Lo diceva anche Audrey Hepburn…

La settimana scorsa la mia analista, che è proprio bella, mi ha detto perentoria: “Signora, non deve farsi intrappolare dalla tristezza e dalla paura anche se ne avrebbe tutte le ragioni, ma deve trovare soluzioni, perché lo sa fare!”, visto che nei prossimi giorni dovrò affrontare un momento che un po’ sarà liberatorio ma anche e soprattutto doloroso e io vorrei che fosse già passato senza doverlo vivere, capite? Ci ho pensato diverso tempo nella convinzione che non ci fosse soluzione, riflettevo e mi dicevo che l’unica è farmi accompagnare da qualcuno che fungesse da tranquillante rassicuratorio e poi, così, all’improvviso, ho trovato la cosa giusta da fare: il giorno prima di quel giorno andrò a tingermi i capelli di rosa pallido e il coraggio mi verrà da lì, dal rosa! E andrò da sola. Mi siete testimoni. Benny ha esclamato non lo farai mai! e io vedrai! e lei allora io me li posso fare blu o verdi? e io vedremo. Intanto la soluzione l’ho trovata e alla fine sarà un momento complicato ma dopo un altro peso sarà rimasto sulla strada percorsa e questo mi piace. D’altra parte pure Audrey Hepburn decantava le proprietà taumaturgiche del rosa. Vorrei anche aggiungere che ogni volta che vado dalla mia analista incrocio sempre della bellissime giovani donne e questa cosa mi colpisce non poco perché significa che sapersi guardare dentro e chiedere aiuto quando la fragilità sta per spezzarci è proprio un elisir di bellezza. Oggi finalmente sono riuscita ad andare a trovare Claudio al cimitero e gli ho portato una magnifica kalanchoe gialla che gli è piaciuta tanto. Ho fatto conoscenza con la figlia della sua vicina di tomba, una signora molto carina di nome Claudia che ha voluto sapere cose del mio Claude e io alcune gliele ho raccontate e ad un certo punto ha esclamato Oh, sono proprio felice mamma, perché sei accanto ad una bravissima persona! e infatti Claudio è proprio così. La storia di Claudio, per chi non la conosce, è sotto, scorrete, scorrete e la trovate. Per il resto, ho scovato una spuma idratante all’olio di castagna che è la fine del mondo, ho deciso che il mio amuleto per quest’inverno sarà una stella con un piccolo cornino rosso, mi piace mettere le gonne con l’aria frizzante e fresca e il sole e qualche giorno fa ho mangiato la prima fetta di torta mele e cannella che era buonissima. Ciao.

Bellezza chiama bellezza!

Sono emozionatissima, sapete? Perché è vero che la bellezza richiama altra bellezza. Il post di Comequando che ho scritto sull’incontro con Matilde, detta Tilde, e Giuseppe lo state stracondividendo, sono solo le 10.23 di mattina e l’avete letto in 908 (solo oggi, ieri in altri 800 e più) e io davvero non me lo aspettavo. E Giorgia, l’assessora del Comune di Castelvetro che l’ha scovato e condiviso sulla pagina del Comune, mi ha anche definita blogger! Non so ancora se mi piace, essere definita blogger, però in questo momento mi rende felice e allora va bene così. Magari mi abituo. Mi ha scritto anche Silvia, la vicina di casa di Tilde e Giuseppe, che meraviglia! E poi una ragazza di nome Debora ha commentato in questo modo: Sono piccole delicate carezze… ne abbiamo tanto bisogno e ha colto perfettamente l’essenza di Comequando! Storie piccole ma stra-ordinarie che vogliono essere carezze e speranza in un momento in cui spessissimo si legge di malcontento e veleno, di violenza sulle mani, nel cuore e nelle parole. Nel blog, se scorrete, ci sono diverse altre storie piccole e straordinarie…

