La Cristina senza pelle

Ora che i panni lavati sono stesi al sole, le piante innaffiate, la casa pulita e la candela a le papier d’Arménie accesa posso dirvi una cosa mi è accaduta questa settimana.

È stata una settimana complicata e pesante, ma anche molto bella; adoro quando alla sera ti addormenti sfinita sul divano ma poco prima pensavi proprio che c’è un senso profondo in tutto ciò che fai, che sei tu e hai bisogno di poco altro.

Quella sono proprio io! dicevo qualche giorno fa alla mia psicologa descrivendole come avevo gestito a modo mio una situazione complicata e quel a modo mio si era rivelato un valore aggiunto, un guizzo di empatia dove tantissimi altri avrebbero fatto un passo indietro. Io raramente faccio passi indietro e il prezzo di questa mia caratteristica è stato spesso molto alto, al punto di farmi sentire anche sbagliata, eppure io quando tutto si fa molto difficile e doloroso, quando non c’è alcun tornaconto personale, quando tutti scappano rimango, mi assumo responsabilità anche se non sono mie, accolgo, proteggo, combatto. Solo la delusione profonda mi allontana repentinamente e spesso definitivamente, ma questa è un’altra storia.

La psicologa mi ha ripetuto che la mia altissima capacità di empatia è una delle caratteristiche principali delle persone altamente sensibili, me l’aveva già detto tante volte negli anni scorsi ma io ho sempre creduto che mi stesse dicendo che ero ipersensibile e non ero sicura che fosse una cosa completamente positiva e invece no, intendeva proprio che io appartengo a quel 15-20 % della popolazione che per fattori genetici viene definita HPS, Highly Sensitive People. L’alta sensibilità è un vero è proprio tratto di personalità che implica un processo cognitivo più profondo per quanto riguarda stimoli fisici, emotivi e sociali e una maggiore sensibilità del sistema nervoso centrale e questo comporta una spiccata intuizione per stimoli sottili o addirittura a volte nascosti, una capacità di comprendere molto meglio gli atteggiamenti altrui e una grandissima sensibilità emotiva, nel bene e nel male.

Quasi un super potere insomma che però bisogna imparare a gestire molto bene, perché la sensazione che hai spesso se sei una persona altamente sensibile è di essere senza pelle, di non avere nulla che ti protegge da tutto ciò che accade attorno a te e senti tutto, tutto, tre volte di più, immaginatevi la sfinitezza di certi giorni.

Sono rimasta stupita da questa scoperta e mi sono anche profondamente commossa perché vivevo la mia altissima sensibilità come un punto debole e uno svantaggio, quasi una colpa, un’incapacità di stare al mondo come si dovrebbe e non è per nulla facile vivere sentendosi spesso sbagliata; ora invece scopro di essere quasi una specie protetta come il grifone, l’aquila reale o il falco pescatore,

la Cristina senza pelle specie rara, attenzione a come la trattate, non fatele del male per favore, o non troppo almeno. Grazie.

P.S: se attorno a voi qualcun* alza ancora gli occhi al cielo perché dall’analista ci vanno i matti, non credetegli! Avere una persona accanto che aiuta a mettere ordine nel caos che spesso si ha dentro è un privilegio. Più analisti per tutt*!

2 pensieri riguardo “La Cristina senza pelle

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