Il piccolo niente e il brodo di cappone

Ieri mentre tornavo dal volontariato all’Avis mi sono fermata in macelleria e ho preso il cappone per fare il brodo, perché a Fiorano l’8settembre è festa grande, è la festa della Madonna del santuario e si mangiano i tortellini in brodo

e stasera ho freddo, quindi credo che con un po’ di quel brodo mi farò i quadrettini con la terdura e se ci fosse ancora la Nonnina andrei proprio da lei a mangiarli.

Ieri sera la Benny ad una festa di compleanno ha bevuto il suo primo spritz mentre io riflettevo sui mostri che mi si agitano dentro quando mi sento tradita o peggio ancora abbandonata, ormai ho imparato a disintegrarli all’istante e non mi fanno più paura, ma ogni tanto ci devo ripensare, giusto per complimentarmi con me stessa per dove sono arrivata, rispetto al misero punto di partenza.

Domattina vado in ufficio a sbrigare alcune pratiche per riprendere a lavorare martedì, finalmente, badge, iban, riapertura della mail, quest’anno lavorerò con colleghe che stimo molto e non mi sembra neppure un vero lavoro, ma tant’è.

Speriamo che non si interrompa di nuovo tutto con un altro lockdown, non posso fare a meno di temerlo, purtroppo, anche perché ho un contratto ancora più a termine del solito, pandemia docet, pensato appositamente per staccarlo in caso di necessità, diciamo così. Nelle ultime settimane sono entrata diverse volte a contatto con l’invidia, che per fortuna non mi suscita mostri come tradimenti e abbandoni, anche perché fino ad ora non l’ho mai sperimentata, visto che mi sono sempre ritenuta un piccolo niente, che poi l’accento non è tanto sulla me da invidiare, che boh…, quanto sulla profonda infelicità che chi invidia di solito non vuole ammettere.

Nei prossimi giorni uscirà su un settimanale femminile una mia intervista su come si sopravvive ad un lutto, ma anche a due o tre, mi è piaciuto farla e voglio bene a chi me l’ha fatta, conosciuta un po’ per caso è diventata amica per forza, perché è impossibile non diventarlo quando ci si trova su corde così simili.

Vado a mangiare i miei quadrettini in brodo, trascorrete una buona settimana, mi raccomando 🤍🤍🤍

Persone piante animali o cose…

Uuuhhh, addirittura, dopo il cane che avevi già tre gatti e non so dove li metti tutti, anche un ulivo! Casa tua deve essere grandissima!

Quando potremo realizzare il nostro sogno di avere una casa più grande e aprire anche il nostro b&b, lo sarà, grandissima, nel frattempo lo è lo stesso, perché lo spazio che c’è dipende tantissimo dallo spazio che sappiamo creare, fare agli altri, che siano persone, piante, animali o cose.

Il cuore non è grandissimo, ma può essere vasto come un intero paese, volendolo.

Uno dei mie angoli preferiti di casa, tenda gipsy, neon a cuore, sonaglio di bambù, chiamasogni ad uncinetto 🤍

Chiamiamola pure leggera follia…

Da ieri sono preda di un sottile senso di inquietudine, a tratti nervoso,

chiamiamola leggera follia, che è meglio.

Mi capita ogni anno a quest’ora, quando inizia il collettivo confronto delle precarie di nidi e materne di Modena e provincia, ti hanno chiamata? No! A me sì, mi hanno offerto bla bla bla, ma la pinca palla dov’è quest’anno? In quella graduatoria a che numero sono arrivati? Dovremo poi lavorare con la mascherina e ai bambini la febbre chi la prova, noi o la famiglia? e cose così, che si interromperanno finalmente soltanto quando arriveranno a me nella graduatoria a tempo indeterminato, e indeterminato l’ho scritto in grassetto perché mi piace dirlo forte, in cui sono. Probabilmente il prossimo anno, prima non credo. Nel frattempo accetterò la prima proposta che mi verrà fatta, le precarie spesso fanno così e ora mi sembra una cosa da farsi venire un bel nervoso, ma appena arriverà mi sembrerà tutto normale, come che sia sempre stato così. E riprenderò il solito tran tran, spero, quello che mi manca da febbraio.

Da febbraio!

Non sono mai stata così tanto tempo senza lavorare, benedetto coronavirus!

