Cicatrici e zeppole di Sant’Antonio

Ecco qua, sono tornata dal controllo con le mie dottoresse e risulto abile ed arruolata! Domani posso riprendere la mia vita da dove l’avevo lasciata, anche se nel frattempo non è che sono stata con le mani in mano… Ho visto e sentito tanti amici, mangiato i dolci che mi avete portato per tirarmi su, letto libri belli, preparata alle nuove tendenze con vanity fair e glamour, ho cucinato carciofi, piantato primule, massaggiato con olio di calendula, risolto beghe, chiesto e ottenuto molte coccole… Ah, ho anche aperto un blog, questo! Era in progetto da mesi, grazie anche all’incoraggiamento di tanti di voi, ma io mi ero detta che Comequando avrebbe visto la luce proprio nei giorni successivi all’intervento, quando c’erano progetti belli a cui pensare per guarire più facilmente. E così è stato.

E sto guarendo. Le dottoresse mi hanno spiegato che il dolore che sento non è indice di nulla che non va. C’è e basta. Pian piano passerà. Ci avete mai pensato che spesso diamo troppo valore al dolore e magari viviamo la vita per anni organizzandola attorno a cicatrici, interiori o esteriori, che avrebbero invece solo bisogno di vita vera e piena per guarire?

Spesso il dolore che proviamo non significa nulla. C’è e basta, perché fa parte della vita. Le dottoresse di chirurgia oncologica senologica mi hanno salutata, anche perché l’istologico del principino è negativo e io le ho tanto ringraziate e la mia cicatrice in realtà mi ricorda già persone e cose belle.

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