Anno bisesto…

A quest’ora del primo giorno dell’anno ho già, in ordine sparso, guardato due episodi di Barnaby, avviato una discussione sui diritti delle donne nella Chiesa sulla pagina facebook di Famiglia Cristiana scatenando un vespaio patriarcale, preso della maiala su twitter dal sessuofobo di turno, dormito fino alle 10 e alzata dal letto con Massi alle 13, continuato a scrivere uno dei miei racconti, letto poesie di Ana Martins Marques parlato con i gatti dell’anno che è iniziato, mangiato pasta in bianco e ora ho voglia di pizza, organizzato il week end in montagna, fatto gli auguri allo zio preferito a Marsiglia

ed è solo l’inizio!

Happy new year! ⭐️⭐️⭐️

Il vaso della gratitudine

Qualche giorno fa su facebook vi avevo proposto un gioco, molto serio però, il gioco del vaso della gratitudine.

Per che cosa siamo grat* a noi stess* e a questo 2019 che ci sta lasciando? Che cosa mettiamo simbolicamente dentro al nostro vaso della gratitudine?

Solo bellezza, nessuna lamentela. Uno dei miei propositi per il 2020 è appunto quello di lasciare da parte la bruttezza, la brutalità e già in questi giorni sto scegliendo di non scrivere di odio, politica, sciagure perché se coltiviamo il bene poi lui cresce con noi e se lo facciamo in tantissimi ci sarà tanto tanto bene.

Nel mio vaso della gratitudine appoggio delicatamente

il 26 maggio, il giorno di tulle

lo zio Ermanno che è venuto apposta per me da Marsiglia

la mia bambina

l’ultimo respiro di Pipi

Massi che impara a suonare la chitarra

l’ “io ci sarò sempre” della Ross

il mio essere randagia

la telefonata degli Zietti la vigilia di Natale

la mia Amica di sempre

la scrittura

la rinascita dei miei genitori

il vino con le Amiche

l’arrivo della Pepi

la bellezza della mia Modena

lo spalancare le finestre ogni mattina per far entrare l’aria pulita

la Pimpinella che ho visto sul Cimone, così mi chiamava mia mamma

i capelli corti

il vialetto del mare in inverno

la stima di alcune persone nei miei confronti

le montagne russe che ho nel cuore

l’avere sempre cura di tutto e di tutti

l’amore per ciò che ero e che sono.

Teniamo il vaso della gratitudine in bella vista, mi raccomando e ogni tanto accarezziamolo e ammiriamolo, ci può solo fare bene.

[{ il mio best nine, nell’ordine: la mia famiglia, yoga, Massimo, la Pepi, la mia storia, Randagia, io e Rossana Campo, il giorno di tulle, Pipi }] ♥️

Buon compleanno mamma

Oggi avresti compiuto 71 anni e invece non ci sei più da quasi 19.

Una vita per me, che quando sei morta mi sono sentita tradita e abbandonata perché non ti amavi più da così tanto tempo che era come che non avessi fatto abbastanza per non morire.

Io non ti ho mai conosciuta luminosa e felice come eri in questa foto, mamma. Stamattina mi sono svegliata alle 4 perché Tino voleva giocare e il primo pensiero che ho avuto è che se tu fossi rimasta ti avrei aiutato io a curare la tua depressione, a sfanculare chi ti faceva del male e non sapevi proteggerti (ci ho poi pensato io a farlo anche per te, dopo qualche anno che te ne sei andata…), 20 anni fa non sapevo perché eri sempre triste e spesso davi la colpa anche a me, ma ora sì, la depressione la conosco molto bene ormai e forse avrei saputo aiutarti. Forse.

In questi ultimi mesi ho scritto tanto di te e l’ho fatto con molta rabbia, come era giusto che fosse, ma ora la rabbia è svanita, mi rimane solo il desiderio di conoscerti al di là dei ricordi brutti e dell’abbandono.