Oddio, non che sia stata con le mani in mano in questi mesi, ho rivoltato casa e l’ho cambiata in molti angoli, l’ho riempita di piantine, ho fatto corsi on line di ogni specie, ho rivoltato anche me come un calzino, mi sono guardata dentro, fuori e intorno, ho adottato un cagnolino speciale, sono diventata donatrice di sangue, ho letto decine di cose fra libri, riviste e articoli vari, ho scritto abbastanza, non molto come avrei voluto ma anche scrivere è un processo lento, complesso, che richiede tempo e pazienza, ho tenuto rapporti e amicizie con persone che non avrei creduto e ho un po’ perso per strada invece altri che credevo sarebbero sempre rimasti, ho piantato un orto e visto fiorire rose e peonie e ortensie giorno per giorno, ho pianto e ho riso, ho passato un concorso senza mai dirmi nel frattempo che sarebbe andato male, mi ripetevo solo che stavo facendo del mio meglio e che andava benissimo così, ho approfondito il cinema di Fellini e lo sono persino andata a trovare al cimitero di Rimini, mi sono chiesta decine di volte se sono al posto giusto e mi sono sempre risposta che sì, lo sono…

Sono arrivate le cartoline che avevo spedito dal Lago di Garda, mi hanno detto tutti che riceverla è stato un bel tuffo nel tempo passato, che è stato bellissimo trovarla nella cassetta della posta, che grazie grazie grazie, mi ha fatto molto piacere aver procurato tanta gioia con un così piccolo gesto,

le cose che sembrano più piccole in realtà spesso sono molto grandi.

Ieri ho completato e ordinato il mio primo fotoalbum, sempre col desiderio di non lasciare ricordi ed esperienze solo online .

Pasqualino si è messo a rifare la pipì in casa e devo telefonare al veterinario.

Stasera viene a cena per la prima volta una amica cara cara, il lockdown ci ha unite molto, ho pensato ad un menu vegano, vi saprò dire.

🤍🤍🤍

foto dal web

Un tempo ero croce, ora sono pianeta

Questa è un’estate molto dolce,

lenta e sostenibile, per me prima di tutto,

dopo tante estati, e non solo, insostenibili, in cui nulla andava come volevo, che poi chissà se sapevo davvero cosa volevo, mah.

Spesso capita di lamentarsi perché è più facile che impegnarsi anche solo per comprendere di che cosa abbiamo bisogno e di che cosa non abbiamo bisogno.

Ieri sera davanti ad un bel calice di ribolla dicevo alla mia amica Eli che pochissime cose mi hanno insegnato tanto come il lock down appena trascorso e la serenità che riesco a conservare oggi a febbraio era utopia. Sì perché quando sei costretta a fermarti, quasi inevitabilmente fai i conti con te stessa e quando non hai la possibilità di fare altro, quell’altro che spesso a torto ti determina, l’ho già scritto, quel fare senza fermarti mai e tu diventi ciò che fai, allora puoi decidere di riempire le molte ore della giornata di ciò che ami e ti fa stare bene e scopri un mondo quasi sconosciuto dentro, un mondo a cui ora non rinunceresti mai.

Durante i mesi di quarantena ho buttato giù tanti muri che credevo mi proteggessero e invece mi limitavano e basta,

ho scoperto il valore inestimabile del dono, del fare senza aspettarsi nulla in cambio,

dell’esserci e basta e del coltivare amicizia ovunque, ben oltre le purtroppo comuni dinamiche del mi servi ed eccomi qui.

È un’estate piena di lucine e calici, colori e risate, libri e panini alla mortadella, sabbia e ghiaia, assioli e rondinelle, tende di cotone che svolazzano e rose che continuano a sbocciare, stelle e lune, menta e basilico, smalti rosa e rossi, progetti e fiducia.

Possiamo essere stelle/ anche una notte soltanto – un tempo ero croce, / ora sono pianeta – e credo / che quando la vita si ferma / poi, ricomincia. Stefano Serri in Cerco casa.

Da Ferragosto a Natale…

La grigliata di ferragosto a Fanano ormai è una bellissima tradizione per noi, prossimo passo autunno e poco dopo Natale, chi mi conosce bene sa che io funziono così, sono una donna molto semplice: prima c’è il mio compleanno, poi ferragosto ed è subito Natale.

