Riempire le proprie giornate di troppo

Da qualche settimana sto riflettendo sul fatto che riempio le mie giornate di troppo,

troppe cose, troppe idee, troppe parole e gesti e pensieri. Troppo di tutto.

Fino a poco tempo fa ero felice di arrivare a sera avendo lavorato, fatto la spesa, ritirato quel pacco in posta in perfetto orario grazie alla app, scritto a quell’amica, fatto una commissione in sospeso da un po’, fissato un appuntamento, una visita, una cena fuori. Ho l’agenda sull’iPhone organizzata al minuto in quasi tutto il tempo libero che ho e poi ci si aggiunge la vita ad appesantire il già pesante, come è successo nelle ultime tre settimane con i problemi di salute di Pasqualino.

E mi rendo conto che le mie caratteristiche di multitasking, di organizzatrice perfetta non mi fanno più così bene, anzi. Arrivo a sera un po svuotata e timorosa di ciò che mi aspetta il giorno dopo, perché sarà una nuova corsa, una centrifuga in cui io finirò dietro a tutto ciò che devo fare.

Sento il bisogno di essere meno efficiente, di riempire meno la mia vita di tutto ciò che a volte mi serve anche per non pensare, per non fermarmi e guardarmi dentro. Poi benedico la mia curiosità e la mia intraprendenza, certo, ma è arrivato il momento, almeno una o due volte alla settimana, di fare solamente una cosa alla volta e di farla bene, con presenza e passione, senza fuggire subito al pensiero dopo e di dare più spazio alla lettura, al silenzio, al mio corpo con pratiche yoga e passeggiate.

Ieri ho partecipato ad un workshop sullo yoga posturale tenuto da una donna molto saggia, insieme ad alcune amiche che conosco da tanti anni; abbiamo respirato, riflettuto, praticato movimenti consapevoli, mangiato asparagi buonissimi e anche una torta vegana che la Simo aveva fatto preparare proprio per il mio compleanno e per quello della Silvia. In alcuni momenti mi sono annoiata e lì ho capito che quell’esperienza mi stava facendo molto bene, che devo smetterla di combattere la noia, perché in quel momento c’è qualcosa che sto imparando lentamente, con grazia, mettendo da parte la velocità e l’impulsività che mi caratterizzano.

Mi andava di condividere queste riflessioni con voi.

Vi lascio anche una foto di uno dei miei fiori preferiti, il papavero, per celebrare gli 81 anni della Liberazione ✊🏼

I papaveri di Ubersetto

Lascia un commento