Grazie 🙏🏻

Matilde e Giuseppe

Loro sono Matilde e Giuseppe, hanno quasi 90 anni e camminavano piano piano, a braccetto, alla festa dell’uva e del Lambrusco in quel meraviglioso paesino che è Castelvetro di Modena, oggi pomeriggio. La Ceci li ha notati subito e ovviamente me ne sono innamorata immediatamente anche io, per il loro passo, per i loro abiti, per il fatto di essere ancora a braccetto, lui pettinato perfettamente e lei col rossetto rosa. Ondeggiavano sincroni, a destra e a sinistra, a destra e a sinistra… Non ho avuto il coraggio di fermarli subito, mi sembrava fuori luogo, così li ho fotografati da dietro, furtivamente. Ma quando li ho rivisti più tardi non ho potuto fare a meno di dirgli che erano bellissimi e di chiedere se potevo fotografarli. Matilde mi ha risposto subito che in realtà la bella sono io, perché sua madre le diceva sempre che quando una donna è mora e ha gli occhi azzurri non ha bisogno di nient’altro e me l’ha detto così, come che niente fosse, come che mi conoscesse benissimo e avessimo interrotto quel discorso da poco. Poi si sono fatti fotografare. Mi ha detto anche tante altre cose di lei, di loro, che abitano in montagna e sono sposati solo dal 1963, che lui ogni sera le cucina la minestrina in brodo e lei perde gli orecchini con la clip dovunque e lui rideva. Si sono infine raccomandati di salutarli di nuovo, quando li rincontreremo e sicuramente avverrà, perché loro vanno a tutte le feste. E anche noi. Bellezza chiama bellezza e mai come ora ho necessità che sia così.

Come mia madre

Ho già i capelli quasi lunghi e non me n’ero neppure accorta. Mi sono sempre guardata poco, gli specchi non mi piacciono e in certi periodi neppure io mi piaccio, tipo ora. Capita. In questi giorni tocco le cose piano senza mai afferrarle, rifiuto inviti preziosi che però sono solo rimandati, continuo a fare cose belle anche se poi la bellezza non arriva fino in fondo, ma pace, anche questo capita e mi godo l’amore e la pazienza di chi mi è vicino. Che poi non è completamente vero, che la bellezza non arriva fino in fondo… Stamattina mi ha attraversata da parte a parte, risuonando come mai, forse. Benny ha iniziato le superiori, diciamolo all’antica, anche se ora si direbbe che ha iniziato la scuola primaria di secondo grado, ma a me piace pensare che ha iniziato le superiori e basta. Bè, la prof di italiano ha fatto fare un gioco alla classe, una specie di intervista a ciascuna per rompere il ghiaccio e iniziare a farle conoscere. C’erano domande tipo qual è il tuo libro preferito, il tuo film preferito, che cosa ti piace di te, che cosa cambieresti e soprattutto chi è il tuo eroe, la persona alla quale vorresti assomigliare e Benny, come che niente fosse, ha risposto che sono io, che vorrebbe diventare come me! È stata un’emozione fortissima, questa sì arrivata fin dove doveva. Al centro di me, dove lo sguardo delle persone speciali è sempre più benevolo e pulito del nostro.

Castello di Pompeano

Clausure e cose tue

Qual è la strada giusta per arrivare dentro a se stessi, consapevoli che quella strada non la si percorre mai una volta per tutte? Sappiamo bene che dovremo andare, ripartire, tornare, allontanarci… a volte sarà più semplice, altre per nulla, ma l’importante è essere in viaggio sempre verso l’autenticità. Verso l’equilibrio, la gioia e anche il dolore. Io in questi ultimi giorni mi sono allontanata da tutto e mi sono rifugiata da una cara amica in un monastero di clausura, in montagna. Avevo paura della solitudine, ma poi che incanto! Incanto è proprio la parola giusta! Essere intimi di se stessi non è scontato, però è fondamentale. Davanti alla mia finestra avevo un albero a forma di cuore che mi ha detto tante cose sugli equilibri, sulle stagioni che passano e tornano, sul silenzio e il respiro, sulla cura. Poi ci sono state le mani amate, quelle che afferrano e non ti lasciano andare, quelle che cucinano tante cose buone per te e ti accarezzano il viso. E infine ci sono anche le pellicce di micio che ti vengono vicino vicino e ti dicono che gli incontri non sono mai per caso, che sono anche cosa tua. Perciò prendi la pellicciotta grigia e molli tutto e cerchi il veterinario che ti racconta di pulci e anemia grave e cura la pellicciotta e poi insieme corri a prendere le medicine mentre la farmacia sta chiudendo perché ormai si è fatto proprio tardi, ma arrivi in tempo. Poi riporti MicioBiscottino a casa, accanto al suo fiume, nel suo bosco, ma ti sorprendi a sognare che un giorno quel Micio possa arrivare anche a casa tua, dopo tanti incontri così. E chissà.