Col passare degli anni ci siamo costruiti una famiglia allargata meravigliosa, un po’ perché io non ce l’ho più, un po’ perché Massi ce l’avrebbe ma è come non averla e quando ci penso fa male. La nostra però fa molto bene, è costruita con tanti mattoni di pazienza e anche con una giusta dose di follia, dove le persone normali temono di essere invadenti e inopportune noi invece ci lanciamo ed è tutto un come stai? a Natale sei da sol*? casa nostra è anche casa tua e giù di compro questo perché piace a Stefano e Gabri, oddio, quando ha detto la Patty che deve fare la visita? ma suor Serena fa l’anniversario della professione! l’Allina ha detto che avrebbe avuto una settimana pesa al lavoro devo sentirla, di chi è l’onomastico oggi? Simo starà meglio? la Dani è preoccupata per suo papà, le mando una foto di Pasqualino che così sorride, scriviamo al canile per dire che Pasqui sta bene e li pensa e continuamente cose così e ovviamente la premura vale anche per le amiche della Benny, che rientrano a pieno titolo nella famiglia.

Oggi siamo stati a trovare Pipi, è il primo anniversario della sua morte, lui è scappato con un cinghiale probabilmente ma la sua stella c’è ancora, nascosta in mezzo ai rami dell’albero sotto cui l’avevamo seppellito,

quando muori o diventi una stella o un buco nero, non ci sono altre alternative.

Pasqualino si è scatenato in corse e capriole, Pipi gli avrebbe voluto molto bene.

Domani è l’ultimo giorno di vacanza e io ne sono felice,

portiamo con noi un ulivo dal lago di Garda, una tenda leggera e gipsy da Bellaria, delle candele al profumo di mare, mirtilli e lamponi da Fanano per le prossime torte, pelle abbronzata e culo più rotondo, nuovi amici e tanta energia per ripartire.

Autunno arriva presto, che ho voglia di mettere le scarpe chiuse.

Pantone di fine estate

Sentirsi nuov*

Mi sto disintossicando dal caldo, dalla fatica del concorso, da alcune medicine che posso anche non prendere più, dal vino no, quello no, un calice o due al giorno al massimo, mica avrete capito male, dal cemento e dal traffico, dalle lamentele, dalle idee sempre le solite, quelle che pensi quando è troppo faticoso crescere.

Fa molto bene venire dove nessuno ti conosce perché ti senti nuova anche tu.

Pasqualino continua a commuovere a destra e a manca, sono diventata ufficialmente una donatrice di sangue, Massi sta un pochino meglio nonostante la ripresa di malattia, Benny sta per partire per Napoli, i gatti sono a casa con Ste, la luna che ho tatuato sulla nuca l’altro giorno è già guarita, la cena del parchetto è stata bellissima,

passate delle splendide vacanze anche voi, anche se siete a casa, perché ci si può sentire nuove e rigenerate ovunque.

Il mio primo romanzo

Lo scorso anno al corso di scrittura autobiografica che ho fatto con la Ross alcune amiche mi dissero che il primo romanzo l’avevo già scritto,

con i miei tatuaggi, su di me

e questa idea mi era piaciuta davvero molto, credo che sia assolutamente così.

Qualche settimana fa quando è stato indetto il famoso concorso {vedi post precedenti} ho promesso che se lo avessi superato avrei fatto un altro tattoo e così è stato, uno spicchio di luna che è anche un po’ un’iniziale, un inizio nuovo. La luna è una delle mie migliori amiche, da sempre.

Mentre la Chiara finiva di tatuarmi pensavo alla mia storia tattoo, una randagia con la testa fra le stelle e in mano fiori di loto e papaveri, un gatto nero come famiglio, il cuore sempre bene in vista e tanta luce, l’imperativo sii felice, che sa andarsene ma anche ritornare come una rondine, che conosce la croce, segno di dolore ma anche e sempre di risurrezione, leggera come una farfalla color ocra e azzurro, simbolo di chi mi ha lasciata ma torna spesso a trovarmi. Il mio mondo, la me bella.

Anche voi avete una storia sulla pelle?

foto e tatoo di Chiara, di Only For Friends Tattoo & Body Piercing

Je m’en fous

Quando avevo sempre l’ansia ma non lo sapevo perché credevo che fosse la vita ad essere così, avevo un po’ paura di tutto, tipo le partenze, il fare le valigie, lo sbagliare strada, i giorni nuvolosi al mare, il dormire da sola, le persone che disturbavano le mie fragilità, il tempo che scorreva veloce, gli abbandoni, il non avere le giornate piene di cose da fare, i messaggi che non arrivavano, le persone che non tornavano…

Ora sono in spiaggia col vento e tanti nuvoloni, devo ancora fare le valigie e pulire la casa di Bellaria, caricare tutto sulla mia minuscola macchina e prendere l’autostrada, da sola. Stanotte eravamo solo io e Pasqualino che correva per la casa cercando il resto della famiglia, mi sono addormentata dopo 5 minuti che ho appoggiato la testa sul cuscino, alle 3 mi sono svegliata e mi sembrava di aver sentito qualcuno che provava ad aprire la porta, ho preso Pasqualino a letto con me e mi sono riaddormentata fino alle 8 di stamattina.

