà mi sembrerà tutto normale, come che sia sempre stato così. E riprenderò il solito tran tran, spero, quello che mi manca da febbraio.

Da febbraio!

Non sono mai stata così tanto tempo senza lavorare, benedetto coronavirus!

Oddio, non che sia stata con le mani in mano in questi mesi, ho rivoltato casa e l’ho cambiata in molti angoli, l’ho riempita di piantine, ho fatto corsi on line di ogni specie, ho rivoltato anche me come un calzino, mi sono guardata dentro, fuori e intorno, ho adottato un cagnolino speciale, sono diventata donatrice di sangue, ho letto decine di cose fra libri, riviste e articoli vari, ho scritto abbastanza, non molto come avrei voluto ma anche scrivere è un processo lento, complesso, che richiede tempo e pazienza, ho tenuto rapporti e amicizie con persone che non avrei creduto e ho un po’ perso per strada invece altri che credevo sarebbero sempre rimasti, ho piantato un orto e visto fiorire rose e peonie e ortensie giorno per giorno, ho pianto e ho riso, ho passato un concorso senza mai dirmi nel frattempo che sarebbe andato male, mi ripetevo solo che stavo facendo del mio meglio e che andava benissimo così, ho approfondito il cinema di Fellini e lo sono persino andata a trovare al cimitero di Rimini, mi sono chiesta decine di volte se sono al posto giusto e mi sono sempre risposta che sì, lo sono…

Sono arrivate le cartoline che avevo spedito dal Lago di Garda, mi hanno detto tutti che riceverla è stato un bel tuffo nel tempo passato, che è stato bellissimo trovarla nella cassetta della posta, che grazie grazie grazie, mi ha fatto molto piacere aver procurato tanta gioia con un così piccolo gesto,

le cose che sembrano più piccole in realtà spesso sono molto grandi.

Ieri ho completato e ordinato il mio primo fotoalbum, sempre col desiderio di non lasciare ricordi ed esperienze solo online .

Pasqualino si è messo a rifare la pipì in casa e devo telefonare al veterinario.

Stasera viene a cena per la prima volta una amica cara cara, il lockdown ci ha unite molto, ho pensato ad un menu vegano, vi saprò dire.

🤍🤍🤍

foto dal web

Un tempo ero croce, ora sono pianeta

Questa è un’estate molto dolce,

lenta e sostenibile, per me prima di tutto,

dopo tante estati, e non solo, insostenibili, in cui nulla andava come volevo, che poi chissà se sapevo davvero cosa volevo, mah.

Spesso capita di lamentarsi perché è più facile che impegnarsi anche solo per comprendere di che cosa abbiamo bisogno e di che cosa non abbiamo bisogno.

Ieri sera davanti ad un bel calice di ribolla dicevo alla mia amica Eli che pochissime cose mi hanno insegnato tanto come il lock down appena trascorso e la serenità che riesco a conservare oggi a febbraio era utopia. Sì perché quando sei costretta a fermarti, quasi inevitabilmente fai i conti con te stessa e quando non hai la possibilità di fare altro, quell’altro che spesso a torto ti determina, l’ho già scritto, quel fare senza fermarti mai e tu diventi ciò che fai, allora puoi decidere di riempire le molte ore della giornata di ciò che ami e ti fa stare bene e scopri un mondo quasi sconosciuto dentro, un mondo a cui ora non rinunceresti mai.

Durante i mesi di quarantena ho buttato giù tanti muri che credevo mi proteggessero e invece mi limitavano e basta,

ho scoperto il valore inestimabile del dono, del fare senza aspettarsi nulla in cambio,

dell’esserci e basta e del coltivare amicizia ovunque, ben oltre le purtroppo comuni dinamiche del mi servi ed eccomi qui.

È un’estate piena di lucine e calici, colori e risate, libri e panini alla mortadella, sabbia e ghiaia, assioli e rondinelle, tende di cotone che svolazzano e rose che continuano a sbocciare, stelle e lune, menta e basilico, smalti rosa e rossi, progetti e fiducia.