Ugualmente scrivo…

Oggi ultimo giorno di Terme e mi è anche avanzato un gettone per un bicchiere di acqua Alfonsina, quindi mi toccherà tornarci presto per un aperitivo, magari con le mie Amiche. Queste sono giornate un po’ così, scombussolate e per aria, di quelle che vuoi che passino presto, poi pensi troppo facile e vai avanti e provi a sorridere nonostante poi si vedano più le rughe che il sorriso, ma che importa! La vita a volte picchia duro, ma noi siamo belle comunque, anzi, di più. Me lo hanno raccontato anche i librini che ho letto mentre facevo le mie inalazioni, Due sirene in un bicchiere, di Federica Brunini e Il piccolo negozio di fiori in riva al mare, di Ali McNamara, che fra parentesi, fra il serio e il faceto, un piccolo negozio di fiori in riva al mare lo vorrei pure io. Nel frattempo torno a lavorare coi bambini e il mio ormai amico Comune di Modena e porto Benny a fare ecg per libretti sportivi il giorno prima di quello in cui dovrei portarla. Per fortuna poi la dottoressa è magnanima e decide di farglielo lo stesso, quindi domani non ci dobbiamo tornare e ne approfittiamo per prendere la corriera e studiare il percorso verso la scuola nuova, quella superiore, e sono passaggi.

Passaggi.

Faccio fatica a trovare le parole, ma ne scriverò ugualmente.

Terme della Salvarola

Ghirlandina, nidi e cure…

La Ghirlandina, prima detta Torre di San Geminiano, è il campanile del Duomo di Modena e io la adoro. Noi modenesi ci orientiamo grazie a lei e infatti quasi sempre sappiamo dove siamo. La guardavo, dritta dritta, un po’ rosa e un po’ grigia, dal policlinico durante i controlli pre e post intervento e avevo meno paura e meno male. È alta quasi 90 metri e io lì sopra ci abiterei nonostante la sibiola, esattamente come i falchi pellegrini che lì hanno fatto il nido e io un po’ falco sono. Quando poi l’altro giorno le campane hanno iniziato a suonare accanto a me, la gioia è stata incontenibile e in questo periodo è una cosa più unica che rara, quindi benedette campane della Ghirlandina! Oggi pensavo che la vita mi sta finalmente insegnando che posso lasciare che chi amo si prenda cura di me, senza sentirmi in colpa se per una volta non lo faccio io. Din, don, diin, dooon…. Diiiiinnnn……..

Nel video, la Ghirla dalla stanza dei Torresani, le campane, Tato, una famigliola che non so e Benny ❤️

Je suis comme je suis

Sta scendendo il fresco su un’estate che sto molto amando e anche profondamente odiando, ma d’altra parte sono abituata ad avere in me tutto e il suo contrario. Sono fatta così, ne sono consapevole, ma a volte faccio a pugni con me stessa ed esco dolorante dallo scontro, pur facendo tutto da sola. Quello di lasciar andare è uno sforzo continuo e mi stanca anche solo il ripensarci, ma in alcuni momenti non ho alternativa. Il dolore non cambia se non cambiamo noi. Non basta accettarlo perché smetta di fare male; si può solo lasciarlo andare, in tanti modi diversi… e a me capita di dover spesso inventare modi di lasciar andare il mio troppo e ogni tanto, come in questa estate, mi rimane tutto appiccicato. Troppa preoccupazione, troppa ansia, troppo essere sempre presente, troppo non trovare le parole giuste per dire, troppa negatività altrui da cui a volte non so proteggermi e la scambio per mia, troppi certificati di morte da rileggere, troppe pretese su di me, troppa roba da stirare, troppo caldo, troppa luce… Troppo! Per fortuna poi la mia Amica Ceci mi spiega come raccogliere i semi delle roses trèmiéres trovate per caso su un ponte antico in Appennino. E poi faccio scorpacciate di porcini, mirtilli e vino buono e trovo che questo spesso abbia il potere di rimetterti al mondo con un sorriso, soprattutto se sei con chi ami, con chi vale la gioia e la fatica che spendi per loro. Per fortuna posso camminare in montagna lasciando entrare in me l’aria e i passi di bambina. La felicità è un equilibrio delicato e serve tanta cura per far andare d’accordo le rose con il dolore.

Sono come sono, scrive la mia Amica Elisa Minetti nel suo Scarabocchio. Bisogna sempre ricordarsi di essere come si è!

