Festa del lavoro… precario

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Rossana Campo, se non la conoscete leggetela, dice che gli scrittori che le interessano sono soltanto quelli che le storie che ti raccontano le vanno a pescare nel pozzo profondo dove teniamo chiusi i ricordi più imbarazzanti, le parti di noi di cui spesso ci vergogniamo, quelle che crediamo impresentabili… E oggi, nel giorno della festa del lavoro, vi racconto quello che preferirei non dover raccontare, che vorrei che fosse diverso, che mi piacerebbe non mi procurasse l’angoscia che invece spesso mi provoca. Sono laureata in scienze dell’educazione, equipollente a pedagogia, ho diverse specializzazioni e master, e con gli anni mi sono resa conto che il cosiddetto posto sicuro, o almeno parzialmente sicuro, era mooolto meglio della partita iva che mi toglieva il sonno e una prospettiva fiduciosa del futuro. Ci ho messo molto tempo a riprendermi dal fatto che non potevo fare il mio lavoro di pedagogista legalmente con i bambini che tanto amavo, con un timbro da poter mettere serenamente sulle fatture… perché poi arrivava giugno, la telefonata dei commercialisti (per fortuna persone speciali e attente, solidali e affettuose, consapevoli di quello che loro malgrado dovevano applicare), le molte rate che andavano avanti fino a novembre per pagare irpef e inps soprattutto e poi a novembre ecco l’anticipo inps, cifre assurde, su importi che nemmeno sapevo se avrei fatturato. A fine 2016 l’ho chiusa, la partita iva. È stato un lutto dolorosissimo e non mi consolava il fatto di averlo dovuto fare, che non era colpa mia ma di questo stato iniquo e arrogante. Nel frattempo da anni avevo iniziato per fortuna a lavorare come educatrice al nido per il Comune di Modena, contratto part time a tempo determinato settembre-luglio, sempre così e a fine estate l’ansia della telefonata che non arriva, la speranza di poter fare più ore e poi la telefonata arrivava, sempre per le stesse ore. Ma sono felice, è già qualcosa. Al mattino ho iniziato a fare supplenze per l’agenzia di lavoro interinale che manda le supplenti a nidi e materne. Per questa agenzia io sono un part time, per il Comune anche, non ho diritto a buoni pasto e a pausa adeguata fra un incarico e l’altro, quindi la mia giornata spesso è così: ore 7.30-13.00/13.15 a volte 13.30 supplenze ovunque, mangiando gli avanzi dei piatti dei bimbi perché come dicevo non ho diritto ai buoni pasto e spesso non ho tempo di fermarmi a mangiare perché devo correre in auto al mio nido, in cui inizio alle 13.45 fino alle 16, spesso 16.10. La settimana scorsa per diversi giorni non ho potuto lavorare al mattino perché all’agenzia interinale avevano la carta di identità scaduta e, finché non portavo la copia di quella valida, non potevano affidarmi nessun incarico. Quando sono stata a casa un mese per l’influenza e l’intervento non ho percepito nessuna malattia se non quella del contratto del Comune. Questa è la mia vita da lavoratrice precaria oggi. Ci sono anche tanti aspetti positivi, ma solo a livello di incontri e di conoscenze preziose in un carosello quotidiano di incarichi. Rimane però l’amarezza della fatica, dell’incertezza, dell’attesa perenne che migliori qualcosa. La legge Madia entrata in vigore il primo gennaio inviterebbe calorosamente le pubbliche amministrazioni a stabilizzare alcuni lavoratori in possesso di requisiti ben precisi, ma pare che il Comune non sia molto a favore. I sindacalisti lottano. Nel frattempo io aspetto, con il rischio grosso nei giorni tristi di scambiarmi per quello che (non) sono riuscita a costruire.

Buona festa del lavoro!

(al nido anche i dinosauri fanno merenda)

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