Abbracci terminali

Oggi ho visto l’amore da molto vicino. Un amore che si china su lei per l’ennesima volta e ciascuna potrebbe essere l’ultima, un amore che dice ecco, ti sto avvicinando il bicchiere alla bocca, non avere paura, prova a bere e se lei non beve l’acqua allora prova col chinotto che le è sempre piaciuto così tanto, ma niente, non beve. Un amore che dice spero che soffra il meno possibile ma anche hanno detto che sabato la dimettono. E se a quell’amore dici vuoi che ti vada a prendere al bar qualcosa di caldo, quello che vuoi tu, così non ti devi allontanare da qui e stai più tranquillo lui ti risponde lei ha tutto grazie.

Quando si va a trovare una persona che sta soffrendo tanto bisogna stare attenti a non abbracciare troppo stretto chi è accanto a quella persona perché non si spaventi, perché non pensi ecco, è un abbraccio di quelli che sta per accadere qualcosa di molto brutto. Mai dare abbracci terminali, troppo stretti, assoluti. Io stasera non ce l’ho fatta, ho stretto troppo, ma vedere l’amore da così vicino mi ha tirato fuori tutta la forza che ho.

(📷 i cigni di Sirmione)

Il tulipano tulle, ossia il tullipano

Massi mi ha regalato i fiori stasera. Mi ha detto “Sono andato dalla fioraia stasera perché avevo paura che domani i fiori più belli fossero finiti”. Ha detto proprio così. E mentre andava a prendere la macchina nel parcheggio, una ragazza bionda che non conosceva è uscita da un negozio e si sono quasi scontrati e quando lei ha visto i fiori ha esclamato uuhh, siamo innamorati qui! e lui sì, e ci sposiamo anche! e ovviamente poi è stata tutta una raffica di domande tullose.

Questo d’ora in poi si chiamerà tulipano tulle.

 

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Parole e schiaffi volano…

Come sono stanca stasera! Ma stanca stanca. Per la giornata, ma anche di tante cose… poi passa, certo, per carità, ma nel frattempo sono stanca. Passo dal tulle assoluto alla brutale quotidianità, quella in cui le persone litigano e ti chiedi se lo fanno perché non si sono capite veramente o se per caso agiscono così per creare ancora più lontananza. I giorni bruti in cui ti chiama il tuo assicuratore e ti dice che quello che ti ha sfondato la portiera ed è scappato ha dichiarato alla sua assicurazione online che non è assolutamente stato lui e che addirittura quel giorno non si trovava neppure a Sassuolo! D’altra parte che cosa mi aspettavo da uno che mi ha insultata per un danno fatto da lui, poi ha finto di accostare per compilare la constatazione amichevole ed è scappato, pur sapendo che avrei certamente preso la targa… Scrupoli nessuno, di certo. Ma andrò avanti con l’assistenza legale per fortuna compresa nella mia polizza assicurativa. Anche perché sapete che sono un po’ signora Fletcher nel cuore ed è una questione di principio. Poi mi sono precipitata in libreria per prendere il libro di Missiroli uscito oggi e la libraia è caduta dalle nuvole, ma ciò che è peggio in assoluto è che neppure ce l’aveva e per me è un semidramma, perché io il libro di Missiroli lo volevo subito, come tutte le cose che ho aspettato tanto. Insomma, davvero una giornata pesante!

In compenso domani arrivano il divano e la poltrona nuovi che abbiamo ordinato poco dopo Natale e ce li stanno consegnando in anticipo rispetto ai tempi. Il divano da cui vi sto scrivendo ha 16 anni e me l’aveva regalato mio padre. Mentre mi preparo a salutarlo penso alle tante persone care che qui si sono sedute, a quello che questi cuscini hanno sostenuto e custodito e penso che un divano è un po’ metafora del cuore. È la prima volta che con Massi acquistiamo qualcosa di importante e pensato a lungo, che diciamo vorremmo la sala così, così e così, quel quadro lo buttiamo, facciamo la cernita dei millemila libri e teniamo solo quelli più importanti e sarà una lotta veramente durissima, poi qui metteremo un tappeto, però aspettiamo che arrivi il divano, prima di sceglierlo e il mobiletto della tv, il mio preferito in assoluto, lo mettiamo al centro della parete e vorrei tanti cesti e cuscini… Togliamo per aggiungere solo il noi, lo scelto e il pensato insieme. Una perfetta preparazione al giorno di tulle!