Possiamo essere stelle/ anche una notte soltanto – un tempo ero croce, / ora sono pianeta – e credo / che quando la vita si ferma / poi, ricomincia. Stefano Serri in Cerco casa.

Da Ferragosto a Natale…

La grigliata di ferragosto a Fanano ormai è una bellissima tradizione per noi, prossimo passo autunno e poco dopo Natale, chi mi conosce bene sa che io funziono così, sono una donna molto semplice: prima c’è il mio compleanno, poi ferragosto ed è subito Natale.

Col passare degli anni ci siamo costruiti una famiglia allargata meravigliosa, un po’ perché io non ce l’ho più, un po’ perché Massi ce l’avrebbe ma è come non averla e quando ci penso fa male. La nostra però fa molto bene, è costruita con tanti mattoni di pazienza e anche con una giusta dose di follia, dove le persone normali temono di essere invadenti e inopportune noi invece ci lanciamo ed è tutto un come stai? a Natale sei da sol*? casa nostra è anche casa tua e giù di compro questo perché piace a Stefano e Gabri, oddio, quando ha detto la Patty che deve fare la visita? ma suor Serena fa l’anniversario della professione! l’Allina ha detto che avrebbe avuto una settimana pesa al lavoro devo sentirla, di chi è l’onomastico oggi? Simo starà meglio? la Dani è preoccupata per suo papà, le mando una foto di Pasqualino che così sorride, scriviamo al canile per dire che Pasqui sta bene e li pensa e continuamente cose così e ovviamente la premura vale anche per le amiche della Benny, che rientrano a pieno titolo nella famiglia.

Oggi siamo stati a trovare Pipi, è il primo anniversario della sua morte, lui è scappato con un cinghiale probabilmente ma la sua stella c’è ancora, nascosta in mezzo ai rami dell’albero sotto cui l’avevamo seppellito,

quando muori o diventi una stella o un buco nero, non ci sono altre alternative.

Pasqualino si è scatenato in corse e capriole, Pipi gli avrebbe voluto molto bene.

Domani è l’ultimo giorno di vacanza e io ne sono felice,

portiamo con noi un ulivo dal lago di Garda, una tenda leggera e gipsy da Bellaria, delle candele al profumo di mare, mirtilli e lamponi da Fanano per le prossime torte, pelle abbronzata e culo più rotondo, nuovi amici e tanta energia per ripartire.

Autunno arriva presto, che ho voglia di mettere le scarpe chiuse.

Pantone di fine estate

Sentirsi nuov*

Mi sto disintossicando dal caldo, dalla fatica del concorso, da alcune medicine che posso anche non prendere più, dal vino no, quello no, un calice o due al giorno al massimo, mica avrete capito male, dal cemento e dal traffico, dalle lamentele, dalle idee sempre le solite, quelle che pensi quando è troppo faticoso crescere.

Fa molto bene venire dove nessuno ti conosce perché ti senti nuova anche tu.

Pasqualino continua a commuovere a destra e a manca, sono diventata ufficialmente una donatrice di sangue, Massi sta un pochino meglio nonostante la ripresa di malattia, Benny sta per partire per Napoli, i gatti sono a casa con Ste, la luna che ho tatuato sulla nuca l’altro giorno è già guarita, la cena del parchetto è stata bellissima,

passate delle splendide vacanze anche voi, anche se siete a casa, perché ci si può sentire nuove e rigenerate ovunque.

Il mio primo romanzo

Lo scorso anno al corso di scrittura autobiografica che ho fatto con la Ross alcune amiche mi dissero che il primo romanzo l’avevo già scritto,

con i miei tatuaggi, su di me

e questa idea mi era piaciuta davvero molto, credo che sia assolutamente così.

