Le giornate fra le telefonate a Franco Arminio e il Nam-myoho-renge-kyo

Le cose belle di oggi:

ho telefonato a Franco Arminio, uno dei miei poeti del cuore, ci provavo da ieri, stamattina ci sono riuscita, sì perché lui in questo periodo surreale dalle 9 alle 11 risponde al suo cellulare e a me pare una cosa incredibile poter parlare con un poeta della mia disoccupazione, della morte, di come sarà dopo il covid19 e del fatto che spesso affidiamo al vento semi che poi germoglieranno altrove, lontano da noi. Ogni giorno cambio doccia schiuma, sto usando tutti quelli che mi hanno regalato a Natale, quello al tè verde è particolarmente buono. Spesso cambio la cover dell’iPhone, oggi ho messo quella con le violette essiccate. Ho cambiato la foto del matrimonio che è appesa sul muro del salotto, ora c’è quella in cui scendiamo dallo scalone del palazzo comunale e ridiamo ed è una pioggia di riso e petali. Ho meditato il mio solito mantra per due mālā, quindi per 360 volte e mentre meditavo mi ha chiamata la madre di Massi, ho pensato che non era un caso se chiamava proprio in quel momento, le ho risposto come che il mio Nam-myoho-renge-kyo stesse continuando, era convinta che suo figlio fosse in terapia intensiva perche non rispondeva al telefono da 5 minuti, l’ho rassicurata, le ho detto che stava semplicemente lavorando, mi ha risposto ma con tutto quello che sento in tv mi terrorizzo e io devi stare tranquilla Wilma, guarda Barnaby e la signora fletcher, che è meglio, mi ha fatto tenerezza e anche un po’ pena.

Vi lascio con una poesia di Franco Arminio, oggi è la giornata giusta 🤍

L’OROLOGIAIO VIRUS.

Mettiamola così:

è venuto per farci mettere le mani

dentro di noi, guarda nel fondo

la bambola di polvere con cui non hai mai parlato,

guarda il padre che hai usato come una lancia,

guarda il figlio, guarda la tua famiglia

assieme a te imbucata nell’universo.

No, non è un’occasione che ci renderà migliori,

è qui l’orologiaio virus per aggiustare

il modo di segnare il tempo, e tu città vuota

impara a sentirti vuota e tu che giravi sempre

ora stai fermo per tre mesi,

e tutti a fare i conti con l’angelo e col demone

che portiamo dentro, tutti ora in casa

diventiamo contadini chini a coltivare

le nostre terre, chiusi nell’avventura umana

senza i soliti intrattenimenti,

chiusi nella vita di sempre

che è sempre stare alla vigilia della morte.

E allora non conta molto quello che ti aspettavi

ieri, quello che ognuno si aspetta da sempre,

conta imparare, prendere appunti in questi giorni

direttamente dal proprio cuore, dalla propria testa,

l’unico notiziario da ascoltare attentamente

è il nostro corpo e in questo ascolto c’è salute,

c’è la barriera ai mali piccoli, gli unici

che conosciamo, il male più grande non lo vedrà

mai nessuno, mai a nessuno sarà possibile

vivere l’inferno in questa terra, sempre ci sarà

un luce e ora ce ne sono tante, ora

stiamo morendo e stiamo guarendo,

era chiaro anche prima, ma ora è proprio

lampante e non è questione mondiale,

non facciamo proclami grandi, è questione

di come starai nella tua pancia, nelle tue costole,

di come aprirai la bocca a un’altra bocca

di come saprai unire bellezza e pietà.

Da questi giorni improvvisamente misteriosi

non avremo altra, più luminosa eredità.

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