Biscottino sta ancora prendendo il cortisone, ma da due giorni ha imparato a sputare la pastiglia perché non ne può più e fa molto ridere… oltretutto mi ha fatto tornare in mente la mia Nonnina che ad un certo punto aveva iniziato ad avere dei seri problemi di pressione alta nonostante fosse in terapia… Dopo giorni e giorni ci siamo accorti che faceva solo finta di prendere la pastiglia e che in realtà la buttava dietro al termosifone e non so quante ne sono spuntate quando abbiamo smontato il pannello! La mia Nonnina…

Per concludere, sono convinta che le nostre vite siano sul serio una questione di karma, anche se non tutto dipende da lui. Tantissimo però sì…

“Karma è una parola di origine indiana che significa azione ripetuta. Bisogna fare attenzione a non confondere il karma con l’idea occidentale di fato o destino o predestinazione. Non è qualcosa di imperscrutabile che ci piomba addosso dalla nostra nascita, nè ci viene assegnato dagli dei. È semplicemente la somma delle nostre azioni, dei nostri pensieri e delle nostre parole…” Rossana Campo

Bionda tulle

Oggi sole meraviglioso, cappotto rosso, niente berretto e via, al mercato! Il signore del banco dei fiori mi aveva promesso la settimana scorsa che mi avrebbe portato i muscari perché io senza non posso stare e quelli che avevo da molti anni me li ha mangiati Biscottino appena sceso da Fanano. A proposito di Biscottino, dopo giorni molto difficili ora finalmente sta meglio; forse è stato male perché i muscari gli stanno fiorendo nella pancia! D’altra parte è stagione di fioritura per loro.

Comunque, dicevo che sono stata al mercato. Ho trovato un parcheggio per grazia ricevuta proprio nella piazza e mentre parcheggiavo è uscito all’improvviso un signore dal cespuglio sul marciapiede, roba che fra un po’ lo metto sotto, per fortuna andavo pianissimo e dice “Che meraviglia essere investiti da una bella bionda!” e io sono stata molto contenta di sentire che mi ritiene bionda, perché ultimamente non so codificare bene il colore dei miei capelli. La mia parru per tagliare corto mi dice è il colore C.C., cristinacattini, ma questo colore cristinacattini non lo capisco molto bene e biondo certamente mi rassicura di più di C.C.

E bionda, con la frangia spettinata, felice, col cappotto rosso e il sole in testa sono andata a prendere i miei muscari e il fioraio è un uomo di quelli che solo al mercato si incontrano, ruspante e simpatico, amichevole con tutti non solo perché deve vendere e ogni volta ci facciamo molte risate. Poi annusando il profumo di formaggi, l’odore del pesce, ascoltando il violino di una ragazza che spesso vedo anche in piazza Grande a Modena, sono andata a rivisitare gli angoli belli di Sassuolo perché uno dei miei segreti di gioia è quello di guardare e riguardare con occhi nuovi ciò che ho attorno e c’è così tanta bellezza che mi splende ancora di più il sole in testa. Ieri ad esempio prima di yoga sono andata ad assistere al restauro di una mummia bambino al Palazzo dei Musei e sono rimasta stupefatta quando ho visto che pian piano lo avvolgevano nel tulle. Il tulle! La parola del mio 2019. Il tulle per la sposa, ma anche per la morte, perché forte come la morte è l’amore, anzi, di più.

Tulletulletulle.

Il modo in cui ti ami è il modo in cui insegni ad altri ad amarti. Rupi Kaur

Niente è più grande delle piccole cose…

Chissà com’è accaduto, che sono sempre stata così curiosa! Così affascinata e attirata da storie, le più diverse… spesso brutte, non a lieto fine, a volte raccapriccianti, che tuttavia stanno lì, con tutti i loro particolari, come tante polaroid scolorite e preziose in un vecchio album che quando lo sfogli fa rumore come di foglie secche calpestate in un bosco.

E io me ne prendo cura e, attraverso la memoria, mi prendo cura anche di me. Della bambina che sono stata. Delle storie che mi hanno resa così, esattamente così. Ultimamente vedo il bello di tutto questo, intravvedo un dono qua sotto e comprendo che le mie storie danno parole ad altri cuori…

Comequando… Non a caso.

Raccontare è un gesto sacro, perché quando trovi le parole giuste hai conosciuto, hai addomesticato, hai lasciato che quella narrazione ti cambiasse, per sempre. E i modi di raccontare sono tantissimi! Una foto, una canzone, un film, una poesia, un abito, un sorriso, un gesto di tenerezza, un pensiero silenzioso di benevolenza, un movimento lento e solenne, un fiore… nella certezza che ciò di cui ti prendi (o non ti prendi) cura torna indietro, come un’eco, come un karma. Sempre.

Ieri una persona molto cara che conosco da trent’anni, appunto, mentre mi sforbiciava una frangetta leggera e spernigata, mi ha detto che è orgogliosa della donna che sono diventata, di come è facile per me ora cambiare rimanendo sempre la stessa. Queste parole sono state una carezza e una conferma che mi rende forte e orgogliosa anch’io di me ed è tutto dire. Sempre ieri ho assistito alle riprese di un docufilm che racconta una vicenda pesante di quando ero bambina e che ricordo benissimo perché il corpo di una delle giovani prostitute fu trovato in un fosso dietro casa mia e questi omicidi sono ancora sospesi nel nulla perché il colpevole non è mai stato trovato. Ieri però sono state trovate le parole, le luci dei lampioni gialli sulle strade negli anni 80, i costumi di allora che non sono poi tanto diversi dai nostri abiti o travestimenti di oggi.