Qualche settimana fa quando è stato indetto il famoso concorso {vedi post precedenti} ho promesso che se lo avessi superato avrei fatto un altro tattoo e così è stato, uno spicchio di luna che è anche un po’ un’iniziale, un inizio nuovo. La luna è una delle mie migliori amiche, da sempre.

Mentre la Chiara finiva di tatuarmi pensavo alla mia storia tattoo, una randagia con la testa fra le stelle e in mano fiori di loto e papaveri, un gatto nero come famiglio, il cuore sempre bene in vista e tanta luce, l’imperativo sii felice, che sa andarsene ma anche ritornare come una rondine, che conosce la croce, segno di dolore ma anche e sempre di risurrezione, leggera come una farfalla color ocra e azzurro, simbolo di chi mi ha lasciata ma torna spesso a trovarmi. Il mio mondo, la me bella.

Anche voi avete una storia sulla pelle?

foto e tatoo di Chiara, di Only For Friends Tattoo & Body Piercing

Je m’en fous

Quando avevo sempre l’ansia ma non lo sapevo perché credevo che fosse la vita ad essere così, avevo un po’ paura di tutto, tipo le partenze, il fare le valigie, lo sbagliare strada, i giorni nuvolosi al mare, il dormire da sola, le persone che disturbavano le mie fragilità, il tempo che scorreva veloce, gli abbandoni, il non avere le giornate piene di cose da fare, i messaggi che non arrivavano, le persone che non tornavano…

Ora sono in spiaggia col vento e tanti nuvoloni, devo ancora fare le valigie e pulire la casa di Bellaria, caricare tutto sulla mia minuscola macchina e prendere l’autostrada, da sola. Stanotte eravamo solo io e Pasqualino che correva per la casa cercando il resto della famiglia, mi sono addormentata dopo 5 minuti che ho appoggiato la testa sul cuscino, alle 3 mi sono svegliata e mi sembrava di aver sentito qualcuno che provava ad aprire la porta, ho preso Pasqualino a letto con me e mi sono riaddormentata fino alle 8 di stamattina.

Che bellissima scoperta l’essere come sono, così, libera e orgogliosa, tutto può accadere, ma poi passa. Tutto.

Ph. Simo

Buon compleanno papà

Quante me sono passate da questo vialetto,

il vialetto di mio padre.

Il vialetto su cui Benny ha imparato a camminare e su cui si è sbucciata per la prima volta un ginocchio, quello che percorrevamo per andare al mare che mio papà era ancora vivo e poi non c’era più. Sempre lo stesso, ma io sempre diversa. E c’è stata la me che fissava il pino marittimo e lo sapeva a memoria, la me che non avrebbe voluto andare al mare ma ci andava, altrimenti che cosa avrebbe detto la gente, però il bagno no, troppo fredda l’acqua, troppa gente attorno, il sole troppo caldo, una di queste volte svengo, non è possibile continuare a venire in questo posto, sempre lo stesso, pieno di gente maleducata e con la padrona di casa invadente, la me sovraeccitata e la me depressa, la me che non ha mai notato i gabbiani che ridono fino a quando ha capito che probabilmente papà è diventato uno di loro, le persone strabuzzano gli occhi quando lo dico ma cosa ci devo fare, sono quasi certa che sia andata esattamente così, la me che aveva bisogno di tutto e poi di niente, perché alla fine ha tutto ciò di cui ha bisogno e anche di più, la me che si sentiva brutta e poi bella e poi ancora brutta fino a quando non ha più avuto bisogno di sentirsi in alcun modo ma solo di essere se stessa e basta e allora è anche bella, senza se e senza ma.

Adoro la mattina presto quando porto a spasso Pasqualino e c’è solo la solita coppia che fa colazione al bar accanto a noi e dice che tenerezza! ma non ha mai chiesto niente, le pagine del giornale consumate dal sole e bagnate sulla sdraio, il profumo di salsedine e la ghiaia del parco di Villa Panzini, il color giallo senape delle bandiere delle borgate dei pescatori, le vongole, Benny e Giulia che lavano i piatti dopo pranzo, il vialetto di mio padre con quella luce che trovo solo lì, la visionarietà dei Romagnoli che un po’ è anche la mia, la gratitudine per il sole e per quel blu, quello, sì, avete capito.

