Lamenticchiandosi…

C’è un caldo birichino, la sinusite mi ha lasciata priva di olfatto e gusto e quindi il buono me lo devo solo immaginare per ora ma almeno non sento le puzze, la settimana prossima ho il concorso e poco tempo per studiare e anche un po’ di rabbia perché ancora a fare concorsi, alla mia età, governo ladro! però io davanti ai portici e ai colori di Modena mi infervoro e mi coglie una gioia inaudita! Nonostante tutto. E forse anche per tutto. Perché comunque sono molto fortunata e la devo smettere di lamenticchiarmi.

Oggi un mese dal tulleday, già.

Buona serata!

¥ ruamuro ¥

L’accaduto, l’ora e il non ancora

Con il passare degli anni mi sono accorta che uno dei modi migliori per accettare la vita che trascorre, a volte anche nel dolore, è il costruirsi dei riti di famiglia e scegliere e rispettare alcune tradizioni importanti. A ciascuno le proprie, l’importante è che ci siano e che si trasformino di anno in anno in occasioni per creare ricordi, sorrisi, unione, tenerezza, abitudini felici.

Oggi ad esempio siamo stati all’Infiorata di Pievepelago, come facciamo sempre per il Corpus Domini. Questa tradizione risale al 1600, quando il Papa incaricò alcuni pittori, fra cui il Bernini, di realizzare mosaici floreali per la processione solenne del corpo di Cristo. Il sacerdote cammina sui petali e per me è una immagine bellissima, quella di poggiare il passo su un tappeto morbido e profumato, colorato. È successo anche a noi, nel giorno di tulle.

Pievepelago è un piccolo paese dell’Appennino Modenese in cui la mia famiglia aveva la casa delle vacanze e lì ho trascorso le estati fino alla morte di mio padre. Per anni poi l’ho evitato come la peste, forse perché non ero ancora pronta a lasciar andare il mio dolore, le mie perdite enormi. Ci sono tornata di nascosto con Massi 5 o 6 anni fa, ma tanto nascosta non potevo rimanere perché tutti mi avevano riconosciuta ed era come che mi stessero aspettando, dopo tanto tempo! Tante cose erano cambiate e pian piano impari che è normale e giusto così, ma sai anche che in realtà ciò che è importante e prezioso non cambia mai, non passa e non trascorre, ma ritorna, fedele e puntuale. Come i riti.

La prima volta che ci tornai incontrai la Filomena, l’energica signora ultra 90enne che abitava proprio nella casa accanto alla nostra. Massi se n’è innamorato all’istante. Presidiava la via principale del paesino, camminava su e giù, su e giù, non aveva ancora la badante; mi vede, sfodera il suo sorriso migliore, non credevo che mi avesse riconosciuta davvero e invece lei dice Vè che c’è la Cristina!!! Ma come stai? E io Bene Filomena e tu?, Uuuhhh, io ho la diabeta e non posso più mangiare niente (aveva un gelato in mano), però non mi lamento. Ma senti, dimmi come stanno i tuoi… Filomena sapeva che entrambi non c’erano più, un tempo lo sapeva… Le ho risposto che stavano molto bene e lei Ne sono proprio felice, perché siete delle brave persone, ve lo meritate! Quello era stato un incredibile momento di sintesi fra l’accaduto, l’ora e il non ancora! Ogni volta Filomena mi chiede come stanno i miei e credo che loro stiano benissimo e glielo dico.

Poi c’è Roberto, la persona più simile a mio padre che è rimasta nella mia vita, suo grande amico e compagnone. Insieme ne facevano di tutti i colori! Per il primo aprile una volta hanno fatto stampare un manifesto poi appeso in tutto il paese in cui avevano scritto in forma anonima, ma che pareva molto un annuncio ufficiale, che tutti quelli che si fossero presentati il primo aprile in piazza tal dei tali alle ore X con un paio di scarpe vecchie, ne avrebbero ricevuto immediatamente un paio nuovo; in tanti si sono presentati, ma di scarpe nuove nemmeno l’ombra. Risate sotto ai baffi però tantissime. E poi le partite a briscola fra di loro, al circolo! Ogni volta che mi vede Roberto un po’ si commuove e mi abbraccia forte, come faceva mio papà. Oggi gli ho detto, sventolandogli davanti la mano sinistra, Robby, noi abbiamo fatto una cosa, guarda!!! e lui Lo smalto? Carino………, Ma come lo smalto!!! La fede, guarda! Ci siamo sposati! e lui Io sto per fare 47 anni di matrimonio e mia moglie non ha mai avuto l’abbassamento di voce una volta!, Ok, lasciamo perdere. Quando vedo Robby mio padre mi manca meno e mi manco meno anche io.

A Pieve ho anche raccolto i fiori e le erbe per San Giovanni, a proposito di riti e la ciotola con acqua e fiori è già fuori, in balcone. Domattina ci laveremo il viso e le mani con l’acqua di San Giovanni unita alla rugiada degli Dei con cui stanotte verrà benedetto il solstizio d’estate. E saranno salute, fortuna e amore!

