Agostino e l’arte del cuore

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In questi giorni di caldo pesante, di notizie brutte (Bologna e Foggia) e di immagini ancora più brutte e scioccanti mi rendo sempre più conto che siamo una cosa sola con le altre persone, nel bene e nel male. Che non c’è nulla che non ci riguardi e non è possibile stare solo nel nostro piccolo pezzetto di mondo sicuro e tranquillo. Abbiamo bisogno gli uni degli altri e la gioia è reale solo se è condivisa, anche se è piccola e bisogna cercarla a lungo. Io in questo periodo sono inquieta e piena di spine, ma conservo pur sempre boccioli nella mente e il cuore sempre con me e così riconosco in fretta il buono luminoso. Come quello di Agostino, che mi sono trovata accanto al tavolino del bar e non chiedeva nulla ma sorrideva soltanto e così l’ho sentito subito vicino anche al cuore, quello che è sempre con me. Aveva una borsa piena di cose ma non l’ha aperta, non ha insistito, non diceva nulla, sorrideva e basta. Gli ho dato qualche euro e lui mi ha detto grazie tantissime volte e lo diceva anche a Massi e a Ste e a me è venuto da dire “Grazie a te!” e lo pensavo sul serio, poi è entrato nel bar. Siamo entrati anche noi per pagare. Agostino, ma io non sapevo ancora che si chiamasse così, stava chiedendo una bottiglia di acqua, sempre col sorriso. Il barista deve aver pensato che non avesse soldi, così gli ha detto sbrigativo che gli poteva dare solo un bicchiere di acqua del rubinetto, lui ha continuato a sorridere e ha detto Va bene… La bottiglia di acqua gliel’ha offerta Massi e lui non smetteva più di dire grazie e io ero davvero illuminata da quel sorriso e da quella gratitudine, per così poco. Poco davvero. Dopo aver salutato Ste, abbiamo visto il sorriso che brillava sotto un albero, c’era un po’ di arietta e sorrideva ancora di più; ci ha chiamati e ci ha detto “Il mio nome è Agostino! Vengo dalla Nigeria e lavoro a chiamata, oggi nessuno mi ha chiamato e sono venuto a Fiorano perché 5-10 euro sono sempre meglio di nulla e io ho due figli, che però sono modenesi perché sono nati tutti e due al policlinico!”. Ci ha raccontato la sua storia senza chiedere nulla in cambio, ma il tesoro in quel momento era appunto dato dal fatto che ci stavamo raccontando e ci stavamo ascoltando, senza pregiudizi e barriere e abbiamo riso del fatto che ormai esistono anche i modenesi nigeriani, perché così è. Poi ci siamo abbracciati e ho detto ad Agostino buona giornata e siamo andati a fare una commissione. Mentre la facevo ho avuto tanta voglia di conoscere meglio quella storia e così sono tornata in piazza sperando che Agostino fosse ancora lì all’ombra e poterlo invitare a pranzo, ma non c’era più. Mi è dispiaciuto tantissimo!

Prendi il tuo cuore ferito e trasformalo in arte (pic by Gae)

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