Manuale di sopravvivenza alla Jane Birkin

• Post leggero, non leggere se particolarmente irritabili•


Qui ci vogliono creatività e charme, altrimenti non sopravviviamo. Io metto uno spruzzo di Chanel n. 5 prima di andare a buttare il pattume e so di amiche che invece si passano il rossetto rosso o il mascara, in quarantena ok, ma sciatte mai. Bellissime le videochiamate con le mie amiche e meravigliose le lezioni di yoga online con la Pepa che si fa le unghie sul tappetino, Benny che scartoccia patatine fritte dietro di me e i cic cic cic dei tasti del mac di Massi. E il vicino di casa che manda messaggi nella chat di condominio con scritto cose tipo domani tiro al piattello coi piatti vecchi, ciascuno dal proprio balcone e dopodomani acquagym, come in un villaggio vacanze. Io in quarantena potrei starci anche un anno, così. È un periodo brutto, bruttissimo, per questo lunedì andrò a fare la spesa da Barozzini con l’abito che vedete in foto.

𝐐𝐮𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐧𝐨𝐧 𝐭𝐢 𝐫𝐞𝐬𝐭𝐚 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐧𝐮𝐥𝐥𝐚 𝐩𝐞𝐫 𝐢𝐥 𝐦𝐨𝐫𝐚𝐥𝐞, 𝐭𝐢 𝐫𝐢𝐦𝐚𝐧𝐞 𝐬𝐨𝐥𝐨 𝐢𝐥 𝐬𝐮𝐩𝐞𝐫𝐟𝐥𝐮𝐨 𝐚 𝐜𝐮𝐢 𝐚𝐠𝐠𝐫𝐚𝐩𝐩𝐚𝐫𝐭𝐢. Jαɴe Bιrĸιɴ

𝙻𝚒𝚜𝚊 𝚂𝚑𝚘𝚙 𝚂𝚊𝚜𝚜𝚞𝚘𝚕𝚘

Vi porto nei miei sogni

Vi volevo dire che vi porto tutti nei miei sogni, mi sembra una cosa dolce.

Ogni notte sogno tante persone che amo e che magari avevo pensato da poco chiedendomi come staranno e le sogno nelle storie più strane e surreali ma tutte belle, nessun incubo da molti giorni. Credo che sia per il moltissimo tempo che posso trascorrere in profondo contatto con me stessa in cui penso, medito, contemplo, adoro sentire i grani della mālā che mi scorrono sotto le dita e insieme mi passate dentro anche voi che amo e poi di notte vi sogno e mi pare davvero una cosa stupenda, un segno di unione ora che siamo apparentemente distanti.

Per il resto in questi giorni difficilissimi leggo moltissimo e scrivo e ieri sera nella lezione on line di yoga mi sono accorta che ingrasso anche e per forza! con tutto quello che ho il tempo di cucinare e poi, come che non bastasse, mi telefona anche la mia ex suocera e mi dice vieni mò a prendere delle lasagne e dei tortellini, che a stare chiusa in casa ne ho fatto quintali e perciò vado e se mi fermano i vigili dico che sto andando a prendere cose per il mio sostentamento. E la primavera che avanza nonostante tutto? La bellezza ci salverà.

𝖢𝗋𝗂 𝖾 𝖯𝖾𝗉𝖺 𝗂𝗇 𝗒𝗈𝗀𝖺

Finirà presto, come finiscono tutte le cose senza cuore…

Ebbene, sabato notte Modena è stata inserita dal Governo nella zona arancione, ossia nelle città fortemente colpite dal coronavirus e siamo quindi tenuti a rispettare una serie di divieti e limitazioni utili a non far espandere ulteriormente il virus, c’è chi rispetta le regole (molti) e chi no (moltissimi) e va a sciare, a pranzo in trattoria, a passeggiare insieme ad altre decine di persone al parco scatenandomi molte riflessioni sulla capacità di assumersi responsabilità e di mantenere il contatto con la realtà.

In questo post però voglio dire principalmente altro, ossia sottolineare come la rete sia diventato uno strumento per diffondere bellezza e serenità, per sentirci uniti anche se temporaneamente lontani, per condividere con gli altri libri, rassicurazioni, consigli, filastrocche (Letizia Brucomela), passatempi per i bambini (Burabacio) giochi per noi adulti (come #25giorniacasa di Alice Avallone), moduli utili (i miei commercialisti, Studio90 di Formigine) e scambiarci opinioni, testimonianze, informazioni e sostenere ristoranti, negozi, esercizi commerciali, librerie grazie anche alle consegne a domicilio.