(Ph. Massi ♥️)

La rabbia accanto alla tenerezza. Anteprima di parole scritte…

La mia psicologa mi ha detto che il giorno di tulle ero stupenda e autenticamente io, in ogni particolare. Si è un po’ commossa vedendo le foto e io le ho chiesto se per caso diceva così perché è la mia psicologa e lei mi ha risposto che devo imparare ad accettare sempre di più i complimenti e i miei successi, perché me li merito e ciò che sono ora è solo per merito mio. Me lo dice sempre. Sarà vero?!

Sì! Ho fatto tanta fatica ad essere la me di oggi. Ho attraversato tantissimo dolore e la mia vita non era altro che una risposta perenne a ciò che facevano gli altri, alle loro pretese, alle loro incapacità di gestire problemi ed emozioni, al loro sentirsi più grandi grazie al mio farmi sempre più piccola, muta, invisibile. Non potevo e forse non sapevo scegliere.I sensi di colpa erano l’aria che respiravo e i miei respiri si sono spezzati a metà per decenni. Poi la scorsa estate sono stata davvero male, ero confusa e impaurita, tutta la stanchezza e la rabbia che avevo dentro cercavano canali per uscire e intanto scorrevano carsici in me. Non capivo perché non c’era più nulla di abbastanza bello, tutto mi feriva, il dolore aveva assunto le sembianze del non amore ed ero terrorizzata, mi sembrava di aver sbagliato tutto.

Ho chiesto aiuto subito perché volevo assolutamente vivere, non sopravvivere. La vita per me è sacra e non potevo tirarmela dietro così, come un cencio, fra delusioni e lamentazioni.

Il vero miracolo è stato trovare le parole giuste e non aver paura di dirle, perché ogni volta che taci qualcosa di importante in realtà ti neghi il diritto di esistere e di avere un tuo pensiero. E dopo poco queste parole ho iniziato anche a scriverle. Uscivano da sole e spesso stupivano pure me, che mi dicevo ma da dove ho ritirato fuori questo ricordo?! Questo pensiero da dove viene? e pensi poi che queste parole non interessino a nessuno, figurati e invece no.

La mia dottoressa insiste molto in merito a questo. Sta scrivendo seriamente, signora? , Ehm… dottoressa, avevo il tulleday, Certo, ma ora è passato e oltretutto le ha lasciato tantissime cose che sarebbe bello mettere in parola e poi mi scusi, ma anche Missiroli stesso le aveva detto -Scrivi!- giusto?, Sì! (e non ho aggiunto ma tanto lui lo dirà a tutti quelli che incontra! altrimenti la dott. mi avrebbe rimproverata di nuovo).

Tornata a casa dalla nostra seduta ho sentito che qualcosa era fiorito dentro di me e che era ora, dopo il tulleday, di procedere con il sogno successivo.

Apro quotidianamente le note dell’iPhone e scrivo lì, senza un filo logico se non quello che tutto ciò che scrivo mi appartiene straordinariamente, è nel mio dna…

Qualche frase presa dalle note… Com’è possibile che per tanti anni l’unico modo che trovi per vivere è il dolore?… è solo nell’oggi che ho imparato ad abitare. Dentro al futuro fabbrico il ricordo… DonBe e i due orologi… una sposa è il suo bouquet. Ed è il suo tulle. La sposa sa che il dono più prezioso è la cura… La rabbia accanto alla tenerezza, il gioco delle nuvole, Massi in certi giorni profuma di pane e di cotone bianco steso al sole. La fretta è un modo di tentare di vincere la tristezza…

Φως

(🇬🇷)

Tigli, gelsomini e quelle cose all’improvviso

Massi ha portato da mangiare a Pipi in balcone perché stava prendendo il fresco e non riusciva a girarsi, organizzare le zampe e raggiungere la sua ciotola in casa. Quando poi avremo la tenda da sole, e ormai manca poco, potrà abitarci, in balcone, passando da una cesta all’altra per dormire all’ombra del rosmarino, della lavanda, della rosa. Dove vorrà. E Massi gli porterà sempre la sua ciotola verde lì. Nessun problema.

Ieri abbiamo ripreso la quotidianità da dove l’avevamo lasciata il 24 di maggio e inizialmente le strade di sempre, le colleghe, i semafori, la scuola della Benny vuota, i bimbi un po’ cresciuti, il cercare parcheggio, il non trovare il parchimetro, la gente resa ancora più burina dal caldo mi hanno lasciata parecchio stranita, ma dopo un’ora mi sembrava di non essermene mai andata. E in diversi mi hanno chiesto come stai? e io ancora più felice, senza sapere però che avrei risposto così. Sono quelle cose che escono all’improvviso, non calcolate, che forse se ci pensassi un attimo in più nemmeno le diresti, sono molto scaramantica io.

Alla fine della giornata comunque ero tramortita dalla bellezza, soprattutto dal profumo dei gelsomini e dei tigli. Sono andata ad annusare apposta il gelsomino accanto all’ex cinema Embassy, ci andavo da ragazzina poi è stato chiuso e ora al suo posto c’è un locale. La cosa stupenda è che da dentro questo locale si può ammirare il glicine di papa Pio VI che si è arrampicato sulle ringhiere del fu Albergo Reale in pieno centro a Modena a partire da un virgulto donato appunto dal Papa nel 1799.