Oggi invece ho ripensato ad un luogo che confinava con il giardino delle scuole elementari che frequentavo e mia madre e la maestra mi dicevano “Non avvicinarti a quel cespuglio, che dietro ci sono i matti del manicomio!” e ancora oggi mi chiedo se era un modo di dire tipo se non la smetti di piangere arriva la strega e ti porta via o se era vero. La certezza è che con la nostra siepe confinava il giardino di una scuola speciale fatta di classi differenziali poi chiusa per decreto del tribunale dei minori per disumanità.

Disumanità, la porto dentro. Soprattutto oggi.

Non cercare un senso a tutto perché tutto ha senso

Anche in un chicco di grano si nasconde l’universo

Perché la natura è un libro di parole misteriose

Dove niente è più grande delle piccole cose. Simone Cristicchi

〰️ Riprese di Labbra Blu. 🙏🏻 Francesca e Roberta Vecchi〰️

Asana di tulle

Vi siete mai chiesti se esistono Asana di tulle? Certo e ognuno ha le sue. Le mie sono sethu bandhasana e halasana. La pratica di ieri sera è stata una delle più belle che ricordi! Me ne accorgo quando il respiro si fa onda. E quando senza fare troppa fatica esce molta luce. Non avevo mai fatto queste Asana a yoga, ma pian piano, gesto dopo gesto, è affiorato il ricordo di quante volte da piccola in quelle posizioni mi ci mettevo molto naturalmente e stavo lì, da sola, a pensare, a guardare, a ridere. Tornata a casa ho fatto vedere sethu bandhasana e halasana anche a Benny, a Giulia e a Massi e Benny mi ha detto che non sa bene come mai ma anche lei da piccola si arrotolava così. Allora ho wathsappato al Maestro “Ma perché da piccola facevo sethu bandhasana e halasana secondo te?” e lui “Perché sono posizioni fetali, di chiusura in sviluppo ma anche di apertura potente dopo la chiusura e da bimbi la memoria è ancora molto forte…” Ecco, ma vi rendete conto della meraviglia?!

Namasté

Tulle

Ho scelto la Parola del mio 2019.

Tulle.

Tulle come una ballerina con lo chignon, come fare l’amore quando fuori nevica, come dire , come Biscottino quando ride mentre dorme, come il profumo dei capelli di Benny e la soddisfazione che si prova quando arrivi alla fine delle giornate in cui sei stata sempre te stessa, come quando riguardi le foto ingiallite di quarant’anni fa e Massi ti accarezza il braccio mentre lo fai e anche come affrontare il proprio dolore per lasciarlo definitivamente nel passato. Perché il futuro sia sempre e solo soffice come il tulle.

Cara Maria… tuo Peppino

Vi dicevo che ieri in un mercatino dell’usato ho acquistato un pacchettino di lettere d’amore di un soldato, Peppino, a sua moglie Maria. È stato molto emozionante leggerle, annusare la carta che sa di vaniglia, inchiostro e muffa, immaginarli e provare a cogliere tutti gli indizi utili a capire dove è avvenuta questa storia d’amore. Intanto ve le trascrivo esattamente come le ho trovate. Sono sei lettere di lui a lei.

Cara Maria_ Sono tre giorni che non ricevo tue notizie_ Forse non hai tempo per scrivere? un ritardo postale? spero non sia ciò dovuto a tua trascuratezza o dimenticanza o peggio ancora a malessere. Aspetto però con molta fiducia di potere ricevere questa sera. Non so se tu riceva regolarmente e in breve tempo. Io ti scrivo quasi tutti i giorni. Come stanno le bambine, come stai tu e come ti trovi nel TUO Coriano? Credo a tuo agio. Puoi ripensare a tempi migliori e più felici senza però dimenticarti che sei madre, con tutte le inevitabili conseguenze_ Certo che adesso fa molto caldo qui e credo che sarà la stessa cosa anche costì, quindi è preferibile anzi più salutare passare un po’ di tempo in montagna che riscaldarsi fra quattro mura in città_ In una delle ultime tue lettere mi dici di lasciare i bagni e ritornare da te. Magari! me ne infischierei dei bagni e del sole. Ritornare a bagnarmi nel nostro bagno, fare lunghi sonni ristoratori nel nostro letto, stare vicino a te e alle bambine: questi sono i miei sogni del presente_ Speriamo che questi presto si avverino! Quanto lo desidero! ritorneresti subito a casa? Saluti a tutti_ Baci alle bambine e molti a te_

Peppino

P*M*22A -29-7*1941 = XIX

 

 

