Tutti quelli che l’amore conduce

Da quando ho fatto l’orto e le giornate sono più lunghe e tiepide vivo in balcone, con i miei occhialoni da sole e un cappello di paglia, versione chic di quello sfilacciato che mio nonno usava ad andare in campagna e con questa luce a me pare tutto un miracolo. Quello che per tanti è limitazione pesante della libertà personale per me è capacità di profondità estrema, senza distrazioni, senza possibilità di fuga. In tempi normali sono sempre di corsa per forza di cose, lavoro, famiglia, incombenze varie, preoccupazioni più o meno gravi, ma anche tante belle occasioni a cui partecipare, persone da incontrare, mi stanco solo a ripensarci, ora invece devo stare qui e mi sono resa conto che voglio stare esattamente qui, nella casa che ho pensato e ripensato con tanta cura, dove tutto e tutti hanno il loro posto e questo posto è di tutti quelli che l’amore conduce, di persona o nel pensiero. E ora tutto scende molto più in profondità, con leggerezza e tempi nuovi.

Ieri mentre ero accovacciata nell’orto ho notato per la prima volta un uccellino che cinguettava fortissimo, bianco e nero, piccolino, affusolato, non era né un passero né una cincia, sono andata a cercare su internet perché non ho ancora un libro degli uccelli per riconoscerli, l’ho trovato, è un Contopus virens, una specie di passerotto che ha imparato a cinguettare fortissimo a causa dell’inquinamento acustico, alzano la voce i Contopus insomma, e ne hanno tutte le ragioni, dovremmo imparare a farlo anche noi e non solamente per delle sciocchezze.

Poi ho fatto yoga, sempre in balcone, con la luce che iniziava a volgere al tramonto, la Simo ci ha fatto fare la prima sequenza di chandra namaskar, la completeremo mercoledì con la luna piena e non vedo l’ora. Ho amato molto yoni mudra, il mudra della calma, della pace e della serenità, il mudra femminile per eccellenza. Da qualche giorno ho iniziato a ripensare a quel gesto costante che faceva mia madre, avvicinava pollice e indice e li tamburellava, li sfregava, li teneva a contatto per un po’ di tempo e spesso, certamente lei non lo sapeva ma era un mudra inconsapevole e io sono cresciuta in compagnia di questo gesto familiare e intimo che ho iniziato a fare senza accorgermene, onde sottili, sigilli di appartenenza e vicinanza, segni, piccole briciole che ti riconducono a casa se ti sei persa.

Le felicità vanno scelte, mai trascurate. Spingeranno, poi spunteranno. Francesca Pachetti

Yoni mudra

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