Che bellissima scoperta l’essere come sono, così, libera e orgogliosa, tutto può accadere, ma poi passa. Tutto.

Ph. Simo

Buon compleanno papà

Quante me sono passate da questo vialetto,

il vialetto di mio padre.

Il vialetto su cui Benny ha imparato a camminare e su cui si è sbucciata per la prima volta un ginocchio, quello che percorrevamo per andare al mare che mio papà era ancora vivo e poi non c’era più. Sempre lo stesso, ma io sempre diversa. E c’è stata la me che fissava il pino marittimo e lo sapeva a memoria, la me che non avrebbe voluto andare al mare ma ci andava, altrimenti che cosa avrebbe detto la gente, però il bagno no, troppo fredda l’acqua, troppa gente attorno, il sole troppo caldo, una di queste volte svengo, non è possibile continuare a venire in questo posto, sempre lo stesso, pieno di gente maleducata e con la padrona di casa invadente, la me sovraeccitata e la me depressa, la me che non ha mai notato i gabbiani che ridono fino a quando ha capito che probabilmente papà è diventato uno di loro, le persone strabuzzano gli occhi quando lo dico ma cosa ci devo fare, sono quasi certa che sia andata esattamente così, la me che aveva bisogno di tutto e poi di niente, perché alla fine ha tutto ciò di cui ha bisogno e anche di più, la me che si sentiva brutta e poi bella e poi ancora brutta fino a quando non ha più avuto bisogno di sentirsi in alcun modo ma solo di essere se stessa e basta e allora è anche bella, senza se e senza ma.

Adoro la mattina presto quando porto a spasso Pasqualino e c’è solo la solita coppia che fa colazione al bar accanto a noi e dice che tenerezza! ma non ha mai chiesto niente, le pagine del giornale consumate dal sole e bagnate sulla sdraio, il profumo di salsedine e la ghiaia del parco di Villa Panzini, il color giallo senape delle bandiere delle borgate dei pescatori, le vongole, Benny e Giulia che lavano i piatti dopo pranzo, il vialetto di mio padre con quella luce che trovo solo lì, la visionarietà dei Romagnoli che un po’ è anche la mia, la gratitudine per il sole e per quel blu, quello, sì, avete capito.

Oggi mio papà avrebbe compiuto 74 anni.

Un gabbiano ride. È lui, ne sono certa. Buon compleanno papà!

Riviera sburouna

Estate in riviera è profumo di citronella, bomboloni e fritto misto, Cristina D’Avena che canta fino a tardi nella giostrina in fondo alla via, vestiti di cotone che svolazzano dalla bancarella sulla riva, Pasqualino che ha paura delle decine di persone che si riversano nei vialetti la sera e si rifugia da Vasini quello del garage, ha più di 90 anni e sta seduto lì quasi tutto il giorno, Pasqui gli corre vicino, lui lo guarda ma non dice nulla, Pasqui lo guarda e sta finché gli pare, poi viene via ed è più tranquillo. Estate in riviera è il vestito nuovo scollato color rosso mattone e i gabbiani che ridono, il vitellone di una certa età che ti dice oh, finalmente sei un po’ ingrassata, guarda qui che bella che sei! Sei l’unica donna con cui ci si può complimentare per qualche chilo in più! e poi anche il frigo pieno di cocomera e lasagne e il trapuntino leggero sul lettone e il vino bianco sburoun nel frigo per il bicchiere della sera.

Come ti amo, Riviera mia!

Cuore batticuore, diario di un concorso

Allora, ieri è andata all’incirca così: mi sono svegliata alle 6 e ho scritto alla Vivi, che era la prima in assoluto a fare l’orale e il pomeriggio prima io e lei avevamo ripassato un sacco di cose via vocali wathsapp e ci eravamo anche dette che eravamo assolutamente terrorizzate, ma anche che sarebbe andata bene dai e ancora oddio che paura, poi lei è entrata e io ero sotto al piumino con Pasqualino e mi sono detta non mi alzo, sto qui sotto tutto il giorno e Gae scendi da quel letto suonata, che Pasqualino non è per nulla contento se non vai a dare l’esame, insomma, deliri così, nè più nè meno.