Nel vaso delle cose di cui sono grata a me e al 2019 che sta finendo metterò anche la bellissima abitudine che mi hai dato di spalancare le finestre ogni mattina per far entrare l’aria pulita e io continuo a farlo, ormai ha imparato anche Massi e anche se piove, se c’è nebbia, se c’è neve noi le finestre le spalanchiamo sempre. Ricordo quando ero malata e tu mi facevi dormire nel lettone… arrivavi e dicevi copriti bene Pimpinella! e aprivi la finestra, io mi mettevo bene sotto al piumone e aspettavo l’aria gelida e guardavo la betulla in giardino e quando chiudevi la finestra nella camera c’era profumo di pulito, di neve, di zucchero e di brillantini, di rosa.

Buon compleanno, mamma. Ti voglio bene.

➿ Mamma nel 1974 ➿

Senza farci troppo caso…

L’ultimo Natale in cui c’erano tutti è stato quello del 2000.

Poi è rimasta vuota la sedia a capotavola, quella di mia madre. Poi quella a sinistra della Nonnina, che era del nonno. Poi quella di fronte alla mia, che era quella di mio padre e infine è rimasta vuota quella della Nonnina e poi anche la mia, che ho scelto di non trascorrere più il Natale con ciò che rimane della mia famiglia di origine, per tutta una serie di motivi. Ho tentato per anni di riunire quella di Massi ma non ci sono riuscita e ho lasciato perdere, perché l’essere famiglia non si può imporre.

Insomma, col passare degli anni il mio concetto di famiglia è cambiato completamente e quello che vivevo da piccola senza farci neppure caso non è più tornato ed è naturale così, ogni età della vita ha la propria speciale magia. Un po’ di dolore c’è, certo, anche se ieri ho passato uno dei più bei Natali della mia vita quasi per caso, senza rendermene conto, come da piccola. Ero in attesa di risposte ad inviti che sono caduti nel nulla, ma stavolta non ho chiesto allora, venite poi? perché il concetto di elemosina non mi è mai piaciuto e senza troppo fastidio ho iniziato a pensare al mare, così, senza pensarci troppo e ho detto a Massi non so perché, ma mi piacerebbe trascorrere il Natale al mare e a lui l’idea è piaciuta moltissimo e ha detto andiamo! Di solito Benny trascorre il Natale dalla famiglia del papà, allegra e rumorosa, mi è sempre sembrato che fosse un Natale più bello per lei stare con i nonni, gli zii, i cugini, la zia suora… Il giorno della Vigilia mi ha detto Mamma, domani cosa fate?, Andiamo a pranzo al mare, io e Massi e lei Che tristezza! ma la mattina dopo mi ha detto Vorrei venire con voi! e siamo partiti tutti e tre, la nostra famiglia, anche se non abbiamo potuto portare Tino, la Miri e la Pepi, che anche loro fanno parte della famiglia.

È stato il Natale del primo goccio di vino di Benny, se non considero quando da piccola aveva la febbre alta ed era a casa col nonno e l’amico medico ha detto dalle del Lambrusco, che le passa tutto! e il nonno gliel’ha dato, il Natale della crema chantilly calda sul panettone e del pecorino scopaiolo, di Benny che si sdraia sulle mie ginocchia come quando era piccola e di Massi che ci guarda sorridendo, del mare al tramonto, in inverno, che non l’avevamo mai visto e Benny ci teneva tantissimo.

Davvero un felice Natale, di famiglia.

➿ Santarcangelo di Romagna ➿

Provate qualche volta…

“Provate qualche volta a sedere accanto ad una persona senza pretendere di avere una soluzione al suo problema, senza svolgere un ruolo.

Non analizzate, non aggiustate, non ingeritevi, non ricucite.

Ascoltate generosamente, come se la persona avesse dentro di sé tutte le risposte di cui ha bisogno.

Rispettate e ricevete ciò che vi sta offrendo.