Una piazza virtuale insomma in cui è bello sostenersi e stare vicini perché questo momento difficile passi in fretta lasciandoci migliori, più attenti agli altri e a noi stessi, più capaci di creare cambiamenti positivi a partire da noi, dall’ambiente, dalla cura per il piccolo pezzetto di mondo in cui viviamo e se tutti facciamo così, allora la cura sarà universale.

Finirà presto, come finiscono tutte le cose senza cuore. Giò Evan (dalla bacheca di Ceci)

immagine Burabacio

Cristina dei tulipani gialli

Oggi sono stata molto brava, non ho abbracciato e baciato nessuno, a parte Massi. Mi sto abituando alle distanze, che mi hanno sempre dato molto da fare ma mi rendo anche conto che ora è indispensabile tenerle e inizia a venirmi abbastanza spontaneo non dare più la mano e non salutare con baci e abbracci. Lo ammetto, sto iniziando ad avere molto timore del contagio, a differenza dei giorni scorsi non mi sembra più un’ipotesi remota e non sono preoccupata tanto per me, quanto per Massi. Ieri gli ha telefonato l’ospedale, gli ha chiesto se aveva febbre alta e tosse, se era stato in zone ad alto contagio e gli hanno posticipato le visite di marzo a maggio, a parte quella della gastroenterologa che deve monitorare il post intervento, perché è bene che non vada in ospedale in queste settimane.

Stamattina sono uscita ugualmente, sono andata all’INPS per la disoccupazione e poi a pranzo con un’amica e sulla strada mi sono fermata in fioreria perché a casa nostra i fiori non possono mai mancare. Era quasi orario di chiusura per pranzo e al fioraio ho detto così: vorrei un mazzo di fiori molto resistente, che non abbia bisogno di acqua per almeno 3 ore, perché ora devo andare a pranzo con una amica e dopo ripasso che voi siete ancora chiusi e non potrei aspettare e bla bla bla e lui non esistono fiori che non hanno bisogno di acqua per 3 ore, facciamo così, scegli i fiori, poi te li preparo e quando ripassi mi mandi un messaggio, che probabilmente sarò nel retro e ti do il tuo mazzo, e io ok, perfetto, a dopo, ti scrivo mentre arrivo… ho scelto un mazzo di tulipani gialli, che contro il coronavirus serve colore e dopo pranzo gli ho scritto Ciao Matteo, sono Cristina dei tulipani gialli e trovo bellissima la firma “Cristina dei tulipani gialli”, ricordatemi così, nel caso.

Mentre tornavo alla macchina col mio bouquet avvolto nella carta di giornale perché la mia fioreria è ecologica e sostenibile, mi sentivo chiamare, una, tre, cinque volte, mi sono voltata, era una mia bimba del nido che ora è in prima elementare e felicissima le ho detto Giuliaaaaaaaaaaaaaa!, non la vedevo da allora, e lei nooooooo, come hai fatto a riconoscermi?!?!, la riconoscerei fra millemila, la ricordo ancora mentre a pochi mesi dormiva in posizioni assurde, coi capelli sempre spettinatissimi e ci siamo mandate tanti baci a distanza di un metro, con la mano.

E voi, come combattete il coronavirus? Passate un felice week end, mi raccomando e limitate uscite e frequentazioni sociali 😘🦠

𝙲𝚛𝚒𝚜𝚝𝚒𝚗𝚊 𝚍𝚎𝚒 𝚝𝚞𝚕𝚒𝚙𝚊𝚗𝚒 𝚐𝚒𝚊𝚕𝚕𝚒

Il lavoro al tempo del coronavirus

In bilico fra un contratto svanito nel nulla e un altro che arriverà solamente quando i bimbi rientreranno nei servizi.

Due settimane non pagata, sospesa in una bolla. Coronavirus è un’emergenza anche per questo, per tutti i suoi effetti collaterali non strettamente sanitari.

Massi oggi ha saputo che la sua convalescenza si allungherà di due settimane ancora, proprio perché il covid-19 si sta diffondendo velocemente nella nostra zona e lui con l’intervento che ha subito viene considerato un soggetto molto a rischio.