E poi sono iniziati ad arrivare una marea di messaggi di persone che pregavano per me, mi mandavano vibrazioni positive, facevano incantesimi nel bosco ed è stato tutto un coraggio!, vedrai che andrà benissimo, sarai perfetta, in bocca al lupo evviva il lupo, li ho letti tutti tutti, ma non ho risposto fino a sera per scaramanzia. Ho fatto colazione alle 10.30, aspirato le nuvole di peli che quotidianamente si formano in casa, fatto meditazione fra rivoli di palo santo e scelto uno dei miei vestiti preferiti, poco mascara, capelli legati e cazzo, la marca da bollo da mettere sui documenti della laurea! Pasqualino andiamo in tabaccheria! ma lui era in modalità ciuco sardo pesante, in mezzo alla strada con voce tonante Pasqualino, guarda che oggi di pazienza non ne ho neppure un grammo, vieni! ma niente, l’ho trascinato imprecando, un signore mi ha vista, che due maroni penso e avevo ragione, signoraaa, che cos’ha il suo cane? Sente il caldo? e io No, ha una grave malattia trasmissibile anche all’uomo, è scappato. Presa la marca da bollo e tornati a casa dovevo mangiare qualcosa, altrimenti sarei svenuta sotto al sole, ma non avevo per niente fame, tre morsi alla piadina al prosciutto, un occhio all’orologio e basta, parto, si sa mai che sbaglio strada o c’è un incidente, o una calamità naturale, vado là con calma, ho guidato piano con la radio a buco e pensando che forse dovevo portarmi Pasqui, ma no dai fa lo stesso. Arrivo alla scuola degli orali, tanta luce, ho fatto qualche foto alla Ghirlandina lontana e ad alcune poesie appese dai bimbi, cerco a usta la sala dell’orale, la trovo, davanti poltrone comodissime, sprofondo su una, dentro una ragazza che parlava, la commissione che faceva domande, ho iniziato a guardare fuori, avevo un batticuore impressionante, ancora più forte di quando ho saputo di aver superato lo scritto, è uscita la ragazza prima di me, il batticuore aumenta in modo spropositato, mi alzo e svengo, vedrai, ho pensato e invece no, la coordinatrice mi chiama, entro, passa tutto il batticuore, saluto una per una le persone della commissione, firmo, pesco l’ultima busta in fondo e leggo la domanda fra me e me dimenticandomi di sedermi, loro immobili con la mascherina, io anche, la domanda mi era molto familiare, un caso identico mi è capitato proprio quest’anno, mi siedo, leggo a voce alta la domanda rispettando pause e virgole, la appoggio sul tavolino, la accarezzo e via, inizio a parlare, l’ho fatto ininterrottamente per 25 minuti, dopo un po’ sono intervenute le esaminatrici ma come scambio di idee non come correzione, insomma pareva un collettivo vero e le mie parole preferite erano rispetto, attenzione, esempio, condivisione. Annuivano, sorridevano da dietro la mascherina, se non hai nulla da aggiungere per noi è sufficiente, oddio, ora non mi viene ma se ci penso bene posso parlare anche fino a domattina e la presidente ridendo no guarda, siamo a postissimo così.

Tornata a casa con il pomeriggio davanti sono andata a lavare la macchina perché i sedili erano ormai foderati dai peli di Pasqualino. Ah, sono anche andata a farmi le unghie, che domani parto per il mare. Finalmente.

Il batticuore sono riuscita a fotografarlo?

Ammessa

Ieri ho saputo che ho passato lo scritto del concorso di cui vi parlavo, giovedì avrò l’orale, quando la mia amica Lucy mi ha detto Cri sei passata! e io non sapevo neppure che fossero uscite le ammissioni all’orale mi sono emozionata moltissimo, mi batteva forte il cuore e mi girava la testa, ma l’emozione più grande è stata quando Benny mi ha detto che brava la mia mamma, ecco, lì è stato come quando hai la certezza che tutto ciò che ci riguarda ed è per noi prima o poi arriva, a volte serve tanta pazienza e anche tanto coraggio ma ci raggiunge. Altrimenti non è per noi. E ho ripensato ai tanti concorsi andati male, alla frustrazione, alla fatica nel vedere un futuro prima di arrivare a capire che in realtà è solo l’oggi che conta, alla necessità di arrivare davvero a me stessa senza bisogno di farmi definire da un ruolo lavorativo, dall’essere la moglie o la mamma di,

essere me stessa e basta

ed esserne orgogliosa.