Non è importante che comprendiate.

Immaginate che il vostro ascolto e la vostra presenza siano sufficienti, siano esattamente ciò di cui c’è bisogno.

Spesso un silenzio ricettivo guarisce più di tutte le parole del mondo”

Maestro Frank Ostaseski

Fra la smania perpetua e il qui e ora

Sono ufficialmente in vacanza e mai come quest’anno ne ho bisogno.

Non ho particolari programmi, a parte le cose piccole, quelle semplici che puoi fare senza sforzo e ti vengono bene, ti nutrono e ti riconciliano con il mondo e anche un po’ con te stessa. Senza corse e senza sveglia mi dedicherò all’arrosto che cucino solo due volte all’anno, a Natale e a Pasqua, a mia figlia e a mio marito, alle fusa dei gatti che ciascuno ha il proprio modo, agli amici e alle amiche, alla lettura (nell’anno che si sta chiudendo ho letto più di 30 libri), al divano e al pigiama, al cinema, alle lucine di Natale e ai fiori, a respirare profondamente, ad essere presente qui e ora senza attendere null’altro che non sia ciò che ho.

Per tanto tempo ho avuto bisogno di motivi per essere felice, di qualcosa da attendere e poi qualcos’altro e qualcos’altro ancora, come un asinello con la carota che non raggiunge mai, poi, deve essere il tempo che per fortuna trascorre, senza particolari motivi ho scoperto che stare nel qui e ora significa saper stare anche nel vuoto, nella piccolezza intesa come semplicità, come essenzialità, assaporando una quotidianità lineare che può apparire come piattezza ma che in realtà è essenza, spessore, costanza, gioia. A volte il vuoto mi fa ancora paura e ho necessità di riempirlo di tutto e niente e ho una perpetua smania per le cose remote, ma miglioro velocemente.

E voi? Quali sono le ricchezze e le paure di questo fine 2019?

Il potere che acquisiamo quando smettiamo di lamentarci, quando proviamo a abbracciare la nostra vita con tenerezza, quando decidiamo di dare un taglio alle recriminazioni è illimitato. Noi non abbiamo limiti, ma ce li mettiamo di continuo, ogni minuto del giorno. Rossana Campo

{Nell’illustrazione la me orsa di queste vacanze di Natale}

Buoni propositi di randagia

Domani riprendo a scrivere dopo diversi giorni che non lo faccio, la scrittura seria dico, non quella sui social o sul blog, che poi non che la scrittura social non sia seria per me, però lo scrivere a mano, il leggere e rileggere, il battere tutto quello che ho scritto e poi inviarlo per mail alla Ross è una cosa serissima, incredibile, intima e universale allo stesso tempo. È solo che scrivere non è roba per mammolette (cit. Rossana Campo) e nelle ultime settimane ho capito che cosa intende. Ci vuole tanto coraggio nella scrittura autobiografica e a volte sanguini e io mi sono un po’ spaventata di quanto sangue perdevo davanti a certe parole e a certi ricordi, così mi sono riposata un attimo, ma domani riprendo.

Domani riprendo anche a smettere di spaventarmi molto per i miei stessi bù, quelli che mi faccio da sola e poi rimango impaurita in un angolo.

Da domani saranno ancora più scintillii, tanti aperitivi per gli auguri, l’ultima festa al nido, qualche corsa, molte parole rare che tieni fra te e te, la letterina a Babbo Natale, il vivere molto luccicosamente e il dormire meno di quanto vorresti, lo yoga e il profumo di mirra e gelsomino, il ricordare tulle e peonie.

Buona settimana!

