Dacci oggi il nostro big bang quotidiano

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Sono così stanca che mi pare di muovermi in una dimensione ovattata e con suoni lontani. Un po’ come sulla luna, o forse dentro ad un acquario. Ho giornate intensissime e interminabili in cui attraverso tutti gli stati della materia. Stato solido, molto solido, come quando mi pare di pesare 190 kg e invece ne peso solamente 50, ad esempio a yoga quando mi muovo con estrema leggerezza che mi pare di avere tronchi di albero secolare al posto delle gambe o in vari momenti della giornata, quando i pensieri pesanti diventano la mia cifra. Stato liquido, come quando mi sciolgo davanti alla dolcezza, ma anche dinanzi alla delusione e mi capitano spesso entrambe le cose scioglievoli. Stato gassoso, come quando rido, rido, rido, o bevo e la testa mi diventa leggera ed è bellissimo, o leggo un libro meraviglioso ed evaporo un po’, o quando una cosa si risolve inaspettatamente e mi convinco che la vita tutto sommato può essere come quell’insieme di goccioline fini fini che insieme compongono l’arcobaleno. Stato di plasma, che un po’ somiglia a quello gassoso, ma che in realtà si riferisce precisamente allo stato della terra subito dopo il big bang e io di big bang ne ho numerosi quasi quotidianamente, per cui quello di plasma è il mio stato favorito, quello che mi rappresenta di più. Perché la stabilità mi appartiene poco, che non significa che non sono affidabile… Semplicemente vivo tutto e il contrario di tutto spesso, sono una moltitudine di emozioni e idee e situazioni e relazioni tutte insieme e questo credo che sia il mio pregio, ma anche il mio difetto più grande. Raro trovare chi può comprendere. Nel frattempo ho ritoccato lo smalto sulle unghie dei piedi perché il tappetino di yoga ha colpito di nuovo. Anche il mio rigoglioso pomodoro in balcone è stato colpito, ma non spezzato, dal monsone quotidiano. Io stessa sono stata colpita dal dito medio di due distinti vecchi al volante: quello davanti a me che ha inchiodato per far passare un pedone e mi ha mostrato il dito medio perché credeva che gli avessi suonato il clacson, quando invece l’ha suonato vecchio2 che stava per entrarmi nella portiera quando ho inchiodato a mia volta e lui credeva di volare allegramente dentro alla rotonda, come una butterfly. Colpita anche dal fatto che è necessaria tanta, tantissima energia per proteggere ciò che abbiamo costruito con cura, amore e fatica dalla manacce sporche di chi non ha mai voluto imparare ad essere felice e vuole sporcare il bene altrui. Di chi non sa che si appartiene a chi di notte ci toglie il libro dalle mani addormentate, gli occhiali dal naso per appoggiarli sul comodino e spegne la luce prima di mettersi a letto accanto a te.

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