Il vento e la gioia

Comequando il vento inizia a far cadere le foglie gialle dagli alberi e a me sembra già quasi autunno e sono felice, anche perché ho già in mente il cappotto che vorrei appena scenderanno le temperature e questo caldo fastidioso e ormai ridondante ci abbandonerà. E grazie a questo vento asciugo il bucato in un attimo, anche se devo legare lo stendino alla ringhiera del balcone, ma lo faccio con del nastro rosa che mi mette allegria e poi sono convinta che sia tutto più profumato, quando passa questo vento. Può darsi però che per me il mondo sia più profumato anche perché ho iniziato le cure termali e ogni mattina vado alla Salvarola e questa oretta solo per me mi rilassa molto e mi vedo invincibile quest’inverno, mica come lo scorso, che mi sono ammalata in tutti i modi, tutti i germi e i bacilli erano miei, passando pure per un intervento, che insomma…. concludendo con la scarlattina, ma lo sapete. Alle terme bevo anche bicchieroni di acqua alfonsina, un’acqua termale solfo-bicarbonato-magnesiaca-alcalina che ha un effetto detox strong e riequilibrante e confesso che mi piace moltissimo il fatto di potermi prendere cura di me con metodi naturali e che sfruttano la potenza dell’acqua termale… Così come considero fondamentali il cibo, il movimento e la gioia. La mia particolare gioia, quella che solo io so come accendere e custodire, perché quella vera è unica come ciascuno di noi e ha la nostra forma. Non arriva da sola, è frutto di un lavoro fino e continuo, a volte doloroso, cresce all’ombra del silenzio e dei no sorridenti e va saputa cogliere dove si trova e magari non pensavamo che stesse proprio lì.

🎈”Per la gioia?”… “Su, di là!”🎈

Io e Massi sul Cimone

Nonnina a Londra e dolore qb

In questi giorni mi è più facile essere triste, nonostante il periodo non lo consenta troppo. Eppure a me questo sole sfacciato e squillante fino a sera inoltrata piace solo per un po’, poi basta. Poi ho bisogno di sera vera, di penombra, di quiete e riflessione, pena l’irritabilità che infatti sto sperimentando. E mi sono accorta anche che ripongo troppe aspettative nell’estate, nel riposo, nell’idea di staccare e svuotare la mente, cosa che non riesco mai, e dico mai, a fare, anzi! Il vuoto non è una cosa molto semplice da gestire, ma già sapere di essere pieni di troppo è un traguardo e, insieme, una ripartenza. Pare che questa tristezza si chiami august blues e forse io ne soffro. Quello che so per certo è che in certi momenti, senza preavviso, si viene investiti da rigurgiti di dolore improvviso, quel dolore che credevamo digerito da un po’ e invece no e allora il bisogno è di stare immobili sulla soglia, in attesa che passi, senza provare a scappare. Senza assolutizzare. Senza mitigare con i progetti e i desideri belli che inevitabilmente abbiamo. Aspettare, con la fronte alta, il corpo morbido e non rigido, che altrimenti ci spezziamo e il cuore aperto a quello che sempre il dolore ci racconta, senza ascoltarlo troppo, però. Al dolore bisogna dare retta quanto basta.

QB.

Nel frattempo un piccolo mobile della casa della Nonnina è partito per Londra e io ne sono molto felice e credo anche lei. Felice sera!

Biscottini e tenerezza

Non so se vi ho mai confidato che mia figlia, ahimè, è affetta da una severa forma di adolescentia, nome che deriva dal verbo adolescere, ossia crescere! Ogni tanto mi contagia con i suoi musi lunghi, la visione in bianco e nero che neppure i film di Totò e poi anche io grugnisco! Ma qui in montagna ho trovato una cura straordinaria, grazie anche alla presenza di piccoli gattini che sto coccolando ininterrottamente da quando sono arrivata! Ho deciso di usare l’arma della tenerezza, coccolo figlia e gatti senza ritegno e in misura abbondantissima! Lei si lascia coccolare e l’altro giorno mi ha anche detto che le sembra di essere tornata piccola e trovo che sia una gran cosa tornare bambini e sapere che spesso le parole non servono, ma la tenerezza sì, quella serve sempre.

