I nazifascismi dentro ciascuno di noi, la vita e la morte

Sottotitolo: leggerina oggi…

Ieri ho avuto una giornata talmente traboccante di bellezza che non riuscivo ad addormentarmi e mi capita spesso e ne sono davvero grata.

Quanti muri mi sono costruita attorno per tanti anni, ma il mondo là fuori è stupendo, è una possibilità di bellezza ogni giorno.

Dopo il lavoro sono corsa a teatro a vedere lo spettacolo Segnale d’allarme. La mia battaglia di Elio Germano e Omar Rashid e al termine dello spettacolo, che abbiamo visto con visore e cuffie perché è in realtà virtuale, c’e stato l’incontro con Germano e Rashid. Ci sono andata vergine, non avevo avuto il tempo infatti di leggere nemmeno la trama e credo che questo sia stato un valore aggiunto perché ho partecipato allo spettacolo senza condizionamenti, sono stata d’accordo con Germano che diceva che bisogna tornare alla meritocrazia, che non tutti possono sempre dire la loro su tutto, che le privatizzazioni sono sbagliate e bisognerebbe ritornare all’amore per il proprio lavoro, senza considerarlo soltanto un mezzo di sostentamento e nel frattempo io riflettevo sul referendum sul taglio dei parlamentari, guardavo gli altri spettatori con il mio visore, soffrivo a causa della mascherina e in certi momenti facevo anche fatica a respirare, Germano ad un certo punto ha iniziato a parlare con un tono di voce più squillante e assertivo, strano mi sono detta, perché parla così, e diceva che tantissime aziende italiane sono in mano ad arabi e ad ebrei, sentivo crescere un senso di disagio, quando ha urlato che bisogna vietare i matrimoni misti ho capito tutti i segnali di allarme precedenti e ho osservato col visore il pubblico, in tanti applaudivano, io ero sotto choc, avevo trovato condivisibili tantissimi spunti dati e mi rendevo conto solo in quel momento che è così che accade, che sembra tutto logico e giusto, ma bisogna sempre cercare l’umano. A quel punto lo spettacolo ormai era urlato, un carosello di stereotipi e luoghi comuni, slogan e idee trite e ritrite fino a quando sul palco sono saliti ragazzi e ragazze coi cappucci tirati su e il pugno alzato e la bandiera con la svastica e poi immagini dei campi di concentramento e io ho pianto, sì perché non me l’aspettavo proprio e ho pianto dentro al visore e pure fuori. Poi Germano ci ha spiegato che siamo abituati a pensare in termini assoluti di bene e di male e noi ovviamente siamo sempre dalla parte del bene e invece no, col suo spettacolo ha voluto guidarci nel fare i conti con i nazifascismi che tutti abbiamo dentro, anche se diciamo di no. Credo che abbia ragione e ragionare per estremi non aiuta. Lo spettacolo è stato tratto dal Mein Kampf, la mia battaglia appunto. Lui stava ancora parlando che io sono purtroppo {ma anche per fortuna} dovuta scappare al Filatoio, in questi giorni c’è il Festival della fiaba e io la conferenza di apertura sulla Grande Madre non potevo proprio perdermela e via anche lì di bellezza estrema, la relatrice Amanda Louise Michele Arruzza ci ha parlato tanto di come è inevitabile e sublime attraversare il buio, non averne paura, perché la vita è un ciclo continuo di vita, morte, trasformazione e la natura ce lo insegna e oggi più che mai dobbiamo imparare ad ascoltarla. E poi amici, Bendésa, vino, tarocchi, letture, riflessioni, intuizioni…

insomma, non riuscivo proprio a prendere sonno ieri sera.

“Segnale d’allarme. La mia battaglia”, la Randagia col visore e le cuffie.
Foto Ennesimo Film Festival

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