Ieri era anche il quattordicesimo anniversario della morte di mio padre.

Continua a leggere “Ammessa”

Sei roccia, onda e corteccia, sei una coccinella e l’odore di un giardino…

Non so più neppure che giorno è.

Mi sento sfinita ma felice, sono crollata sul divano dopo la trasmissione Io e te in cui c’è stato un servizio su Pasqualino e mi sono svegliata da poco, martedì il concorso è andato……. non dico nulla per scaramanzia ma avevo studiato tanto e per la prima volta in un concorso mi sono sentita competente e il permettermi di essere me stessa senza parlarmi sempre nei soliti modi, non ce la farai mai, tanto è inutile, le cose non possono cambiare mi ha fatto molto bene.

Al parchetto tutto bene, sì. Grazie.

“Il carbonio che è in te potrebbe essere esistito in qualsiasi altra creatura o disastro naturale. Prima di sceglierti come casa, quel particolare atomo che si trova sul tuo sopracciglio sinistro potrebbe essere stato un ciottolo sul letto di un fiume. Sei roccia, onda e corteccia degli alberi, sei una coccinella e l’odore di un giardino dopo che ha piovuto” Ella Frances Franklin Sanders

Dissertazioni sulla cura, post molto personale, attenzione

Ieri per motivi vari riflettevo su una delle mie caratteristiche più evidenti da tempo immemore, la capacità di prendermi cura che mi porta inevitabilmente a mettermi a disposizione, a chiedermi che cosa posso fare per l’altr*, chiunque ess* sia, conosciut* una vita fa o la settimana scorsa. Come posso migliorarti la vita, aiutarti ad essere di più te stess*? mi chiedo almeno una volta al giorno e a volte nemmeno me lo chiedo, faccio e basta.

Per certi versi trovo che sia un tratto patologico, diciamocelo, che ha a che fare con le proprie fragilità e col bisogno di essere accettati,

già, le nostre fragilità,

di solito chi sa prendersi cura degli altri conosce la fatica del proprio divenire e anche che la vita nasce con noi ma poi va continuamente alimentata e protetta ed è proprio la fragilità che rende indispensabile la cura di sé.

La cura è arte del vivere, proprio e altrui. Da lei dipende la possibilità che la vita sia conservata, riparata e fatta fiorire, anche quelle vite a cui nessuno bada, le vite randagie che apparentemente contano meno e sapete che da una ricerca fatta non molti anni fa negli Stati Uniti i lavori di cura sono in gran parte esercitati da attori sociali quasi invisibili, le donne, a lungo svalutate e tenute spesso gratuitamente a prendersi cura degli altri perché la cura ancora viene vista come una attività naturale delle donne, per la loro natura oblativa e incline al sacrificio? Onestamente non so se siamo fuori da questa visione, anzi lo so: NO. Chi si occupa dei lavori di cura (tat*, insegnanti, infermier*, badanti, operatori sociosanitari sanitari) sta ai posti più bassi nella scala retributiva e a livello di riconoscimento sociale, anche se durante l’emergenza covid infermieri e oss venivano considerati eroi, poi però il tempo passa e le cose si dimenticano e le lotte si abbandonano, soprattutto se non sono le nostre, soprattutto se riguardano le donne.

La teoria biologistica, ossia sei donna sei nata per dare la vita e prenderti cura di essa, è ancora parecchio in voga, checchè se ne dica e durante il covid ne abbiamo avuto l’ennesima prova, nella testa di tant* le donne devono stare a casa e basta, con buona pace delle femministe che sono sempre più antipatiche a molt*.

La cura invece è intergenere, riguarda cioè gli uomini e le donne allo stesso modo, non è vero che le donne ci nascono e gli uomini no.

Certo le donne hanno più dimestichezza con le proprie fragilità, temono molto meno la tenerezza ed è vero che hanno più collegamenti fra gli emisferi cerebrali, tuttavia io ho molta fiducia nell’uomo, nonostante tutto, negli uomini che non devono chiedere mai e non ammettono che c’è sempre una donna che si prende cura di loro.

Randagi

E-state

Finalmente è estate anche per me!

Quest’anno credevo ormai che non sarebbe arrivata, dentro di me intendo.