I soggetti della mia tenerezza: Benny e Biscottino

Stanchezze, somiglianze e briscole

Sono molto stanca. Ho bisogno di una vacanza dal mio senso del dovere, dalla mia fatica di vivere qui e ora, dal mio perfezionismo, dal mio desiderio che sia tutto a posto e invece deve essere semplicemente vero, autentico, piccolo ma maestoso, non di meno. Domani andremo in montagna qualche giorno, devo trovare il coraggio di spegnere il telefono e pensare solo a respirare, amare, ridere, mangiare, anche bere, sì. Che poi non è che non lo faccia già, è solo che mi rendo conto che qualunque cosa mi può sempre raggiungere e no, basta. Almeno per un po’. Per fortuna ogni volta che posso mi fermo nei bar dove ci sono i tavolini rotondi con attorno i vecchi e gioco a briscola senza ritegno, potrei andare avanti per ore. E poi penso a Massi, che è quasi sempre accanto a me, e mi dico “Siamo proprio uguali, io e lui, perché dopo aver bevuto un bicchierone di acqua diciamo tutti e due -Che buona, l’acqua!- e siamo felici! Ma anche perché se una sera siamo in montagna e c’è freschino, tutti e due vogliamo esattamente la polenta con i funghi e la salsiccia e la finiamo in fretta, mangiando dallo stesso tagliere! E siamo uguali anche perché siamo sempre vicini, nonostante alcune cose ci facciano imbizzarrire e magari litighiamo, ma poi siamo sempre qui, noi due”. Ieri ho trovato una foto meravigliosa dei miei Nonnini, che si sono messi insieme quando la nonna aveva 17 anni e il nonno 19 e non si sono mai lasciati neppure quando la morte è venuta a prendere il Nonnino. Non si sono lasciati nemmeno con quella in mezzo perché nei suoi ultimi giorni di vita ricorreva il loro anniversario di matrimonio e il Nonnino non riusciva più a parlare, così si è fatto dare un bigliettino e una penna e ha scritto tremolante che amava tanto la Nonnina e ci sarebbe sempre stato, accanto a lei. La foto è già in cornice nell’angolo più bello di casa, quello in cui si mette ciò che è importante e sono orgogliosissima che in tanti mi stiate dicendo che somiglio molto alla Nonnina. È bene sapere da dove viene quello scintillio che abbiamo negli occhi, come mai abbiamo esattamente quelle sopracciglia fatte così è perché sorridiamo proprio in quel modo e non in altri. Felice Ferragosto, cari e care. Credo che starò in silenzio per un po’.

Agostino e l’arte del cuore

In questi giorni di caldo pesante, di notizie brutte (Bologna e Foggia) e di immagini ancora più brutte e scioccanti mi rendo sempre più conto che siamo una cosa sola con le altre persone, nel bene e nel male. Che non c’è nulla che non ci riguardi e non è possibile stare solo nel nostro piccolo pezzetto di mondo sicuro e tranquillo. Abbiamo bisogno gli uni degli altri e la gioia è reale solo se è condivisa, anche se è piccola e bisogna cercarla a lungo. Io in questo periodo sono inquieta e piena di spine, ma conservo pur sempre boccioli nella mente e il cuore sempre con me e così riconosco in fretta il buono luminoso. Come quello di Agostino, che mi sono trovata accanto al tavolino del bar e non chiedeva nulla ma sorrideva soltanto e così l’ho sentito subito vicino anche al cuore, quello che è sempre con me. Aveva una borsa piena di cose ma non l’ha aperta, non ha insistito, non diceva nulla, sorrideva e basta. Gli ho dato qualche euro e lui mi ha detto grazie tantissime volte e lo diceva anche a Massi e a Ste e a me è venuto da dire “Grazie a te!” e lo pensavo sul serio, poi è entrato nel bar. Siamo entrati anche noi per pagare. Agostino, ma io non sapevo ancora che si chiamasse così, stava chiedendo una bottiglia di acqua, sempre col sorriso. Il barista deve aver pensato che non avesse soldi, così gli ha detto sbrigativo che gli poteva dare solo un bicchiere di acqua del rubinetto, lui ha continuato a sorridere e ha detto Va bene… La bottiglia di acqua gliel’ha offerta Massi e lui non smetteva più di dire grazie e io ero davvero illuminata da quel sorriso e da quella gratitudine, per così poco. Poco davvero. Dopo aver salutato Ste, abbiamo visto il sorriso che brillava sotto un albero, c’era un po’ di arietta e sorrideva ancora di più; ci ha chiamati e ci ha detto “Il mio nome è Agostino! Vengo dalla Nigeria e lavoro a chiamata, oggi nessuno mi ha chiamato e sono venuto a Fiorano perché 5-10 euro sono sempre meglio di nulla e io ho due figli, che però sono modenesi perché sono nati tutti e due al policlinico!”. Ci ha raccontato la sua storia senza chiedere nulla in cambio, ma il tesoro in quel momento era appunto dato dal fatto che ci stavamo raccontando e ci stavamo ascoltando, senza pregiudizi e barriere e abbiamo riso del fatto che ormai esistono anche i modenesi nigeriani, perché così è. Poi ci siamo abbracciati e ho detto ad Agostino buona giornata e siamo andati a fare una commissione. Mentre la facevo ho avuto tanta voglia di conoscere meglio quella storia e così sono tornata in piazza sperando che Agostino fosse ancora lì all’ombra e poterlo invitare a pranzo, ma non c’era più. Mi è dispiaciuto tantissimo!