Fra poco esco per andare a yoga perché ho bisogno di normalità, ma le mie giornate si svolgono di solito in casa, con Massi e Benny, in questa reclusione volontaria un po’ imposta e un po’ no e leggo molto, cucino, ascolto le fusa dei gatti, scrivo e faccio commuovere la Ross, vado in camera da Benny, la guardo e senza dire niente torno sul divano, così, tanto per guardarla, dormicchio, scrivo duecento wathsapp per non perdere i contatti, penso, mi ravano il piercing… cose così insomma.

Reimmaginare un po’…

Non è facile stare in bilico fra i musi lunghi di una figlia adolescente e i pensieri grigi di un marito convalescente. Quando sento che le ondate di negatività stanno per travolgermi accendo il palo santo, recito qualche mantra in silenzio, respiro profondamente, tiro fuori Brama, lo stupendo libro di Ilaria Palomba che sto leggendo in questi giorni e scrivo, scrivo, scrivo, continuo a fare diligentemente gli esercizi di scrittura quando posso, quando voglio e spesso anche quando non voglio, non necessariamente in quest’ordine. Mangio anche, molto. E aspetto di andare a firmare il contratto nuovo. In questo periodo è tutto da reimmaginare un po’ e mi piace questa cosa.

{immagine di Daria Petrilli}

Il bene che viene e gli anemoni

Dopo nove mesi e due giorni finalmente io e Massi abbiamo scelto le 90 foto che andranno nell’album del Tulleday.

Ieri ho avuto la dimostrazione che l’universo si prende cura di me perché le cose si sono allineate nel miglior modo possibile e quindi da lunedì sarò un pochino meno precaria, sempre randagia orgogliosa, però, e ne sono felice. Da un anno circa faccio la scelta costante di dirmi andrà tutto bene! e non perché ho bisogno di illusioni consolatorie, ma perché i nostri pensieri diventano gesti e azioni e attiriamo fondamentalmente ciò che siamo, se siamo positivi il bene verrà.

Fra poco andrò a bermi un bicchiere di vino con un’amica che non si è mai arresa e ora raccoglie i frutti del suo coraggio e se ci penso ho tante amiche coraggiose e belle e mi sento davvero molto fortunata.

A maggio una mia poesia verrà pubblicata in una raccolta di poesie.

Ho visto delle ballerine dorate molto particolari e a volte è davvero oro ciò che luccica.

Felice week end!

Randagia è bello!

Ho accompagnato Benny dalla parrucchiera e sono in piazza a Sassuolo al sole che mi bevo una spremuta di arancio ed è tutto molto strano perché mi sembra primavera avanzata e sono pure in vacanza forzata a causa del coronavirus, è molto bello ma anche un po’ preoccupante. In momenti come questi è tutto in equilibrio ma è un equilibrio precario e un po’ randagio, come me. La mia sospensione forzata dal lavoro da precaria non è retribuita e ovviamente non lo trovo proprio giusto ma così è, penso che quando sarà il momento arriverà ciò di cui ho bisogno e che la vita si è sempre presa cura di me in modo meraviglioso e Massi quando dico così si incazza perché le ingiustizie sono moltissime ma io credo che lui sia un po’ nervoso perché la ripresa dopo l’intervento è lentissima e non sta ancora bene e a modo suo ha ragione anche lui. Nel week end sono stata a Roma alla presentazione della ristampa dopo quasi 30 anni di In principio erano le mutande della Ross ed è stato davvero tutto molto meraviglioso, la Ross e il suo essere così indomita, Roma al tramonto, il Tevere, la cena a base di gelato dello chef del Palazzo del Freddo, i chioschi di fiori ad ogni angolo, il poter chiedere informazioni ai soggetti più improbabili che incontravo e ogni volta era un piccolo viaggio, la bellezza sparsa a piene mani ovunque…

In fin dei conti mi sento molto molto fortunata.

Vi sembro abbastanza randagia in questa foto? 😜

Il fango è una possibilità se sei tigre

In questi ultimi giorni sono un po’ inquieta per via di una decisione da prendere insieme alla mia bambina e il semplice fatto che riguardi lei mi rende una tigre più o meno incazzata! Mi sembra che non si usino mai sufficienti riguardi nei suoi confronti e per lei ho in mente perfettamente il mondo ideale, come tutti dovrebbero comportarsi, come dovrebbero girare le cose, ma è tutto nella mia testa ovviamente.