E invece stasera mentre tornavo da yoga al tramonto coi finestrini completamente giù e i Roxette a buco ho sentito che è arrivata, finalmente. Lo sto scrivendo dopo la doccia con i capelli bagnati e profumati di menta e rosmarino, ad un certo punto decido che non mi devo più preoccupare della cervicale e allora welcome summer!

Domani sarà una giornata intensa, inizio una cosa bella e intanto continuo a studiare per il concorso, mi sento piena di energia, devono essere le fiale di ginseng che mi ha dato la mia dott.

E-state, senza paura, qui e ora, con quello che c’è (cit. Ga).

Cena in vigna

Sentirsi come margherite gialle

Con sto caldo la mia pressione massima è 60, la dottoressa mi ha regalato delle fiale di ginseng, arrivo a sera con un male alla testa che pare che si rompa, avevo perso i miei quaderni per l’ennesimo concorso a fine luglio, li ho cercati tutto ieri pomeriggio ma nulla e stamattina l’insight, erano nel baule della mia macchina da luglio 2019, ossia dall’ultimo concorso che ho fatto, ormai mi conosco, certe cose ho bisogno di tenerle abbastanza lontane da me, finché posso. Ieri sono andata al nido a raccogliere le mie cose e a salutare le mie colleghe, è bello sentire forte il bene che mi vogliono, ne abbiamo condivise tante e al nido mi sento come a casa. Ho preparato il mazzetto con le erbe e i fiori dell’acqua di San Giovanni, serve a tenere lontano gli influssi maligni, è un periodo impegnativo per me ma sto bene, mi sento come le mie margherite gialle 💛

Ciò che è esposto alla luce diventa luce.

Maneggiare con cura

Oggi il mio esercizio di scrittura ha preteso un ragionamento sulla fragilità, figurati, è come invitare un’oca a bere, ho scritto così tanto che è arrivata l’ora di pranzo e non me ne sono neppure accorta.

Qualche settimana fa avevo ordinato sul sito di Zara home un vaso bellissimo, verde a pois e righe bianche, sapete che non posso vivere senza fiori, bè è arrivato rotto, ho chiamato subito il call center, mi ha risposto un ragazzo gentile dalla Spagna, che voglia di spiaggia mi ha fatto venire, gli ho raccontato tutto, mi ha risposto di buttare via il vaso rotto e anche di stare molto attenta a non ferirmi nello smaltimento, ho apprezzato che l’abbia detto, poteva non farlo, mi ha assicurato che nel giro di pochi giorni sarebbe arrivato quello nuovo. Prima di mettere giù mi ha chiesto se sulla scatola del vaso rotto c’era l’adesivo fragile, ho controllato, non c’era. Qualche giorno dopo è arrivato il vaso nuovo, perfettamente imballato in triplo strato di carta kraft e sul pacco un grosso adesivo che diceva FRAGILE, stavolta il vaso era intatto, quello vecchio però non l’ho ancora buttato, non riesco a separarmi dalle cose a pezzi.

Pensavo che bisognerebbe trattare tutto come che sia fragile anche se non c’è l’adesivo, io ci provo ogni volta a trattare pacchi, persone, cani, fiori, bambini, poesie, sorrisi, semafori, parole, cibi, messaggi con molta gentilezza, mi prendo il tempo necessario per farlo perché è giusto così, non mi importa se la fragilità è evidente oppure no, in un mondo gentile vivono meglio tutti, i fragili e i forti. Non dovrebbe esserci bisogno di adesivi nel mio mondo ideale.

Le randagie certe cose le sanno molto bene.

Stasera quando uscirò con Pasqualino raccoglierò le erbe per la notte di San Giovanni e anche dei fiori di campo da mettere nel mio vaso verde a pois e righe bianche.

Le giornate scorrono velocemente fra mille cose, da domani inizierò a preparare l’ennesimo concorso per un posto al ribasso, lo faccio perché mi sento più tranquilla così ma ho la certezza che stia per arrivare qualcosa d’altro, qualcosa di giusto per me, ora.

Leggo molto, scrivo moltissimo, curo i miei fiori e i miei animali, alla sera vado a letto distrutta e mi addormento subito, quasi più in fretta di Pasqualino e sono soddisfatta di essere una randagia fragile che ama tantissimo le storie e le parole.

Da maneggiare con cura però. Come ciascuno di noi.

Un incrocio fra un breton, un volpino e un unicorno

Ora che Pasqualino è con noi da due settimane domani e lo conosco meglio posso raccontarvi qualcosa di lui, a modo mio ovviamente.