Prendi il tuo cuore ferito e trasformalo in arte (pic by Gae)

Compiere un passo senza muovere i piedi…

Per fortuna ora è sceso un po’ di grigio e riesco a respirare meglio. Stamattina però ho stirato un mucchio di roba e in seguito ho fatto solennemente presente ai miei congiunti che non è necessario mettere da lavare magliette o pantaloncini dopo un quarto d’ora che li si ha addosso solo perché c’è molto caldo. Ne va della mia integrità psicofisica. Che è già abbastanza compromessa a causa di un abbonamento digitale ad una rivista ottenuto con i punti della vodafone che improvvisamente mi si è disattivato e il tipo dell’ufficio abbonamenti, che deve essere sicuramente un uomo anche se non si è mai firmato perché mi tratta con sufficienza e arroganza, come dire questa non capisce nulla eh! È proprio una donna! e lo vedo anche che alza il sopracciglio e arriccia il naso (tutte illazioni mie queste, anche se sono quasi certa che sia così 🤣), mena il can per l’aia da una settimana! Per fortuna ieri sera sono andata ad una cena bella, una di quelle che non fai in tempo a tornare a casa che iniziano ad arrivare messaggi con tanti grazie, qualche foto e cuoricini, che sono quelle cose che io adoro, perché sapete quanto credo nel potere magico della gratitudine. Infine pensavo a quanto è importante saper compiere un passo senza muovere i piedi (Rumi)

La poesia delle parole

Leggo moltissimo perché non posso farne a meno, da quando ero piccola. Mi nutro di storie e di poesie perché la mia non mi basta, so che ho bisogno di altre storie per leggermi davvero. E ho un vitale bisogno di parole per raccontarmi ciò che vivo e più ne posseggo più capisco che cosa (mi) accade. Leggo, coltivo, nutro, invento, curo, ascolto, venero parole e per me non può essere diversamente. Da loro mi faccio cullare e sospingere il più possibile. Ogni volta che posso e riesco. Quasi sempre. Da un po’ mi rendo conto di conoscere poche parole per raccontare i colori e in questa vacanza al mare ho respirato e vissuto troppi colori per non chiamarli per nome e allora eccoli qua! Poi il gioco è di riconoscerli nelle foto che ho messo nel piccolo video. Strega comanda color…………………….

Acquamarina, albicocca, amaranto, ambra, arancione, anguria, azalea, azzurro, azzurro fiordaliso, beige oliva chiaro, bianco, bianco antico, bianco floreale, biscotto, blu, blu alice, blu bondi, blu comando stellare, blu dodger, blu marino, blu reale, bronzo, cardo, carta da zucchero, celadon, celeste, ceruleo, ciano, cobalto, conchiglia, cremisi, fiore di granturco, foglia di tè, fucsia, giada, giallo sabbia, giallo scuolabus, glicine, grigio ardesia chiaro, lampone, lavanda, limone, magenta chiaro, oro, pistacchio, rosa pastello, rosa vivo, rosso, rosso fragola, rosso rosa, rosso violetto chiaro, sabbia, terra d’ombra bruciata, turchese, uovo di pettirosso, verde marino, zaffiro.

La poesia delle parole!