Cara Maria. Sono soddisfatto della tua guarigione e di quella di Fiorella. Mi fa pure piacere il sapere che la piccina cresce bene e sta ingrassando e che anche la Teresa sta bene ed è tanto vivace. Le dispiacerà molto ritornare a casa perché potrà godere di una libertà più limitata. Mi dici che ritorni a casa, ma ti sei dimenticata di dirmi se ti sei trovata una serva come ti dissi e come desidero che sia. Spero però che avrai già provveduto anche se non me lo hai fatto sapere. Non voglio che tu sia sola con le bambine, non ci riusciresti a fare tutto, qualchecosa dovresti trascurare. C’è sempre tuo zio a casa nostra? Lorenzo è venuto a casa? Finalmente hai ricevuto i soldi. Eri rimasta senza? Guarda di limitarti nelle spese. Vedi però se l’Antonietta ha bisogno di qualchecosa e compera. Io sto bene e attendo con ansia di potere ritornare da te e colle nostre piccine. Spero di potere fare una scappata al più tardi in novembre se non mi assisterà la fortuna per rientrare tutti prima. Ho un grandissimo desiderio di rivederti e di potere vedere Fiorella. Mi ha scritto la Main ed anche la Luigina e mi dicono che l’Antonietta sta bene e che si diverte un mondo così libera con le possibilità di muoversi e camminare a suo piacimento. Hai già fatto la provvista di legna necessaria per tutto l’inverno?

Baciami tanto le bambine. Saluti ai tuoi. Baci affettuosi a te.

Peppino

P. M. 22A, 21/8/1941 = XIX

 

 

Cara Maria. Ho saputo dall’Antonietta che la Luigina sta bene. Siccome le avevo chiesto se avesse bisogno di qualche cosa mi dice che le occorrono delle vestine pesanti. Del resto credo che già lo saprai perché doveva scrivere anche a te. E allora vedi di mandarle quanto sopra detto. Hai già riordinato la casa? Come ti trovi ora? La bambina sta bene? Carlo viene ancora da te? Io sto bene. Il tempo passa lentamente e sempre attendo il momento di potere ritornare a casa_ Mandami al più presto che puoi le fotografie delle bimbe e tua. Un buon fotografo è Codeluppi. Che ne dici? Scrivimi a lungo. Io ora devo finire per imbucare perché è ormai l’ora della levata.

Baciami tanto le bambine. Baci

Peppino

4-9-1941 = XIX

 

 

Cara Maria_ Da tre giorni non ricevo tue notizie. Sono desideroso di averne al più presto. Credo che tu abbia già ricevuto il vaglia_ Spero che tu e bambine stiate bene_ Io pure sto bene_ Ora sono giornate continue di pioggia che diluvia addirittura ed allaga i campi delle vallate_ Per fortuna che io sto a monte e mi trovo sempre la strada lavata in modo eccezionale_ Mi ha scritto Pierino da casa e mi dice che l’Antonietta sta bene e che la tengono riparata dal freddo, giacché a Belleo nevicava nei giorni scorsi_ Attendo tue notizie e poi ti scriverò più a lungo_

Baciami tanto le bambine_ Bacio te tanto tanto_

Peppino ✔️

5-11-1941 = XX

 

 

13-11-1941 = XX

Maria carissima_ Da tre giorni non ho più tue notizie, l’ultima che ho ricevuto è del 7 u.s. Io pure ti scrivo sempre e non so come mai tu non riceva. Mi scrisse Pierino una settimana fa e mi diceva che avrebbe fatto una scappata a Reggio e poi non ne ho più risaputo_ Il 22 dovrà ripartire. Mi dispiace perché quando verrò in licenza non lo potrò vedere_ Quando non ho tue notizie non sto bene, mi resta un vuoto incolmabile nella mia giornata_ Non avendo di meglio rileggo le ultime tue e mi tengo davanti le fotografie di te e delle bimbe e spero di potere presto riabbracciarti e divertirmi un po’ colle bambine e fare la conoscenza di Fiorella. Spero di trovarvi tutte bene. Però non so ancora quando potrò venire_ Sappimi dire se è venuto Rubini da te. Il giorno di San Martino ho mangiato le castagne, ma non erano buone e costavano in lire italiane sei e venticinque al chilogr. Un tempo nelle nostre montagne con altrettanto se ne comperava un mezzo sacco. Hai avuto notizie dell’Antonietta? Certo che si troverà bene. Pierino mi dice che ha bisogno di scarpe, sai stando in campagna ne rovina di più_ Vorrei portarne un paio io ma non so il numero. Dovresti farmelo sapere_

Spero che domani mi giungeranno tue notizie_

Baciami tanto le bambine e ricordami a loro_

A te bacioni affettuosi e un tenero abbraccio_

Peppino

 

 