Il senso di Cristina per la neve

Natale si avvicina a grandi passi e io ne sono felicissima, sembro una bambina! Mi aggiro per il nido con le corna di Rudolph e le campanelle e ho contagiato anche le mie colleghe che le hanno prese pure loro, i canti di Natale mi inebriano, ho preso dalla libreria di Benny i libri di Natale di quando era piccola e li leggiamo ai bimbi, sono riuscita ad aggiudicarmi l’ultimo panettone del Giamberlano alla Drogheria Roteglia, sono proprio curiosa! Dovete sapere che al matrimonio mio e di Massi la pasticceria era proprio del Giamberlano, una pasticceria pluripremiata, e tutti mi venivano a dire Cri, stupendi i tuoi dolci! Buonissimi!!! ma quando sono arrivata io al tavolo dopo aver parlato con questo, quell’altro e quell’altro ancora i dolci erano finiti e sono rimasta con la curiosità che finalmente riuscirò a soddisfare.

Ieri ha nevicato e io ero ancora più felice. Ho fotografato i miei ciclamini e la neve, eccoli sotto, si vedono anche le lucine che ho messo sul balcone.

Felice week end, stasera noi siamo a teatro a tifare per una cara amica che recita 🎄♥️

Week end lento e soleggiato

Oggi mi sono svegliata felice perché finalmente, dopo tanto tempo, sarà un week end lento, senza corse e poi c’è anche il sole. Aprirò bene le finestre perché c’è tanto bisogno di respirare aria pulita, andrò al mercato contadino a prendere le verdure e una bella stella di Natale da portare all’amica da cui siamo a pranzo domani, in montagna e andremo anche a trovare Pipi e vorrei fare un po’ di Natale anche da lui, magari pianterò un ciclamino rosso sperando che non geli e oggi pomeriggio leggerò, che voglio finire L’evento di Annie Hernaux e mi guarderò tutti i gialli possibili. Stasera sushi? Chissà.

Vi auguro un felice week end!

Lunghi funerali sfilano lentamente nel cuore

Ieri sera guardavo distrattamente una puntata di Grey’s Anatomy e nel frattempo leggevo, Massi dormiva sul divano, Benny era già a letto e i gatti anche, in diverse parti della casa. Ad un certo punto una dottoressa ha detto che quando hai subito un trauma, anche se credi di averlo superato e hai costruito a fatica una vita il più felice possibile, basterà un soffio per tornare triste, per sentirti di nuovo in pericolo, per avere la sensazione che tutto possa precipitare da un istante all’altro e ho dovuto finire di guardare la puntata anche se avevo deciso di andare a letto. Ho dovuto guardare fino in fondo la storia di questa dottoressa perché la sentivo mia, la sento mia e sono andata a letto triste, come spesso mi accade in questi ultimi mesi.

Quando lunghi funerali, senza tamburi o musica, sfilano lentamente nel cuore (Baudelaire) conosci profondamente il significato della gioia e se puoi scegli di essere gioiosa e accogliente, entusiasta e senti di avere il mondo in mano, sai che tutto andrà bene e che potrà accadere che la vita dica di nuovo sul serio ma tutto si affronterà, hai tanta energia e tanti primi passi da fare nei confronti di chi ti sta accanto, non fai conti e bilanci, non ti importa di essere spesso tu a cercare per prima, a sentire anche il dolore a distanza e ad esserci sempre e dai troppo perché chi ha lunghi funerali nel cuore ha il terrore dell’abbandono. In certi periodi però non puoi scegliere la gioia perché non ce la fai, i funerali continuano a sfilare lentamente e di energia ne hai quanto basta a lavorare, lavarti i capelli, comprare le verdure e cercare luoghi di pace e silenzio per sentire la vita che scorre forte nonostante tutto. E rimani sola, un po’ perché ne hai bisogno e un po’ perché ti acquatti in un angolo con le poche energie che hai e le persone si allontanano, giudicano la tua assenza, la interpretano quando tu avresti bisogno soltanto di qualcuno di quei primi passi che tante volte hai fatto tu nei confronti degli altri. Ti senti svuotata, ma sai anche che la pienezza tornerà a riempire quei vuoti, che la certezza di essere fragili è la forza più grande.