Nel video parole, colori e poesia fra Bellaria, Rimini e Santarcangelo 🌊💙🙏🏻🐚

Ci fidiamo del bene

Siamo a casa da ieri sera tardi, molto tardi. Sì perché abbiamo voluto rimanere fino all’ultimo in spiaggia, c’erano molte cose da finire di fare… Fare scorta della risata della Benny che faceva il bagno con le sue amiche al largo. Galleggiare nel mare a pancia in su e coi capelli sciolti, ascoltando bene come l’acqua ovatti tutto il chiasso e trovo questo un insegnamento prezioso; quando attraversiamo momenti duri o c’è troppa confusione dentro e attorno a noi, lasciamo che il mare ci attraversi e ci insegni a galleggiare serenamente in ciò che non possiamo cambiare, pulendoci e aiutandoci a mettere le distanze giuste. E lasciamoci anche trasportare dalla corrente, che non è sempre un male l’abbandonarci, anzi. Poi c’erano altre conchiglie da raccogliere e da mettere nel barattolo di vetro che ho trovato nel frigo, sempre dono di mia suocera, oltre allo stinco di maiale abbandonato e che per ora nessuno trova il coraggio di mangiare, viste le temperature! Bè, nel barattolo molto carino, piccolino, con il classico tappo dorato doveva esserci della marmellata; quando l’ho trovato non ne era rimasta neppure una cucchiaiata e ora ci sono le mie conchiglie. È la prima volta che porto a casa un ricordo del mare, ma sto diventando molto romantica, lo sapete e infatti il barattolino con il suo contenuto prezioso ora è lì, appoggiato sul tavolino accanto a me e mi sembra una cosa meravigliosa sapere che cosa ci fa bene avere accanto. Dei talismani, dei sigilli a momenti importanti, degli amuleti… Non possiamo vivere senza magia! E io la magia cerco di tenermela sempre addosso e nello sguardo attraverso braccialetti preziosi di acquamarina e citrino che nell’acqua del mare ha cambiato colore, con il mio behappy tatuato, le stelline nei capelli, il profumo di verbena, gli anelli che sono persone e azioni dentro di me… E fidiamoci sempre del bene, mi raccomando! La tenerezza è uno scudo protettivo (This is a Good guide, di M. Eyskoot).

Jimmy e i suoi braccialetti della fortuna inesauribile

Io so per certo che la vacanza a Bellaria sta finendo non tanto perché conto i giorni, ma perché la sera prima del rientro incontriamo sempre, e dico sempre, Jimmy! Solo il 30 luglio, nello stesso posto, alla stessa ora. È un appuntamento fisso. Lui ci ha venduto 3 anni fa dei braccialetti della fortuna che non si sono ancora spezzati. Glielo abbiamo fatto presente, ci ha risposto che il suo ce l’ha da 14 anni e ce ne ha regalati altri tre e che la nostra fortuna è sconfinata e in un certo senso ha ragione. Jimmy sorride sempre e stasera ha iniziato a ricordare Benny da piccola, ha perso l’autobus per Rimini per parlare con noi anche se il prossimo ci sarebbe stato dopo mezz’ora. Domattina abbiamo appuntamento perché mi deve portare delle conchiglie e gli chiederò meglio dei suoi ricordi, della sua storia, per portarlo un po’ a casa con me, in attesa di rivederlo l’anno prossimo, sempre il 30 luglio, sperando che non gli accada nulla, perché Jimmy è nero nero e ora non tira una buona aria per quelli come lui, nonostante il sorriso e l’essere qui da ormai tantissimi anni. Costruiamo bellezza e gentilezza, ma l’aria che si respira è brutta, stantia, finemente violenta e non è possibile rimanere indifferenti. Questi giorni di vacanza sono davvero volati. Siamo abbronzati, riposati, con nel cuore tanti ricordi belli. Questa volta ho parlato meno del solito con le persone, mi sentivo di dover stare raccolta in me stessa e assorbire e risparmiare parole, più che spenderle. Oggi però a riva ho incontrato una signora che ho nel cuore, una di quelle donne sagge, che mi ha raccontato esperienze dolorose vissute quest’anno e allora mi sono resa conto di quanta differenza possa fare un sorriso, un cenno gentile che facciano sentire accolti e ascoltati. Ciascuno di noi percorre sentieri complicati, a volte dolorosi, cerchiamo di lasciare sempre impronte di luce. Sono un po’ triste per la fine della vacanza, ma ho anche tanta voglia di rivedere la Miranda e Pipi e di poter finalmente guardare la tv dal mio divano, perché nella casa al mare il divano non c’è. Vado a nanna, che domani mi aspetta Jimmy!