È tutta Φως!!!

A petali in giù e cioppini

Per me è stato terribile vederlo penzolare a petali in giù per due settimane e in alcuni momenti ho pensato che non ce l’avrei fatta, che l’avrei preso e nascosto per non vederlo avvizzire, che forse l’avrei addirittura buttato via. Fino ad oggi, quando ho realizzato che il mio bouquet è ormai un ricordo stupendo e prezioso di un giorno che rimarrà per sempre sospeso in un tempo e in una dimensione unici e irripetibili. Come quando è nata Benny, come quando è morto mio papà, come quando ho salutato per l’ultima volta la mia Nonnina, come quando Ermanno è venuto fino qui per il mio giorno di tulle.

Comequando.

Il mio tatuaggio nuovo, Φως, sta guarendo e mi piace tanto vederlo mentre faccio le cose più svariate. Mi ricorda che tutto è luce. Sono ingrassata di 4 chili, che gioia! A volte torna la fragilità, ma ormai è una amica cara. Tino è cresciuto tanto, Pipi invece dimagrisce ma io gli do il mio ragù, oltre al melone e lui sta meglio. Stamattina sono entrata in una bottega per comprare un po’ di pane ma il bottegaio mi ha risposto che non ne aveva anche se nel cesto c’erano diverse pagnotte. E io ma come?! guardando il pane e lui ma questo è di ieri, è vecchio. Allora ho preso dei grissini all’olio e gli ho detto comequando da piccola mangiavo dai nonni e sulla loro tavola non mancavano mai i cioppini. A quel punto al bottegaio sono venuti gli occhi lucidi, ha preso una pagnottina integrale fra quelle che aveva nel paniere e mi ha chiesto se gli permettevo di regalarmela perché queste sono più buone il giorno dopo e l’avrei portata a casa io. Era buonissimo!

Φως

Fiducia nella bellezza, anche se silenziosa e minuscola

Oggi qualche nuvola ha abbassato la calura degli ultimi giorni e immediatamente è scattata l’operazione ragù. La parte che più mi piace è andare dal macellaio a comprare la carne e poi dall’ortolano a prendere le verdure per il trito, soprattutto quando esploro negozi nuovi. Da un po’ di tempo amo molto chiedere consigli a persone più o meno a caso, tipo stamattina ero dalla mia fioraia del cuore per ordinare la ghirlanda di limonium e all’improvviso le ho detto sai mica consigliarmi una buona macelleria?! e lei certo! Vai lì, che la carne è buonissima e poi al macellaio ho detto scusi, sa dove posso prendere delle verdure buone buone? e lui in piazza, anche perché è l’unico che è rimasto, gli altri hanno chiuso… Il ragù è stato sul fuoco a sobbollire per quattro ore e mi pare proprio di essere stata consigliata meravigliosamente.

Il chiedere consigli spesso, anche a sconosciuti e il bisogno assoluto di r-accogliere le storie altrui fa parte della mia incrollabile fiducia nella bellezza che ci circonda, anche se è silenziosa e minuscola.

Ho ripreso dopo molto tempo ad usare la crema da corpo alla lavanda e la Grecia mi ha lasciato dentro tanto azzurro. Pipi stasera ha mangiato il melone, uno dei suoi cibi preferiti e così abbiamo un po’ sorriso e pensato che no, non ci lascerà finché mangerà il melone.

Tulle in lavanderia

Ho portato il mio tulle in lavanderia. Era sporco di petali di rosa, riso, coriandoli, peonia, fango, erba, polvere di stelle e di sogni, lacrime e sorrisi, briciole e spumante, pioggia e sole. Starà lontano per molto, perché per lavarlo serve tanta cura…

Ghirlande di limonium contro demoni e paure, mammografie e ira degli dei

A Naxos quasi tutte le case hanno appese alla porta di ingresso una ghirlanda di limonium statice e questa tradizione mi è piaciuta tantissimo! Da diversi anni sulla nostra porta è sempre appesa una ghirlanda intonata a stagione ed eventi e la prossima sarà ovviamente di limonium intrecciato al nastro che avevo nei capelli il giorno di tulle.

Il nome limonium deriva dal greco e significa prato, probabilmente perché fa sembrare un prato la palude in cui cresce; nel linguaggio dei fiori simboleggia il ricordo ed è detto anche rosmarino di palude e mare di lavanda. In Grecia c’è la tradizione di intrecciare i fiori in queste ghirlande il primo maggio come auspicio di bene e in particolare a Naxos il 23 di giugno, festa di san Giovanni, santo Ioannis, vengono accesi nelle piazze i fuochi di ai giannis e vengono bruciate le ghirlande per proteggersi dai demoni e dalle malattie. È una tradizione molto sentita e partecipata, bimbi e ragazzi saltano per tre volte accanto al fuoco e poi la festa va avanti per tutta la notte. Queste cose stupende me le ha raccontate Sofia, una cara amica greca.