Pasqui deve essere un incrocio fra un breton, un volpino e un unicorno, è bianco a macchie beige blonde, ha le lentiggini sul muso e i frisee nelle orecchie . Il suo pelo profuma di lavanda e camomilla e i polpastrelli delle zampe di pop corn. Ama molto il ragù e andare in ascensore perché le scale le sa fare solo all’insù e dopo tre scalini è già stanco. Quando fa la pipì non sa alzare la zampa ma lo vorrebbe tanto e al parchetto si posiziona al centro del vialetto come un jumbo sulla pista di decollo e corre fortissimo senza imbalzarsi, per questo il vicino del civico 11 dice che secondo lui sta guarendo e che camminava male solo perché era chiuso nel box del canile.

Il Comune di Fiorano ha arbitrariamente deciso che Pasqualino è nato il primo febbraio 2019 e per quel giorno è stata dichiarata la terza festa del patrono, dopo san Giovanni Battista e la Madonna del Castello.

C’è sempre bisogno di guardare il mondo con occhi di randagio per essere felici come un Pasqui.

Vite sostenibili e gratitudine

Da qualche anno ho iniziato a collezionare oggetti particolari e che mi emozionano, ad esempio ogni estate riempio un barattolo di quelli da marmellata di ricordi, in quello del 2019 ci sono pezzetti di legno, semi, sassi, conchiglie, foglie, santini, tappi di bottiglia, petali, gherigli, un ciuffo di peli bianchi e arancioni di Pipi, un bigliettino lavato con i jeans, 10.000 lire del borsellino di mio nonno, una spilla rosa con baci e cuori, una posidonia raccolta in spiaggia durante la settimana di scrittura in Toscana, un pezzo di corteccia, un bastoncino a T.

Durante il lock down invece ho collezionato i tappi di sughero delle bottiglie che abbiamo bevuto, 13 per la precisione. Il mio preferito ovviamente è il lambrusco.

Colleziono per poter continuare a viaggiare e durante la sessantena ho fatto tantissima strada, pur rimanendo ferma.

Ho imboccato una strada fatta di quanto sono speciali le cose piccole, i pensieri per gli altri, gli atti di gentilezza, l’amore per la natura che abbiamo attorno, vicina e lontana, di cura per se stessi e per chi amiamo, ma anche per il mondo là fuori, basta poco, donare il sangue e adottare un cane dal canile per esempio, una strada che ti permetta di avere sempre ben presente quali sono le cose preziose nella vita e una vita sostenibile e davvero a misura di essere vivente gentile e rispettoso è quanto mai indispensabile ormai, il covid-19 ce l’ha spiegato bene.

Pasqualino sta bene. Su consiglio della mia amica Silvia gli ho preso un collare che rilascia sostanze naturali rilassanti, soprattutto per quando rimane in casa da solo. Mentre gli tagliavo il pezzo di collare che non serve non stava fermo e ho tagliato anche un ciuffo di frisee delle orecchie, poi ho messo su il ragù e sono andata a buttare la differenziata. Al mio ritorno credevo di trovarlo dritto davanti alla porta e invece no, probabilmente non si è nemmeno accorto che ero uscita, non so se è stato per merito del collare o del profumino del ragu…

Continuo a provare un profondo senso di gratitudine…

Slap, voce del verbo slappare

Pasqualino è il cane della pioggia e del look down, dello slap slap e del guarda che il tuo cane non sta mica bene, è piccolo ma grandissimo e mi sta insegnando che si può sempre trovare un punto di incontro anche quando credevi proprio che non ci fosse, con persone che non avresti mai detto e il mondo è molto più semplice così e alla fine si risolve sempre tutto con una pisciatina e una leccata in piena faccia. Pasqualino sta imparando a correre e a non cadere dai marciapiedi, sta trovando nuovi equilibri e Piero e l’Antonia, i vicini, ogni volta che lo vedono gli dicono diooooo, come sei migliorato Pasqualino! e poi con me o Massi vedrai che guarirà, gli guariranno le zampe, non vi dovete preoccupare, se penso a quando è arrivato, guardalo adesso! C’e sempre necessità di equilibri nuovi e di stare attenti a non cadere giù da qualunque cosa e anche di incoraggiamenti, molti, perché così è più facile.

Durante il look down ho pensato tanto al mondo che vorrei e a quello che si è bruscamente interrotto. L’accoglienza di Pasqualino, così come di tanti altri cani che erano nei canili, è sintomo di un mondo migliore dove il rispetto delle fragilità, una pisciatina e uno slap fanno miracoli. Basta poco.