Oggi mio papà avrebbe compiuto 74 anni.

Un gabbiano ride. È lui, ne sono certa. Buon compleanno papà!

Riviera sburouna

Estate in riviera è profumo di citronella, bomboloni e fritto misto, Cristina D’Avena che canta fino a tardi nella giostrina in fondo alla via, vestiti di cotone che svolazzano dalla bancarella sulla riva, Pasqualino che ha paura delle decine di persone che si riversano nei vialetti la sera e si rifugia da Vasini quello del garage, ha più di 90 anni e sta seduto lì quasi tutto il giorno, Pasqui gli corre vicino, lui lo guarda ma non dice nulla, Pasqui lo guarda e sta finché gli pare, poi viene via ed è più tranquillo. Estate in riviera è il vestito nuovo scollato color rosso mattone e i gabbiani che ridono, il vitellone di una certa età che ti dice oh, finalmente sei un po’ ingrassata, guarda qui che bella che sei! Sei l’unica donna con cui ci si può complimentare per qualche chilo in più! e poi anche il frigo pieno di cocomera e lasagne e il trapuntino leggero sul lettone e il vino bianco sburoun nel frigo per il bicchiere della sera.

Come ti amo, Riviera mia!

Cuore batticuore, diario di un concorso

Allora, ieri è andata all’incirca così: mi sono svegliata alle 6 e ho scritto alla Vivi, che era la prima in assoluto a fare l’orale e il pomeriggio prima io e lei avevamo ripassato un sacco di cose via vocali wathsapp e ci eravamo anche dette che eravamo assolutamente terrorizzate, ma anche che sarebbe andata bene dai e ancora oddio che paura, poi lei è entrata e io ero sotto al piumino con Pasqualino e mi sono detta non mi alzo, sto qui sotto tutto il giorno e Gae scendi da quel letto suonata, che Pasqualino non è per nulla contento se non vai a dare l’esame, insomma, deliri così, nè più nè meno.

E poi sono iniziati ad arrivare una marea di messaggi di persone che pregavano per me, mi mandavano vibrazioni positive, facevano incantesimi nel bosco ed è stato tutto un coraggio!, vedrai che andrà benissimo, sarai perfetta, in bocca al lupo evviva il lupo, li ho letti tutti tutti, ma non ho risposto fino a sera per scaramanzia. Ho fatto colazione alle 10.30, aspirato le nuvole di peli che quotidianamente si formano in casa, fatto meditazione fra rivoli di palo santo e scelto uno dei miei vestiti preferiti, poco mascara, capelli legati e cazzo, la marca da bollo da mettere sui documenti della laurea! Pasqualino andiamo in tabaccheria! ma lui era in modalità ciuco sardo pesante, in mezzo alla strada con voce tonante Pasqualino, guarda che oggi di pazienza non ne ho neppure un grammo, vieni! ma niente, l’ho trascinato imprecando, un signore mi ha vista, che due maroni penso e avevo ragione, signoraaa, che cos’ha il suo cane? Sente il caldo? e io No, ha una grave malattia trasmissibile anche all’uomo, è scappato. Presa la marca da bollo e tornati a casa dovevo mangiare qualcosa, altrimenti sarei svenuta sotto al sole, ma non avevo per niente fame, tre morsi alla piadina al prosciutto, un occhio all’orologio e basta, parto, si sa mai che sbaglio strada o c’è un incidente, o una calamità naturale, vado là con calma, ho guidato piano con la radio a buco e pensando che forse dovevo portarmi Pasqui, ma no dai fa lo stesso. Arrivo alla scuola degli orali, tanta luce, ho fatto qualche foto alla Ghirlandina lontana e ad alcune poesie appese dai bimbi, cerco a usta la sala dell’orale, la trovo, davanti poltrone comodissime, sprofondo su una, dentro una ragazza che parlava, la commissione che faceva domande, ho iniziato a guardare fuori, avevo un batticuore impressionante, ancora più forte di quando ho saputo di aver superato lo scritto, è uscita la ragazza prima di me, il batticuore aumenta in modo spropositato, mi alzo e svengo, vedrai, ho pensato e invece no, la coordinatrice mi chiama, entro, passa tutto il batticuore, saluto una per una le persone della commissione, firmo, pesco l’ultima busta in fondo e leggo la domanda fra me e me dimenticandomi di sedermi, loro immobili con la mascherina, io anche, la domanda mi era molto familiare, un caso identico mi è capitato proprio quest’anno, mi siedo, leggo a voce alta la domanda rispettando pause e virgole, la appoggio sul tavolino, la accarezzo e via, inizio a parlare, l’ho fatto ininterrottamente per 25 minuti, dopo un po’ sono intervenute le esaminatrici ma come scambio di idee non come correzione, insomma pareva un collettivo vero e le mie parole preferite erano rispetto, attenzione, esempio, condivisione. Annuivano, sorridevano da dietro la mascherina, se non hai nulla da aggiungere per noi è sufficiente, oddio, ora non mi viene ma se ci penso bene posso parlare anche fino a domattina e la presidente ridendo no guarda, siamo a postissimo così.