I fiori sono un modo perfetto per proteggersi da demoni e paure e io amo tantissimo i piccoli riti, il valore dei simboli come unione e benedizione.

Siamo tornati alla vita quotidiana, anche se con molta rilassatezza perché siamo ancora in congedo matrimoniale. Stamattina ho fatto i controlli di routine al seno e mentre la dottoressa muoveva l’ecografo, indugiava sotto le ascelle, tornava in alcuni punti e confrontava con le lastre sullo schermo accanto a lei, io pensavo tantissimo alle ghirlande sulle porte di Naxos e alle paure profonde. Per fortuna la mia dottoressa è molto veloce e in mezz’ora ho fatto mammografia, ecografia e mentre uscivo dall’ospedale avevo già i referti sul fascicolo sanitario elettronico. Sanità pubblica, please. Va tutto benissimo, mi ha detto e allora io e Massi siamo andati a festeggiare al bar con succo di arancia e paste alla crema. Visto che c’ero, al centro commerciale ho preso anche un copridisplay nuovo per il mio iPhone, perché il mio me l’ha frantumato un sasso del tempio di Demetra che ho portato a casa per ricordo, così imparo a sfidare gli dei!

Φως

Nessuno pensa che in riva al mare…

Stamattina ce la siamo presi comodissima, abbiamo fatto colazione alle 10.30 e siamo arrivati in spiaggia alle 11. Abbiamo anche chiesto scusa alla signora delle pulizie che aspettava di entrare nel nostro studios per pulirlo. Sul vialetto che porta al mare, accanto a noi, abita Frida, una micia tigrata che somiglia molto alla nostra Miranda; sappiamo il suo nome perché ogni sera il suo padrone chiama Frida! Fridaaaaa! Friiiidaaaaaaa!!! e lei ci mette un’eternità a tornare. C’era fuori il suo amico Tommy, bianco e nero, che la prima sera voleva venire a dormire da noi e l’abbiamo salutato, era molto felice di vederci. Sentendo parlottare è uscito il suo padrone e gli ho chiesto dove fosse Frida e così mi ha aperto la porta di casa su una minuscola stanza con bagno e Frida era acciambellata sul letto di un ragazzo giovane, immobile, che però mi ha sorriso con gli occhi. È malato di SLA. In riva al mare, dove nessuno pensa possano esserci dolore e fatica. Frida è un’infermiera tenerissima nei suoi confronti.

In spiaggia invece abbiamo fatto amicizia coi nostri vicini di ombrellone, Stanley e Mary, della Florida. Noi abbiamo bevuto concentrati di frutta, loro Moët et Chandon con patatine fritte. Mi piacevano tanto, così ho fatto raccontare loro da Massi del matrimonio, che eravamo in luna di miele e gli ho mostrato le foto di domenica.

Una cosa stupenda che ho scoperto oggi è che alcuni scogli a Naxos hanno la pelliccia gialla e verde. Domani torniamo, appena in tempo per il primo pride a Modena.

Kalimera!

εβίβα

Siamo a Naxos, in Grecia, in viaggio di nozze e ora capisco perché siamo arrivati fin qua! Non ci ero mai stata, Massi sì e, a parte l’arrivo un po’ traumatico, ho trovato tutto, tutto meraviglioso! Sconosciuto ma in realtà conosciuto, intimo, come che questa sia la mia terra. I miei profumi, i colori che so, il vento quasi costante, le ginestre e i papaveri, la semplicità ma anche la solennità di questa terra… È come che io provenga da qui.

La Grecia era una delle mete possibili, insieme a Parigi e alla Sicilia… Quando però ho iniziato a leggere L’isola dell’abbandono di Chiara Gamberale, scritto e ambientato a Naxos, l’ho preso come un segno e abbiamo prenotato qui.

A Naxos pare che Teseo abbia abbandonato Arianna dopo che lei l’aveva aiutato ad uscire dal labirinto con il suo filo rosso… Da qui l’espressione piantare in asso, in Nasso appunto. L’isola dell’abbandono ma anche del ritrovarsi, del ripartire e io e Massi ripartiamo da qui. Uguali, dopo 10 anni, ma diversi e nuovi.

A Naxos ci sono piccole farfalle gialle, rosa e azzurre. L’aria sa di salsedine dolce e di erbe aromatiche. C’è sempre un po’ di vento e si può vivere spettinati senza nessuna fatica. Ci sono tantissimi gatti e le case bianche con gli scuri azzurri, blu e a volte rosa. Le chiese ortodosse all’entrata hanno cesti di pane per chi ne ha bisogno e una penombra nella quale l’unica cosa che vuoi fare è accendere quelle sottili candele che profumano proprio di cera e offrire tutto ciò che hai di più caro a Dio. Spesso nelle stradine si trovano ceri accesi e piccoli mazzi di fiori e ad ogni porta c’è una ghirlanda di benvenuto fatta coi fiori dell’isola.

Massi dice che per ora il momento che preferisce di questa luna di miele è quando io sono scappata la prima mattina verso il mare, felice come una bambina felicissima e la signora della reception ha iniziato a darmi istruzioni in inglese e io: non parlo inglese, fra un po’ arriva mio marito, può dire a lui! e via, sulla riva.