Quasi Natale

A me pare proprio che ci sia tutto il necessario: lucine, la ghirlanda di pino con le bacche e le pigne appesa al lampadario perché da quando Biscottino abita qui non abbiamo più potuto fare l’albero, la Pepi che si è ambientata ed è tanto affettuosa, la stella di Natale bianca in salvo su una pila di libri molto alta, il calendario dell’Avvento e il profumo di cannella e arancia, i primi regalini per gli amici…

Mi pare proprio che ci sia tutto il necessario per essere felice.

Il Natale sta arrivando piano, in mezzo ad un po’ di fatica e stanchezza, ai tanti impegni quotidiani che trasformano le giornate in centrifughe assurde e sarà un Natale essenziale, con chi avrà amore e voglia di esserci.

E voi? Come vi state preparando al Natale?

(Ghirlanda Settedifiori)

… e il mondo non cade

Non mi piacciono la falsità e l’ipocrisia, il sussurrare alle tue spalle e poi il non avere il coraggio di dire direttamente, di confrontarsi, di essere costruttivi. Non mi piace chi insulta ed è violento, a parole e nei modi e ti risponde che allora anche tu insulti perché hai idee diverse, ma io non ho mai offeso nessuno, porto semplicemente avanti ciò in cui credo e forse l’insulto è proprio questo agli occhi di certe persone.

Ho trascorso tantissimi anni della mia vita a proteggermi e a cercare qualcuno che lo facesse, che mi aiutasse, che capisse la mia situazione di orfana e randagia, il mio dolore, una parte del quale non passerà mai. Non molto tempo fa ho capito che solo io posso farlo, che se mi aspetto dagli altri amore e protezione il risultato è solo la rabbia per non trovarne mai abbastanza. Io per prima devo amarmi e proteggermi e per me l’amore passa attraverso le parole che ho imparato a dire e a scrivere, parole di amore, di bellezza, di amicizia, di fiducia, di fede, ma anche di difesa e di rimprovero perché in tanti anni ho lasciato troppo spesso che le cose andassero come andavano per evitare di dovermi difendere, di alzare la voce, per paura di ferire. Oggi sono libera nella misura in cui riesco anche a dire no, non sono d’accordo con te, questa cosa non mi piace, puoi farlo da solo/a, sono arrabbiata, ho bisogno di silenzio e tranquillità e il mondo non cade.

Cuore di randagia

La Pepi ha una chiazza di pelliccia nera a forma di cuore dietro la zampina destra, l’ho notato subito, appena è arrivata ormai più di un mese fa. Rimarrà da noi perché nessuno l’ha reclamata, anzi, ci siamo accorti che ha il terrore della scopa e ogni volta che allunghiamo la mano per accarezzarla si ritrae perché probabilmente è stata picchiata e maltrattata. A casa nostra sta da dio, ogni volta che ci vede fa le fusa per la semplice presenza, sembra che abiti qui da sempre.

La Pepi è randagia, come me e noi randagie abbiamo cuore ovunque, è questo il problema, ma anche la grossa benedizione. Sentiamo tutto, anzi di più, nel bene e nel male. A volte è un po’ difficile stare al mondo per noi, ma è anche un viaggio stupendo.

Anche io ho un cuore tatuato sul polso, fatto ormai molti anni fa ed è uno dei miei tatuaggi preferiti. L’ho fatto quando ho iniziato a separarmi dalla mia famiglia di origine, che ogni volta quel cuore lo faceva a pezzi e ad un certo punto ho deciso di non permetterlo più. Forse anche la Pepi è scappata da dov’era prima.

Ho tagliato i capelli corti e mi piacciono tanto, ho un bisogno assoluto di essenzialità. A yoga ho sbloccato il respiro. Sto continuando a scrivere, scrivere, scrivere, scrivo cose a volte deliranti che quando usciranno la gente dirà ma è autobiografico?!?! perché in effetti sembrano un po’ incredibili e io, in base a chi mi ritroverò davanti, risponderò sì, è assolutamente autobiografico, oppure ma nooo, figurati se possono essere cose autobiografiche! Andrà così. Nel frattempo mi è stato rinnovato il contratto per un altro mese, recito il mio mantra e nel week end vedrò persone belle.