Tornata a casa con il pomeriggio davanti sono andata a lavare la macchina perché i sedili erano ormai foderati dai peli di Pasqualino. Ah, sono anche andata a farmi le unghie, che domani parto per il mare. Finalmente.

Il batticuore sono riuscita a fotografarlo?

Ammessa

Ieri ho saputo che ho passato lo scritto del concorso di cui vi parlavo, giovedì avrò l’orale, quando la mia amica Lucy mi ha detto Cri sei passata! e io non sapevo neppure che fossero uscite le ammissioni all’orale mi sono emozionata moltissimo, mi batteva forte il cuore e mi girava la testa, ma l’emozione più grande è stata quando Benny mi ha detto che brava la mia mamma, ecco, lì è stato come quando hai la certezza che tutto ciò che ci riguarda ed è per noi prima o poi arriva, a volte serve tanta pazienza e anche tanto coraggio ma ci raggiunge. Altrimenti non è per noi. E ho ripensato ai tanti concorsi andati male, alla frustrazione, alla fatica nel vedere un futuro prima di arrivare a capire che in realtà è solo l’oggi che conta, alla necessità di arrivare davvero a me stessa senza bisogno di farmi definire da un ruolo lavorativo, dall’essere la moglie o la mamma di,

essere me stessa e basta

ed esserne orgogliosa.

Ieri era anche il quattordicesimo anniversario della morte di mio padre.

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Sei roccia, onda e corteccia, sei una coccinella e l’odore di un giardino…

Non so più neppure che giorno è.

Mi sento sfinita ma felice, sono crollata sul divano dopo la trasmissione Io e te in cui c’è stato un servizio su Pasqualino e mi sono svegliata da poco, martedì il concorso è andato……. non dico nulla per scaramanzia ma avevo studiato tanto e per la prima volta in un concorso mi sono sentita competente e il permettermi di essere me stessa senza parlarmi sempre nei soliti modi, non ce la farai mai, tanto è inutile, le cose non possono cambiare mi ha fatto molto bene.

Al parchetto tutto bene, sì. Grazie.

“Il carbonio che è in te potrebbe essere esistito in qualsiasi altra creatura o disastro naturale. Prima di sceglierti come casa, quel particolare atomo che si trova sul tuo sopracciglio sinistro potrebbe essere stato un ciottolo sul letto di un fiume. Sei roccia, onda e corteccia degli alberi, sei una coccinella e l’odore di un giardino dopo che ha piovuto” Ella Frances Franklin Sanders