Mio marito!

Il tulleday

Nel mio bouquet c’erano 16 peonie di diverse tonalità di rosa e una rosa rossa antica.

Sono partita da casa senza il bouquet e siamo dovuti tornare indietro.

Quando sono andata a votare mi hanno detto ma tu non devi sposarti oggi?! E io sì, vado ora, la parrucchiera mi sta aspettando a casa.

Il vestito di Chloé, la mia parente francese, si è strappato, la Katia gliel’ha ricucito, ma lei ha voluto comunque tenere un mio abito coi fiori che le avevo prestato e oggi che è ripartita per Nantes gliel’ho anche regalato.

Massi ha usato un paio di calze grigie con le paperelle gialle che gli ha regalato la Benny.

Ad un certo punto mentre la Katia mi preparava mi sono molto agitata e ho detto a Ste voglio qualche goccia di xanax, ma lui ha aperto il frigo e ha tirato fuori il sidro di mele di Bretagna, me ne ha versato un bicchiere e dopo andava tutto molto meglio; per fortuna ha aperto il frigo, altrimenti mi sarei dimenticata anche la polsiera di Benny e la bottoniera di Massi!

Mentre uscivo di casa sono quasi stramazzata e ho molto riso; bisogna abituarsi a tutto quel tulle!

Guidare una Charleston lungo via Emilia centro e strombazzare alla gente che ti sorride e ti saluta perché sei una sposa e poi poter parcheggiare ai piedi della Ghirlandina, sotto al Sacrario, è una sensazione che non riesco nemmeno a dire,

Lo zio Ermanno è stato sempre accanto a me. C’erano tantissime persone da salutare ed è stato bellissimo vedere come erano felici della nostra felicità! È venuta anche Chiara, la cagnolina della Mauri e per collare aveva un fiore stupendo cucito dalla Ceci.

L’Alle, la Ceci, l’Eli, la Faby sono state damigelle stupende, per tanti motivi. E poi c’è la Ludo e anche l’Elena. Grazie.

L’Assessora Irene ha detto parole usando tanta cura per noi, ma non solo. Ha parlato di casa comunale, ci ha consegnato il nostro libretto di famiglia internazionale e ci ha regalato delle stampe della Modena del 700. In tanti le abbiamo fatto i complimenti per essere riuscita a rendere tutto speciale.

Le fedi non entravano e poi sono entrate e non riesco a smettere di guardare la mia.

Massi si è molto commosso. Moltissimo.

Scendere lo scalone a braccetto con Massi e con Benny, Lety e Giuli attaccate allo strascico con la scusa di tenermelo su, secondo me si sono viste anche le mutande, è stupendo. La pioggia di riso e petali anche. Massi rideva mentre ce li tiravano ma aveva la bocca troppo aperta e ha iniziato a strangozzare perché ha ingoiato diversi chicchi.

E poi è stato tutto un ciao, grazie, siamo felici, grazie, ciao……..

Tantissimi mi hanno detto hai un abito stupendo e allora spiegavo che in realtà non era un vero e proprio abito da sposa perché la gonna è vintage, degli anni 40, ed è stata trovata in un baule nella soffitta di una vecchia casa nobile, piegato e curato benissimo. Sulla gonna suor Serena ha ricamato le nostre iniziali in cotone rosso, con un punto erba incredibile… M C B e in molti a dire perché B? e io B è Benny, perché con noi c’è sempre anche lei. La maglia e il maglioncino invece sono di Zara, niente di più e niente di meno e tutti a dire incredibile!

Per la festa tutti hanno detto grazie per tantissimi motivi e anche a noi è piaciuta tanto nonostante io sia riuscita a mangiare poco perché volevo dedicare attenzione a tutti gli amici. Ho però bevuto, non preoccupatevi.

La Giui quando rientrava dopo aver fatto foto fuori si puliva sempre le dansko.

La tartaruga Gino che abita nel prato del Giarola scappava veloce da Bubu e Daphne che volevano farle mangiare una fragola.

Grazie a Lidia abbiamo ballato anche Heidi, Georgie e Pollon.

La torta nuziale era durissima perché volevo tagliare anche lo strato di polistirolo e mi ha dovuta fermare il cameriere.

Peonie, peonie, peonie ovunque.

Lo sguardo di Massi era sempre su di me.

E infine a letto la Miri acciambellata sui miei piedi.

Ecco, il tulleday è passato molto in fretta, ma in realtà non passerà mai.

(Casa Comunale di Modena, 26 maggio 2019)

Ecco, questa è l’ultima volta che…

Pensieri sparsi a 3 giorni, 13 ore, 10 minuti e 39 secondi dal tulleday.