Maria carissima_ Ho ricevuto proprio ora la tua del 17 che mi arriva dopo sette giorni in confronto dei due normali. Ciò dipenderà dalla sosta negli uffici della censura giacché è censurata. Questi ritardi mi seccano parecchio. Ora non so come fare per i soldi perché contavo che ti bastassero fino alla fine del mese e poi rinviandoli adesso non ti arriverebbero che ai primi del prossimo e per i primi spero di potere partire anch’io. Fino ad oggi non so una cosa sicura, ma domani dovrei saperlo e se verrò io non te li spedirò e in tal caso cerca di rimediare come meglio puoi, ma non lasciare di pagare l’affitto_ Pierino ti ha detto se mi ha scritto o meno, perché dal 5 u.s. non ho più avuto notizie da lui? Sono ora tranquillo perché tu mi dici che a casa stanno tutti bene, sia la mamma che l’Antonietta è sono particolarmente soddisfatto che questa cresca bene sana e vigorosa e che lassù la tengano volentieri e ne abbiano la massima cura_ Il tuo desiderio che io ritornino non può essere superiore al mio di rivedere te e le piccine e massime Fiorella_ Penso sovente a voi tutte e se resto solo sii sicura che penso a casa. Sono oggi otto mesi passati da quando sbarcai la prima volta in Albania e credimi pure che non ho mai passato un giorno senza ricordarmi più volte della nostra famiglia ed ora maggiormente ci penso avvicinandosi il momento in cui ti potrò riabbracciare, mia cara_ Ora poi guardo spesso le foto di te e delle bambine e solo queste mi servono a meglio ricordarvi quali realmente vi ho viste e lasciate_ Solo di Fiorella non posso avere un’immagine diversa giacché non l’ho mai vista. La tua proposta di passare insieme il Natale dalla mamma è per me più che bella, ma non posso dare ora assicurazione di sorta perché la mia licenza sarà di venti giorni e potrei ripartire anche prima di Natale se potrò venire presto_ Capirai che non intendo ritardare la partenza quando mi sia concessa la licenza. Ora riprendo a scrivere e ti dico che domani il mio capitano porterà al comando di artiglieria la mia licenza per la firma_ Ti scriverò però ancora appena saprò quando sarà firmata e quando mi potrò presentare all’imbarco_ Tu scrivimi ugualmente_ Per ora baciami tanto le bambine_ A te baci affettuosissimi ed arrivederci a presto, mia cara_ Dimenticavo una cosa. Dovresti andare dal sarto e metterti d’accordo perché mi possa fare il vestito appena ritorno, almeno i calzoni. Potresti rivolgerti a quel sarto che mi fece il paletó_ Devi chiedergli se ha tempo per farmi il vestito quando arriverò senza però potergli precisare la data, ma di farlo immediatamente che altrimenti non mi servirebbe.

Bacioni tanti

Peppino

24*11-1941 = XX

Tesoro mio…

Sono pazza di gioia! Stamattina ho finito prima di lavorare e ho fatto un salto in un negozio di robe usate… Ho sempre snobbato questi posti, ma oggi alla fine è nato un amore profondo e probabilmente eterno fra me e tutti quegli oggetti pazzeschi che trasudano storie e vita! Mi batteva fortissimo il cuore perché cercavo di scorgere la vita dietro e sono stata attraversata da tanta magia. Cercavo un cesto, non l’ho trovato. Però ho preso un fascio di lettere di un soldato al fronte alla sua amata, due vasetti di farmacia antichi per i fiori del matrimonio, una scatola di cartoline erotiche degli anni 50 e un poster di un vecchio personaggio della pubblicità, Svanitella. Indovinate il perché! E poi queste Balducci incorniciate, mi sono commossa! Chi ci avrà mosso i primi passi dentro? E ora dove si troverà quel bambino? Starà bene, saprà che le sue scarpine sono in vendita da un robivecchi? Provo una gioia fortissima! Buon pomeriggio 💖

In pace.

“Stiamo parlando della Nonnina…”

“No, stiamo parlando di soldi”

Respira.

Respira ancora. Respira ancora, ancora e ancora.

Silenzio.

Adesso puoi finalmente riposare in pace, Nonnina.

Un lungo rosario di io io io

La maggioranza delle azioni che compiamo ogni giorno sono scelte e uno dei miei obiettivi per il 2019 è di renderle sempre più consapevoli, per quanto posso. Oggi ho dovuto esercitare una consapevolezza altissima, riflettendo bene bene su chi sono e su cosa non voglio essere e penso che saper essere fedeli a se stessi sia uno dei più grandi traguardi che possiamo raggiungere, ovviamente con la costante apertura al cambiamento sempre necessario. E allora, nonostante il braccio sinistro molto informicolato e una buona dose di tristezza nel cuore, ho respirato profondamente, ho scelto con cura le parole da non dire e ho cercato di pronunciare solo quelle vere, anche se dure. E ad un certo punto non ho risposto più, scegliendo di respirare ancora più profondamente per stare in contatto con la me vera, non con quella che si voleva richiamare con quegli attacchi. Domattina chiuderò definitivamente una faccenda che mi ha rubato tanto sole, ma che mi ha dato anche molti strumenti per leggermi e riconoscermi.