Happy week end!

♥️zampa di Pepi♥️

La mia doppia vita

Ebbene sì, devo confessarlo, ho una doppia vita, da 20 anni esatti.

Dal 9/9/1999, da quando mia madre si è ammalata di tumore. Poi si è ammalato anche mio padre, sempre di tumore. E Massi, non di tumore, per fortuna, ma di chron, che comunque rompe assai i coglioni e genera tutta una serie di ricadute a moltissimi livelli, le malattie croniche sfiniscono prima di tutto i malati, poi anche chi è vicino a loro, ti si appiccicano addosso come qualcosa che non riuscirai mai a staccare e condizionano pesantemente la vita normale, i progetti, a volte anche i sogni perché il cuore in certi giorni diventa un po’ grigio come il tempo che c’è fuori a novembre. E poi questi cuori diventano anche neri furiosi, quando scoprono che le malattie non sono state seguite bene, che si è perso tempo, che per strada chi ti ha seguito ha perso anche professionalità, competenza e amore.

Ecco il mio coming out: ho una doppia vita negli ospedali, un’altra me molto più randagia della vera me che si aggira per corridoi e sale di attesa, che vorrebbe adattarsi agli orari dei reparti ma non ce la fa perché li memorizza sbagliati, che maledice i parcheggi ospedalieri perché non trova mai posto peggio che nei viali di Modena centro, che vorrebbe andare a parlare coi medici ma poi preferisce di no, tanto… Un’altra me che cerca di dare aiuto, spesso anche a chi non conosce, in quei letti, su quelle seggiole, che non sopporta la solitudine dei malati in ospedale e allora infrange barriere, attacca pezze, da aiuto ma aiuto non chiede mai e tutti danno per scontato che sia sempre lei la forte, lei l’infrangibile, lei l’eterna presente. Fanculo! direbbe l’altra me. E lo dico un po’ anche io.

Fanculo!

Hᥲρρყ bιrthdᥲყ Bᥱᥒᥒყ

Io vorrei che cresci rara come una giraffa in città ma con l’istinto domestico del cagnolino. Vorrei vorrei vorrei. Che ti piacerà ballare. Che nei momenti di disperazione non ti viene in mente di invidiare la felicità degli altri, le fortune, i successi degli altri, le certezze, i risultati, le luci nelle case degli altri: dappertutto c’è del bene, dappertutto c’è del male. Vorrei pensarti sempre più forte di quello che potrà capitarci…

scriveva Chiara Gamberale nel suo Le luci nelle case degli altri e questo augurio un po’ squinternato mi è sempre piaciuto moltissimo e lo uso oggi per te, Amore mio.

Sono già passati 15 9 novembre da quel giorno che alla mattina un po’ era nevicato e mio papà poteva ancora rispondere al telefono e poi sei nata tu e io non me ne sono neppure accorta, perché nessuno mi aveva detto che il cesareo è così veloce e io avrei preferito poterti aspettare ancora perché tutto fosse che non ne potevo proprio più, volevo assolutamente vederti e invece. Ma pazienza. I nostri tempi non sono mai i vostri, essere madre significa spesso questo.

Ti auguro Benny di scoprire presto quanto sei unica e insostituibile, magica e con tutti i poteri straordinari della terra e del cielo, del cuore e di tutto ciò che viene da molto lontano. Ti auguro di scoprire presto te stessa in tutta la tua bellezza.

Io sarò sempre qui, accanto a te.