Ho sviluppato una dipendenza dalle app di previsioni del tempo, le consulto diverse volte al giorno e nel giro di poche ore per il 26 maggio sono previsti sole, nuvole, trombe d’aria, triangolo rosso di pericolo, neve, grandine, apocalisse, ancora sole…

Oggi ho fatto la ceretta alle braccia, l’esperienza mi mancava e dopo il primo strappo ho capito che non do mai abbastanza valore alla mia saggezza! Mentre uscivo l’estetista mi ha detto “allora ci vediamo venerdì sera per la manicure! Tanto sabato non avrai cose particolari che ti possano rovinare le unghie…” A quel punto candidamente le ho confidato che in realtà sabato mattina devo andare ad allestire gli addobbi floreali dove faremo la festa e lei “ma come?! Lo fai tu?” e io “Certo! Chi lo deve fare?, “ma devi scavare nella terra?!”, “Ma noooo!”, “Ah, meglio così, comunque mettiti i guanti lo stesso mentre lavori!”, “Ok”.

Da qualche giorno è iniziata la fase che per me precede ogni momento importantissimo, la fase del ecco, questa è l’ultima volta che… Esempio, che altrimenti non si capisce: dal benzinaio, oggi, dialogo interno: ecco, questa è l’ultima volta che faccio benzina così, la prossima volta che la farò sarò sposata! Entro in questa fase ogni volta che c’è un prima e un dopo e intanto il tempo trascorre veloce veloce e la tua vita cambia.

Ermanno farà 650 km per essermi accanto domenica e altri 650 km martedì per tornare a Marsiglia.

La mia Amica da 37 anni mi ha consegnato il regalo: un ciondolo prezioso a forma di… cocktail!!! Dice che sono sempre a fare aperitivi, a bere, ma che sarei allegra anche senza alcol! Una Amica così è oltre.

Sono una comunista del ca*** (libera interpretazione di fasci).

Ieri ho fatto lo scritto del concorso e mi sono divertita.

I capelli rosa piacciono sempre tanto.

In tanti continuano ad aspettarsi che una sposa faccia così, così e così e invece no.

La mia Amica suora di clausura ricama con dei punti erba commoventi.

Domattina arriverà il corriere con gli stivaletti rosa da pioggia, ma Massi non lo sa ancora.

Ecco, questa (forse) è l’ultima cosa che scrivo su Comequando così. La prossima volta sarò sposata!

Passi semplici e luminosi

Che giorni incredibili, questi!

Ormai manca davvero pochissimo e ciò che mi emerge nitido ora è la cura che stiamo ricevendo e il ripensare anche ai brutti incontri fatti in questa occasione per noi specialissima. E il contrasto in certe occasioni è ancora più forte.

In questi wedding-months abbiamo incontrato l’incompetenza e la difficoltà estrema nell’accontentare i clienti (che poi è un’altra faccia della poca professionalità e della arroganza nell’affermare il contrario), ma anche tanta, tanta maestria nel comprendere di che cosa potevamo avere bisogno prima ancora che ne fossimo consapevoli.

Ho imparato tantissime cose, sui fiori, sul galateo, sulla stampa manuale, sulla carta di cotone, sulla composizione creativa di un menu’, sulla luce, sul fare il proprio lavoro con gioia e sul farlo invece solamente per i compensi… Nella mia leggerezza ho imparato a curare ancora di più e meglio le piccole cose, perché è solo se le fai con amore che vengono davvero speciali e uniche e io ho la fortuna di avere attorno ora persone che lavorano al tulleday piene di questa passione.

Se avete in programma di sposarvi, considerate che appena pronuncerete la parola matrimonio tutto triplicherà di valore (la SIAE ad esempio…) rispetto ai prezzi normali… Cercate la cura che mettono le persone nel loro lavoro; se trovate quella, siete a posto.

Meno 9 giorni, 23 ore, 44 minuti e 33 secondi

Esistono strade piccole, strette, riservate, nascoste. Quelle che notano in pochi. Quelle che non urlano per rendersi visibili. Sono fatte di passi semplici, colori segreti e luminosi. E da qualche parte c’è sempre un’emozione che aspetta di essere raccontata. Fabrizio Caramagna

(Scalone del Municipio di Modena)

No may rain, ok?!

Sono ancora convintissima che l’Amore vale col bello e col cattivo tempo, che accettare tutto è una bella metafora e via così, per carità, se però cortesemente volesse tornare un bel sole fra due domeniche al posto dei diluvi universali delle ultime, ne sarei felice! Al wedding day è invitato anche lui! No may rain, ok?!

Bene. Detto questo, venerdì siamo andati a provare le fedi dalla Raffy! La fede della Nonnina è stupenda, così! Alla fine la mia è un 9 e mezzo e quella di Massi un 22 e mezzo, per stare nel sicuro, che poi si fa sempre in tempo eventualmente a stringerle, ma non si può nemmeno, al momento del sì, lo voglio, stare lì un’eternità per infilare una fede stretta. Anche questo è metaforico, nulla deve essere mai troppo stretto!

Iniziano ad arrivare i primi cadeaux de mariage ed è stupendo che le persone ti abbraccino forte e ti dicano sta arrivando il gran giorno con gli occhi molto sorridenti!

Oggi abbiamo scelto le 15 canzoni che ci ha chiesto la dj e ci scappa molto da ridere a vederle tutte insieme! Si passa da Bon Jovi agli U2, da Lorenzo a Benji e Fede!!!