C’era una volta, e c’è ancora, un lungo rosario di io io io detti da chi è sempre nel giusto, da chi si sente costantemente in diritto di ricevere e poco in dovere di dare altrettanto. E questi io io io spesso vengono cuciti sulla pelle dei più deboli, delle donne, di chi si sente sempre debitore.

Non più sulla mia pelle, però.

Nel frattempo per fortuna Elisa ha calligrafato in modo romantico e poetico Massimo Cristina e il nostro monogramma, ho la firma di una cara amica d’infanzia accanto alla mia per la prenotazione di quel giorno, ho scoperto che se vogliamo il tappeto rosso sullo scalone sono 88€… – 131 giorni, 12 ore, 44 minuti e 35 secondi. Ah, devo anche prenotare una visita dall’otorino, ma questa è un’altra storia.

(Ph. Massi 🧶)

Quando l’Amore è altissimo…

Uno dei segni inequivocabili dell’Amore è la cura.

Se poi l’Amore è altissimo allora la cura è intensissima e passi l’olio paglierino sul tuo mobile preferito, quello verde, bruci palo santo perché sia tutto pulito e ancora più sacro, ogni volta che c’è il sole appendi fuori le cose perché profumino di buono, lavi Fausto l’elefantino con cui dormi e lo fai asciugare sul termosifone perché sia pronto per la sera, spruzzi la lavanda sui cuscini per dormire meglio, stai molto attenta alle cose piccole e meravigliose, soprattutto al tulle bianco e hai in mente solo parole e storie per tutto ciò che di bello incontri.

Ieri siamo andati a firmare in comune per le pubblicazioni. Mancano 132 giorni, 20 ore, 35 minuti e 50 secondi. È stato emozionante e romantico anche se eravamo circondati da faldoni enormi di atti di morte e permessi di soggiorno di chissà chi. Metafora potente, che qualcuno in mezzo a tutto ciò firmi ancora per l’Amore. Eppure alla fine l’Amore è il tutto. Sempre. Dopo siamo andati a festeggiare ritirando una bella poesia con caratteri speciali che abbiamo fatto mettere in cornice e che porteremo alla nostra festa insieme ad un mucchio di altra poesia. Poi a pranzo fuori, tagliata di fassona e verdure alla griglia, solo acqua frizzante, niente vino perché ieri non ne avevamo voglia.

Ti porterò soprattutto il silenzio e la pazienza
Percorreremo assieme le vie che portano all’essenza… F. Battiato

Me lo merito

È tardi, tardissimo, ma non riesco a prendere sonno, sono troppo eccitata! Come una bambina. Ci sono giornate che mi sembra che ciò che volevo ma non sapevo di volere prenda così tanta forma e sia così tanto meraviglioso che mi viene un’energia addosso che rimango stordita dalla felicità. Stordita! Non abbastanza per dormire, però. E allora continuo a guardare in rete stivaletti bianchi e anfibi argentati e non riesco a fermarmi. Provo così tanta gratitudine per chi ho accanto in queste settimane! Mi sembra un miracolo. O forse lo merito e basta. Quello di cui sono certa è che sarà stupendo.

Certe mattine mi sveglio e sento il mio corpo molto più nitidamente e potentemente del solito perché lui ha passato buona parte della notte ad accarezzarmi, a ricordarmi con le mani chi sono, che forma ho, dentro e fuori.

-135giorni 11ore 2minuti 15secondi

Di calicantus e di come salvare la bellezza

Avete mai annusato bene il profumo del calicantus? È un profumo pungente ma soffice, sa di giallo e di aria pulita, ti racconta che anche se c’è freddo, se la maggioranza dei fiori e degli arbusti scelgono la primavera per aprirsi e profumare attorno, bè, anche se c’è freddo, se viene buio presto e gela tutto, si può sempre fiorire. Basta pensare di poterlo fare! E poi lo si fa. Come il calicantus.