Quale desiderio esprimereste adesso, buttando la monetina nell’antico pozzo di Santarcangelo?

Il mondo che vorrei

Che bella festa il Summer Pride a Rimini, ieri sera! Ho ballato talmente tanto che mi fanno ancora male i piedi! E c’erano tante famiglie con bambini, molte coppie di tanti colori, con l’arcobaleno dentro. Un piccolo grande spaccato della società che vorrei, più sorridente, civile, gentile, aperta, fiduciosa, libera. Ieri sera eravamo al Summer Pride tutti insieme, ed eravamo davvero tanti, per dire che accettiamo questa realtà con amore e nonostante tutto, ma con la serena consapevolezza che dobbiamo fare ancora tanto perché la libertà sia di tutti e quindi autentica. Il governo che abbiamo ora non aiuta, anzi. Ma noi pensiamo, balliamo, sorridiamo, beviamo mojito, cantiamo, urliamo, manifestiamo e andiamo avanti! In spiaggia siamo andati via prima e alcuni amici si sono stupiti, di solito siamo i penultimi. Quando Benny ha detto che andavamo al pride sono rimasti basiti, hanno iniziato a guardarci straniti e a chiedere come mai andavamo, se era per vedere fenomeni da baraccone. Ci ha pensato Benny a zittirli, dicendo “Andiamo perché è giusto! La battaglia per i diritti è di tutti!”; non so se hanno capito, ma intanto abbiamo provato a dirlo.

Nel frattempo oggi pranzo a Sant’Arcangelo, paesino medievale incantevole. Si sentono ancora i passi di Tonino Guerra, un altro poeta semplice che adoro. Poi bevo granite alla menta e passeggio tanto facendo respiri lenti e profondi e sorridendo ogni volta che il mio cuore chiama angeli tintinna nella borsa. Buona luminosa serata!

Gentilezza e gratitudine

Sdraiata sul lettino, investita da un blu luminoso e sfacciato, penso. Penso che se si possiedono la gentilezza e la gratitudine si è davvero molto ricchi, perché tutto ciò di cui abbiamo bisogno poi troverà il modo di raggiungerci. Senza dubbio. Stasera tutti col naso all’insù ad ammirare l’eclissi di luna. Sento già tutta l’energia preziosa di questi allineamenti magici.

Borgo vecchio, Rimini

Un vialetto, una bici blu, il profumo di salsedine e di borotalco

Stamattina ho fatto yoga in riva al mare, all’alba. Io amo lo yoga gentile, piccolo, intimo, scintillante. Quello che ti porta a fare una fatica che ti pone in profondo contatto con te stessa e alla fine sei leggera leggera, in pace, rigenerata. Non mi piace invece lo yoga dei fuochi d’artificio, quello che il mio maestro definisce egoyoga, delle posizioni ad effetto anche se non si ha la minima idea di chi ci si trova di fronte, quello della prestazione veloce, del respiro che… ah, stavamo respirando?! L’alba però è stupenda e il mare a quell’ora ha un suono dolce, blu, sa di salsedine e borotalco. Poi due chiacchiere con Umbe, il mio bagnino del cuore e via, al mercato del pesce in bici a prendere le vongole appena raccolte e poi i bomboloni per colazione, alla crema per me e per Massi e al cioccolato per Benny. Quest’estate il colore della felicità è il blu con tutte le sue declinazioni, ve l’ho già detto. Noto solo quello e mi sembra che tutto il bello sia dipinto così. I gabbiani stanno ridendo e mi fanno tornare in mente l’idea che mi è venuta qualche anno fa che mio papà ora sia un gabbiano. Nei giorni dell’anniversario della sua morte, sono passati 12 anni, ci penso sempre… e poi c’è il mio vialetto, ho deciso che ogni anno farò la stessa foto, in cui sarò sempre io ma sarò anche diversa, sempre in cammino, lontana e vicina dalla me dell’anno precedente. Tornerò però sempre in quel vialetto in cui Benny si sbucciò per la prima volta il ginocchio, in cui ho sentito per l’ultima volta la voce di mio padre al telefono, accanto a tanti cuori, alcuni dei quali sono sempre qui, vicini. Questo vialetto è e sarà per sempre uno dei percorsi più belli del mio cuore.