Meno 13 giorni, 20 ore, 49 minuti, 58 minuti

A lei, per lei

Domenica abbiamo fatto le foto pre-wedding, ve l’ho raccontato no? Era una giornata quasi invernale e pioveva a dirotto e anche questo ve l’ho detto.

La Giui ha fatto i salti mortali e stanotte mi ha inviato tutte le foto, che io sto guardando e riguardando quasi ininterrottamente da quando le ho ricevute e niente, l’attenzione mi cade inevitabilmente su questa foto. Il Palazzo Ducale di Sassuolo, stupendo, l’ombrello buffo, la luce nonostante tutto meravigliosa… ma la cosa che più adoro di questo scatto è che Massi sorride sereno e bagnato nonostante io tenga l’ombrello dalla parte di Benny, perché non ci penso mai ma se piove copro lei, se sento un’ambulanza le mando un messaggio per sapere se sta bene, se avanza un po’ di torta è per lei, quando mi sveglio al mattino penso a lei, se si muove agitata nel letto vado subito a vedere che cos’ha e via così…

E Massi è stupendo perché ama questo nostro rapporto e l’ha sempre rispettato e non è scontato, per niente. Sa che non è una sottrazione, ma in fin dei conti una addizione.

Meno 17 giorni, 18 ore, 57 minuti e 40 secondi

Ph. Giui

Archetipi e spose peonie

La maggioranza delle persone che incontro ultimamente sanno esattamente come deve essere una sposa e con gli archetipi non si scherza mica eh!

“Ma scusa, ti vai a sposare coi capelli rosa?!”, “Sì, perché?”, “Bè, perché le spose di solito sono… sono… normali, coi capelli normali!”, “Normale? Io sono me stessa, va bene?”, “Ah, sì sì, se va bene a te…”

“L’abito di Massi com’è?”, “Molto bello, ma non è un abito, è uno spezzato”, “Cosa?! In che senso?”, “Nel senso che giacca, pantaloni e gilet non appartengono ad un completo, ma sono abbinati in base a come piace a lui! “E la cravatta?”, “Niente cravatta”, “Che schifo…”, “Ah, ecco. Peccato che ormai sei invitato!”

I tavoli al pranzo come li hai organizzati?”, “Per domani le previsioni danno pioggia e una media di 12 gradi…”, “Cosa c’entra?”, “No, nulla, era così, pour parler… Non abbiamo un tableu mariage, ognuno potrà andare a sedersi dove vuole, accanto a chi gli pare. Però abbiamo la DJ!”, “Una donna?!”, “Sì!”, “Contenta tu!…”.

Dura la vita della quasi sposa! O forse è dura la vita degli autentici.

Oggi prove di trucco e parrucco, con una borsa piena di fiori per scegliere bene le tonalità in base ai colori del bouquet, perché fondamentalmente mi sto ispirando alle peonie. Ok, l’ho detto, addio sposa normale! Io sarò una sposa che somiglia ad una peonia, nella sua poesia ovviamente!

Meno 18 giorni, 12 ore, 48 minuti e 7 secondi

Non è vero che ci vuole sempre il sole

Stamattina abbiamo fatto il servizio fotografico pre-wedding. A Modena diluvia e ci sono 7 gradi, il 5 di maggio! E tutti a dire ma rimandalo, che ci vuole il sole! ma noi no, perché non è vero che ci vuole sempre il sole. Va benissimo esattamente quello che c’è perché la vita è così: moltissimi fattori non puoi dominarli, ma hai sempre la scelta di accettare ciò che accade ed esserne felice.

La Giui è venuta fino a casa nostra perché le avevamo detto che ci sarebbe piaciuto fare foto anche con Pipi, Miranda e Tino; le abbiamo fatto trovare il caffè caldo in una tazza che era della Nonnina e poi abbiamo iniziato con gli scatti, con solamente la luce del temporale. I gatti non stavano fermi a parte Tino, che si mette anche in posa e sta fermissimo finché non sente clic. Benny si era fatta la frangia a regola d’arte e ha voluto fare le foto scalza. Massi era molto, molto bello. La Giui ci ha fatto un sacco di domande mentre scattava, tipo adesso ditevi una cosa che vi piace dell’altro e anche una cosa che non vi piace, ora guardate tutti il primo che si alza al mattino e adesso l’ultimo che si sveglia…

Nel frattempo io mi sono rifatta i capelli rosa, Benny vorrebbe mangiare solo spaghetti alla carbonara e Massi continua ad andare a lezione di chitarra e sta diventando davvero bravo.

Meno 20 giorni, 20 ore, 1 minuti e 37 secondi

Si vede quanto siamo fradici?!

I fragili e l’amore (se c’è davvero)

Per le persone fragili la scelta della felicità ogni volta che è possibile non è assolutamente un affare semplice, perché spesso chi è estremamente fragile non sa neppure di poter scegliere. Magari pensa che tanto le cose andranno sempre nello stesso modo più o meno doloroso di sempre e di non potere nulla rispetto a questo, ma noi ex fragili che abbiamo imparato a scegliere sappiamo benissimo che non c’è nulla di più sbagliato di questi pensieri! Appena realizzi questa semplice cosa tutto inizia a cambiare e ti rendi conto che la consapevolezza della fragilità è in realtà un grande punto di forza da cui partire per capire davvero che cosa ci fa bene ed essere autenticamente noi.