Lo sapevano bene le nostre maestre. La maestra Santa Leonelli Frausin della mia amica Giorgia e anche la mia, che si chiama Milva Fregni. La mamma di Giorgia spesso prendeva la stagnola, ci avvolgeva alcuni rametti di calicantus presi dal giardino e diceva “Tieni Giorgia, portali alla Maestra!” e Giorgia era felicissima della felicità che sapeva avrebbe letto negli occhi della Maestra Santa, che tutto l’anno teneva pronti molti vasi per i fiori che portavano i suoi alunni. Lei non aveva figli. Tutti i bambini erano suoi figli. La mia Maestra Milva invece ne aveva uno, Luigi. Ci parlava spessissimo di lui e noi lo pensavamo come un eroe e un pochino lo era, visto che aveva perso il papà prestissimo ed era rimasto da solo con la nostra Maestra, che spesso ancora piangeva la perdita. La mia scuola era in un paesino di campagna, nello stabile che fino a poco prima ospitava il manicomio. Mia madre mi diceva stai attenta!, non ho mai capito bene a cosa e perché, forse pensava che qualche matto potesse tornare a spaventarci, anche se a me i matti non hanno mai fatto paura, me ne facevano molta di più tutti gli altri. Bè, anche la Maestra Milva amava tanto il verde, i fiori, i calicantus e soprattutto le primule. A ricreazione ci faceva andare in mezzo ai cespugli del grande giardino del manicomio; le altre maestre non volevano, ma lei sì, ce lo permetteva.

Una vera Maestra sa che uno dei suoi primi compiti è quello di educare al bello, ai colori puliti, all’aria profumata e crea le condizioni perché i bimbi sappiano poi riconoscere e riprodurre la bellezza. Un vaso di fiori è una lezione perfetta ed eterna.

Perché è vero che la bellezza salverà il mondo, ma soprattutto siamo noi a dover salvare la bellezza, che è un antidoto potente contro il male, contro la stupidità e tante brutte idee che stanno tornando nei nostri giorni.

Sii sempre gentile e coraggiosa…

“Sii sempre gentile e coraggiosa!” sono le parole lasciate in eredità a Cenerentola da sua madre. Trovo perfetto questo film per chiudere serenamente queste belle vacanze di Natale passate molto veloci. Tanti ricordi messi da parte insieme ai piccoli riti che ormai fanno parte della nostra famiglia e piano piano ne stiamo costruendo altri. I giorni che tornano, anno dopo anno, le feste, le tradizioni sono una coperta calda per la famiglia, uno scudo potente che protegge dal grigio dell’abitudine e della tristezza.

Nella quotidianità di domani porto le risate argentine di Benny e delle sua amiche mentre attaccano le polaroid appena fatte sul muro della cameretta che sta crescendo con loro. Anche io ho dato il mio apporto e con lo scotch ho messo dritto dritto in fondo al letto un piccolo poster di Frida Khalo, mio personale augurio per ciascuna di loro. Porto anche il pelo arruffato e i movimenti lenti e impacciati di Pipi, il nostro micio di diciassette anni e il respiro lento e profondo di Massi che mi dorme accanto. E poi anche tulle e sorrisi nuovi che in realtà vengono dalla parte più profonda di me e che già conosco.

Porto anche il proposito di imparare ad ignorare ciò che mi ferisce e di non attendermi più cambiamenti dove non ci sono aperture e aria pulita.

La rivoluzione è l’armonia della forma e del colore e tutto esiste, e si muove, sotto una sola legge: la vita. Frida Khalo

Maneggiare con molta cura

Ci avete mai fatto caso che è difficilissimo trovare persone che siano felici con te, mentre tutti sono subito pronti a condividere le tue sfortune e ad esserti vicini quando stai male? Credo che il tuo dolore aggiunga qualcosa all’altro, al suo essere scampato almeno quella volta al brutto che ti sta accadendo; il dolore degli altri si condivide volentieri perché non è successo a te e ciò è rassicurante. Mentre la gioia… bè, la gioia ha un valore altamente sottrattivo, come che non sia moltiplicabile ma solo divisibile, perciò se sta succedendo a me, non sta accadendo a te e quindi io ti sto sottraendo gioia, felicità, soprattutto se tu stai sempre in bilico e la vita ti rotola addosso senza che tu sappia spostarti, perché decidere costa, scegliere è faticoso, ma uno degli effetti collaterali più belli della scelta è appunto la felicità. In questo periodo mi capita di iniziare a condividere una mia grande gioia del 2019 e mi sto accorgendo che sono più le facce deluse e incredule di quelle contente e questo mi colpisce tantissimo! Non è un mio problema, sia ben chiaro, ma un pizzico di tristezza mi sale…

I miei propositi per il nuovo anno però si rafforzano, perché so che la mia felicità va condivisa solo con chi se la merita, tralasciando sensi di colpa e infantili bisogni di approvazione costante. La propria gioia è una cosa seria e va maneggiata con molta cura. Vale la pena essere sempre molto centrati e forti, capaci di darci il giusto valore, senza regalare e senza negare. Equilibri..

Altri propositi: fare l’elemosina ogni volta che posso, usare un correttore migliore di quello che ho ora, guardare il mondo per quest’anno attraverso uno strato di tulle e non smettere di fare cose che mi fanno molto ridere, come ad esempio fare un giro da sola sul trenino di Natale, in mezzo ai bimbi.

