Il pavone, l’odore di legna e il mio pino

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Quando sono nata i miei genitori avevano una piccola casa in montagna e nel giardino proprio davanti al portico in cui ho iniziato a muovere i primi passi hanno piantato un pino, perché piantare un albero quando nasce un bambino è una delle cose più belle che si possono fare, anche perché poi quel bambino può tornare a vedere il suo albero e pensare che mentre il mondo era stupendo ma anche mentre cascava tutto lui era lì e cresceva piano, senza avere mai paura.

Ogni tanto con Massi torno a vederlo. Oggi è stata una di quelle giornate. Abbiamo parcheggiato la macchina nel paese nuovo e siamo scesi dalla scalinata che facevo per mano a mia mamma quando andavamo dal macellaio e quel macellaio c’è ancora, come il mio pino. Giù dallo stradello che porta alla mia casa bambina c’era un pavone nascosto in un giardino abbandonato, la casa di Serafino e quel profumo di legna e foglie gialle e rosse che annusavo da piccola e che ho sempre continuato a sentire ogni volta che ce n’è stato bisogno, per calmare cuore e pensieri. E il mio pino è grandissimo, un po’ starnazzato perché anche di lui si sono occupati poco, se fosse stato potato di più e concimato sicuramente sarebbe ancora più possente, ma io lo amo anche così, randagio come me, solo che lui ha radici profonde mentre le mie radici sono soprattutto l’odore di legna e di foglie che mi dicono che io per di lì sono passata veramente ed ero anche felice.

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