Hρρ bιrthd Bᥱᥒᥒ

I bambini poco amati…

Il rubinetto del lavandino non perde più, la cappa è a posto e non posso nemmeno più perculare la mia vicina anziana che credeva che le fosse saltato l’impianto elettrico e invece era semplicemente la leva di un contatore di cui lei non conosceva l’esistenza, visto che la mia cappa non ha funzionato per due anni a causa di un interruttore che non avevo mai notato e che devo aver spento inavvertitamente pulendo. Ora però ho le luci a bassissimo consumo, quindi l’elettricista non è venuto proprio per niente niente. Stamattina, ferma al semaforo, ho visto tanti pompieri che attraversavano a piedi, stavano andando al loro monumento a commemorare i tre colleghi morti in un’esplosione qualche giorno fa, mi sono molto commossa a vederli così, tutti insieme, all’improvviso. Da due giorni non riesco a scrivere, è un momento particolare, ho bisogno di conservare le energie, ma anche di sottrarle ai sensi di colpa che continuo a trascinarmi dietro occasionalmente, i bambini poco amati fanno così, hanno sempre fantasmi in agguato e in alcuni momenti si fa tanta fatica a tenerli a bada. Domani è il compleanno di Benny e anche l’anniversario della morte della Nonnina.

Felice week end.

Disegno di Hülya Özdemir

L’amore e il sapersi salvare da sola

Negli ultimi mesi mi sono convinta di una cosa, ossia che l’amore è estremamente sopravvalutato.

Siamo abituate a intendere l’amore come qualcosa che ci salva, che ci completa, che ci risolve ma se intendiamo così la faccenda non facciamo altro che renderci impossibile la vita perché non esiste nessuno che può salvarci, eccetto noi stesse. Periodo un po’ lungo, punteggiatura molto essenziale, ma mi va di dirlo esattamente così.

Per tanto tempo per me amore ha fatto rima con aspettativa, con la speranza di non doverla prendere in mano proprio io tutta da sola la mia vita e invece l’amore viene esattamente dal prenderla in mano alla brutto grugno e senza paura quella vita che si agita fra felicità allo stato puro e merda. L’amore prima di tutto per se stesse, che senza quello non c’è altro. Sembra, ma no, non c’è proprio altro.

E allora dopo anni che Massi diceva ci penso io! ho chiamato l’elettricista ad aggiustare il contatto della cappa, l’idraulico per il rubinetto che perde e mi sono andata a comprare una stampante perché spesso quando gli chiedevo di stamparmi una cosa al lavoro lui se ne dimenticava e io diventavo una furia. Insomma, non voglio più aspettarmi nulla dagli altri, anche se questo altro è l’amore della mia vita, perché so salvarmi perfettamente da sola. Amen.

Di feste e ricordi…

Se c’è una cosa che adoro è organizzare sorprese e fare festa, mi piace fin da quando ero piccola, credo che questa cosa me l’abbia trasmessa mia madre, l’ha fatto per tanti anni prima di stancarsi perché riceveva poco e niente in cambio e lei invece ci teneva molto a questa cosa dell’essere corrisposta. Io invece organizzo sorprese anche ai gatti, mi piacciono le piccole grandi cose che rendono più bello il mondo in cui abito, per me è indispensabile prendermi molta cura di chi mi è caro e cerco di avere la stessa cura anche per me stessa, che poi non è che uno può solo dare dare dare. La torta di mele per la festa di compleanno di Massi è venuta benissimo, ne è rimasta solo una fettina. Lui era andato a trovare i suoi e poi credeva che saremmo andati a festeggiare a Fanano e invece a casa si è trovato gli amici più cari, le penne alle olive e capperi, il vino bianco che hanno portato Ste e Gabri, salatini, scintille e palloncini a forma di 5 e di 0 e i gatti eccitatissimi, a parte la Pepi che ha dormito per tutto il tempo sotto al letto, è una gatta riservata lei. Ci sono persone che non amano fare festa, ne ho avute tante attorno, credo che sia una faccenda abbastanza complicata quella del non amare le feste… di solito queste persone hanno poca attitudine per la felicità, a volte per momenti brutti che stanno passando e ci sta, altre volte perché proprio felici non vogliono o non riescono ad esserlo. Ricordo l’ultima festa di compleanno che ho organizzato a mio padre, lui per giorni mi ha ripetuto non mi organizzare niente, non voglio niente, lasciami stare, l’anno dopo il 31 luglio gli ho portato delle bellissime rose al cimitero e non avevo molta voglia nemmeno io di fare festa. Quel 2005 però sì e nonostante le sue raccomandazioni gli ho organizzato un piccolo party in giardino, c’era anche il clown. Lui non voleva festeggiare perché poteva essere l’ultima volta, io invece volevo proprio perché non fosse l’ultima. Spero di poter sempre scegliere la festa, nonostante tutto.