Vado a yoga. Buona serata! 🧘🏼‍♀️

Ancora proteggi

Il duemiladiciotto è stato l’anno del coraggio e della forza, ma anche della frangibilità estrema, totale, del pane e delle rose. È stato l’anno del bullismo a Benny, dell’intervento al seno, della scarlattina, del respiro presente, qui e ora, del saluto alla casa della Nonnina e alla bambina che lì sono stata, di Goliarda Sapienza, di Biscottino, dei capelli rosa e ora perla, del vedere poco futuro e del vederne invece poi molto grazie ai sogni e a ciò che per tanti anni si è custodito con cura e stupore, del corso di scrittura con Marco Missiroli e dopo con Ferdinando, il maestro di storytelling, del lasciare uscire parole e molti no, dell’amicizia e della prossimità, della crisi più profonda e del trovare soluzioni luccicose, dell’intervento a Massi e della sua malattia cronica, dell’assenza costante e dolorosa di egoisti felici di esserlo, del cambio del divano e dell’abitare il noi autenticamente.

Il duemiladiciannove sarà un anno importantissimo, di tulle e di fiori, di molti sì, di ceste con gatti acciambellati dentro e tempo che passa profondo e vero, mantenendo sempre il filo rosso della fedeltà a me stessa e ai miei sì.

Felice 2019, dal cuore

[…]

Ma ancora proteggi

la grazia del mio cuore adesso e per quando tornerà nel tempo

il tempo per partire

il tempo di restare…

il tempo di lasciare

il tempo di abbracciare. […] V. Capossela

 

Sono fatta di…

Sono fatta di

sogni infranti

dettagli inosservati

amori irrisolti

Son fatta di

pianti senza ragione

persone nel cuore

atti impulsivi

Sento la mancanza di

luoghi che non ho conosciuto

esperienze che non ho vissuto

momenti che ho già dimenticato

Sono

amore e affetto costante,

distratta quanto basta

non mi fermo un istante

Già

ho avuto notti insonni

ho perso persone molto care

ho fatto cose non promesse

Molte volte

ho desistito senza tentare

ho pensato a volte di fuggire, per non affrontare

ho sorriso per trattenere il pianto

Sono dispiaciuta

per le cose non cambiate

le amicizie non coltivate

chi ho giudicato

ciò che ho detto

Ho nostalgia

delle persone che ho conosciuto

dei ricordi che ho dimenticato

ed altri che temo di dimenticare,

degli amici che ho perso

Ma continuo a vivere

e imparare.

Martha Medeiros

(Ph. a Spazio Loom)

Mama mia, let me go

Oggi mia mamma avrebbe compiuto 70 anni. Il suo ricordo è una faccenda strana… Penso che non ci siamo mai conosciute veramente, lei sempre troppo presa dalle sue fragilità e da una madre cattiva e arida, io adolescente spietata. Ha trascorso tutta la sua malattia a pretendere una dedizione totale da me. È stata la prima che mi ha rubato la vita e la libertà facendomi credere che le brave figlie fanno così e io l’ho fatto, ho messo fra parentesi tutto di me, posticipato la laurea, ero sempre in ospedale con lei e, appena ritardavo un po’, ecco il suo sguardo accigliato, i suoi “da te non me lo aspettavo…”. Ho capito che il punto non sono i bravi figli, ma i bravi genitori solo dopo molto tempo che è nata Benedetta, quando ho iniziato a riflettere su ciò che per me era fondamentale trasmetterle. Ossia la libertà assoluta di diventare se stessa esattamente come vuole e vorrà e il mio esserci sempre e comunque. E assumermi sempre la responsabilità della mia vita, in modo da evitare di gettargliela addosso nei momenti di dolore, tristezza e disperazione.

La vita e la libertà ha poi continuato a rubarmela tutta la mia famiglia, per anni e io prigioniera di sensi di colpa e di una miriade di si fa così, si deve fare così e nulla era mai abbastanza, fino a pochissimo tempo fa.

Da alcune settimane però, preparando il nostro giorno, ho trovato nei miei ricordi dei semi belli lasciati da mia mamma… Da bambina mi faceva ascoltare i Queen e Bruce Springsteen e mi parlava di loro. Chissà poi perché ha smesso di farlo… In ogni caso la ringrazio di averlo fatto, almeno per un po’.

Pensieri seri, oggi… Ne scrivo un altro e poi basta. Avete notato che uno dei modi preferiti di certe persone di farti sapere che non gliene frega nulla di te è dirti “l’importante è che siate felici voi!” con particolare sottolineatura del pronome personale voi? Si beano in questo augurio apparentemente bello senza minimamente prendere parte alla felicità che andrebbe costruita anche grazie a loro. Pazienza! Non sanno cosa si perdono.

Nel frattempo grazie a pranzi, cene e colazioni di Natale ho messo su 3 kg e sono felicissima. E Massi mi ha regalato un’instax mini green che mi ricorda tantissimo la polaroid che mio padre mi regalò per la Comunione, scatterò foto incredibili.

E voi? Contenti dei regali di Natale?

Mamma