Sta per iniziare un mese speciale, specialissimo, pieno di tanto, in cui pronuncerò un che cambierà tutto lasciando in realtà le cose come sono da molti anni. In diverse persone ci hanno tenuto a far sapere a me e a Massi che tanto il matrimonio non aggiunge nulla all’amore se c’è davvero, che è solo una convenzione sociale, un modo di essere al centro dell’attenzione e avere una bella festa. Alcuni addirittura mi hanno chiesto perché ti sposi, dopo tutto quello che hai vissuto! Traduzione: ma dopo un divorzio le persone hanno ancora voglia di sposarsi?! Ebbene sì! Magari passa molto tempo in cui ti dici che no, per carità, non sei pronta e non lo sarai mai, ma poi senti che quel cerchio d’oro che abbraccia l’anulare sinistro ha il senso profondo dell’assumerti onestamente e con tutto l’amore che puoi la responsabilità dell’altro, un giorno alla volta e il per sempre è fatto di moltissimi giorni alla volta. In certi giorni l’incapacità di essere felici con te di certe persone pesa di più, in altri è molto più forte la tua gioia sommata a quella di chi ci sarà quel giorno e anche di chi non potrà esserci. È sempre una questione di scelta!

Questo sarà anche il mese in cui OGNI GIORNO ci sarà un impegno inderogabile, con la parru, l’estetista, la fioraia, la dichiarazione dei redditi, la revisione, i concorsi, i vigili per i permessi delle Citroên, il pensare oddioooo, ma anche sarà pazzesco, la Benny che non ha ancora il vestito e in più deve studiare perché finisce la scuola, santo cielo, ma finisce già la scuola???, e poi vedrai che gli orali dei concorsi saranno proprio nella settimana in cui saremo a Naxos, bè, troverò il modo, dai! e anche il servizio pre-wedding domenica, ma domenica hanno messo neve e di nuovo bè, troveremo il modo e… la torta, ma alla fine abbiamo scelto il gusto della torta?! Sì, per fortuna, almeno quella!

Oggi ho scelto la anellina per il mio helix e la adoro. È un po’ gitana, nomade. Bisogna sapere quando è ora di rimettersi in cammino, ma anche quando è necessario restare. In un luogo, in un cuore, in un’idea, in un ripartire, in un per sempre.

Meno 25 giorni, 14 ore, 53 minuti e 40 secondi

(📷 helix di una spettinata)

Buone Liberazioni! Ossia del 25 aprile ogni giorno

Che belli i vostri social oggi!

Mi ricordano tanto il 25 aprile da piccola a Baggiovara, quando quasi tutti esponevano le bandiere di carta con il tricolore e scritto sopra in stampato 25 APRILE. “Il sindaco” Della Rosa del PC passava a venderle di casa in casa. Noi la appendevamo al cancelletto di ingresso, la Nonnina all’inferriata della finestra della cucina, in alto, che tutti la vedessero bene e lo zio pure.

La Liberazione è anche una questione di famiglia.

Buona festa della Liberazione a tutt*! ✊🏼

Piccolo vademecum per educatrici e non solo

Studiando per i miei cari concorsi, tutti nello stesso periodo del giorno di tulle, sto anche riflettendo sul mio lavoro di educatrice che fondamentalmente è un lavoro di estrema cura, in tutti i sensi. Quando sento amici e conoscenti che si lamentano del dover sempre fare le stesse cose al lavoro, sorrido e penso alle mie, di routine! Cambia pannolini su pannolini, contrai gli addominali per non vomitare dinanzi alle fragranze di certi pannolini, asciuga moccoli, ri-asciuga moccoli, ripeti per circa 100 volte al giorno da ottobre a maggio, pulisciti dalla felpa la pappa , il rigurgito, il vomito, stringi forte forte i polpastrelli sulle tempie a vedere se i pianti a 100-120 decibel possono lasciarti scampo durante la sindrome premestruale, ok: stop, vi grazio! Ecco, questa interminabile routinarietà a volte mette a dura, durissima prova, ogni tanto pensi sono senza forze, ordino il disordine che nel giro di pochissimo tempo torna caos…

Poi però penso anche che c’è una dimensione molto più complessa e dolce, tenera e sublime dell’avere molta cura, che richiede in realtà una capacità di comprensione, di immaginazione, di dialogo e spesso di arte non comuni, perché prendersi cura significa mettere in atto tutto ciò che è possibile perché l’altro stia bene! Al nido ma anche per strada, a casa, a fare la spesa, passeggiando… una tata la riconosci subito!

È molto bello riflettere sul fatto che possiamo creare scenari di quotidianità che generano benessere, danno forma al vivere e attribuiscono senso ai gesti semplici di tutti i giorni. Anche se non facciamo lavori di cura.