La tua prima torta di mele

Mentre cucini la tua prima torta di mele puoi esercitarti nei piccoli gesti, quelli che di solito non fai, come sbucciare le mele, setacciare farina e lievito, perdere il senso del tempo senza preoccupartene, annusare beatamente il profumo della cannella, riflettere sul fatto che è sempre bello fare con le proprie mani qualcosa per chi ami e ve’, domani è proprio il compleanno di Massi, parlare molto con tua figlia che ti racconta con semplicità un sacco di cose che diversamente non ti direbbe neppure sotto tortura e così pensi che bisognerebbe fare una torta alla settimana, per tutta una serie di motivi.

Felice serata!

Bilanci di una randagia

In questo anno il tempo sta passando così velocemente che da qualche settimana senza volere e senza metterlo in conto mi sta venendo già qualche bilancio, qualcuno di quei pensieri che fai di solito alla fine dell’anno, che poi non manca mica tanto.

In questo 2019 mi sono immersa come non mai nella bellezza, l’ho cercata e l’ho scelta ogni volta che ho potuto e questo non è scontato, sì perché spesso subiamo quello in cui continuiamo a rimanere immersi. Se vogliamo altro, lo dobbiamo cercare, lo dobbiamo costruire un pezzetto alla volta anche quando vorremmo buttare tutto all’aria e dobbiamo essere sempre pronti a cambiare prospettiva, rossetto, strada, scarpe, idea, profumo, ma anche sapere bene che cosa invece dobbiamo proteggere esattamente così com’è. Tipo la nostra fragilità, il nostro amore, il nostro essere proprio così come siamo.

Quest’anno mi sono sposata in mezzo al tulle e alle peonie, ho fatto cinque tatuaggi e un piercing, ho scritto il mio primo racconto e l’ho fatto con Rossana Campo, mia figlia ha scritto in un tema che da grande vorrebbe essere come me, ho allontanato persone che mi facevano tanto male e che a volte però mancano, sono riuscita a tenere con me una pilea, ho fatto viaggi da sola, sono stata molto in silenzio, ci ho messo 5 kg, ho visitato con Massi e senza molte mostre, visto diversi film che mi hanno arricchita e a volte un po’ cambiata, colorato i capelli di rosa, pianto e riso molto, mi sono imbibita della luce della Grecia e dei colori di tanti altri posti vicini e lontani, ho ascoltato molte storie a volte stupende, a volte tristissime ma stupende lo stesso e ho riflettuto sulle mie paure, prima fra tutte quella di non essere mai abbastanza, di non andare bene così come sono e a volte è più facile volermi bene, a volte molto meno, tipo gli ultimi giorni, ma fa lo stesso, una cosa che certamente ho imparato in questi ultimi anni spesso difficili è l’avere pazienza e lo scegliere il bello ogni volta che posso. La Ross mi dice che devo mandare al mondo energie positive perché il bello mi torni indietro e ha ragione. Voglio essere positiva e delicata come un piccolo fiore, che fiorisce senza chiedersi il perché, lo fa e basta.

… Il mio ultimo tatoo. Casa Bigotta …