Ieri ero talmente irritata per questa faccenda che mi dava un estremo fastidio persino la radio della Parru, sintonizzata su canzonette che mi rendevano ancora più nevrotica, per dire. Sono riuscita a rimanere calma però, soprattutto pensando al fiore del loto che sboccia meraviglioso in mezzo al fango e per fortuna la pratica yoga di San Valentino è stata tutta su questo, sul saper rinascere, sul considerare il fango non un limite ma una possibilità (🙏🏻 Simo).

Per San Valentino a Massi ho regalato questa stupenda tigre e ci ho messo dentro la mia tillandsia che sembra un ciuffetto irriverente. Anche Massi è stato tanto tigre nelle ultime settimane.

Felice domenica!

Il senso nascosto di tutte le cose

Sono stati giorni complicati questi, ma finalmente oggi Massi sta un po’ meglio e allora io ho iniziato a percepire profondamente il senso nascosto di tutte le cose, quelle che scorrono sempre uguali ogni giorno e non noti.

Ad esempio il dire a più tardi, il dare le briciole agli uccellini ogni mattina, il sentire di non essere sola mai, il non avere paura del dolore, la certezza che tutto si può affrontare e tutto passerà.

Ho e abbiamo nel cuore tutti i vostri pensieri e il tanto bene ricevuto.

Uno dei sensi nascosti di tutte le cose è la gratitudine.

Lestofanti, narcisisti e noi

Ho una voglia di fiori e di profumo di casa che non riesco neppure a dirlo e Massi centomila volte più di me, oggi per lui non è una giornata buona e io mi sono appena vista per caso in uno specchio e mi sono spaventata per quanto sono bianca e sciatta, ma passerà.

Chandra Livia Candiani mi sta accompagnando con le sue parole senza saperlo e mi fa tanto bene e sono felice perché ho imparato che non devo giustificarmi e assecondare i narcisisti che non sanno mettere da parte il loro orgoglio mai perché tanto, al di là di ciò che dicono, esistono solo loro, sempre.

Ho trovato un ristorantino veg in cui mi danno Lambrusco a volontà (quello del lestofante per chi legge facebook, sì) e mi danno sempre qualcosa da mangiare anche se alla fine dell’orario di visita in ospedale la cucina sarebbe già chiusa e oggi ho scoperto anche dove vendono spazzole e sapone di Marsiglia e stasera farò bucato perché oggi è andata un po’ così… o forse cercherò una lavanderia a gettone, non so.

A volte mi sembra di galleggiare in uno spazio lontano anni luce da qui, dall’arroganza e dall’ignoranza, dalla rabbia mai affrontata che ti rende la persona peggiore che puoi essere ma noi no, mai, gentilezza ed empatia sopra ogni cosa. Sempre.

Noi no.

Lontano dai gne gne gne

Sono di nuovo nel lettone di Sandra e dalle stecche di legno della tapparella mi pare di intuire un gran bel sole, come sempre e le campane del Sacro Cuore suonano come non avevo mai sentito a Modena. Campane e sole che filtra mi mettono un’energia unica anche perché mi rendo conto che da molti giorni non so più nulla di politica e neppure di Sanremo, a parte il gne gne gne di Fiorello a Tzn e altre chicche che rivelano una volta di più, se ce ne fosse bisogno, quanto narcisista e stupidotto è buona parte del mondo, sob.

Ieri sera ho pulito Massi con le salviette al profumo di bimbi, quelle che di solito usi per i loro culetti, se le è comprate lui e le prende sempre a quel profumo lì e mi fa sorridere, gli ho tolto l’odore che hai quando stai tanto in un letto a rivoltarti senza poter andare da nessuna parte e mentre lo pulivo mi tornavano in mente i gesti quotidiani che faccio coi miei bimbi e pensavo che fare un lavoro di cura è davvero un privilegio, se lo fai con amore.

Gli ho portato anche una piccola succulenta in un delizioso vasetto bianco un po’ perché anche il più bel ospedale in realtà ha bisogno di bellezza e verde e poi perché se ti prendi cura di qualcosa guarisci più in fretta secondo me.

Felice giornata!

Never give Up!

Oggi Massi sta meglio, anche se delira ancora un po’ e mi fa molto ridere perché dice cose assurde, all’improvviso. Comunque sono riusciti a bilanciargli la morfina e sonnecchia tanto e io sto accanto a lui e lo accarezzo sul braccio, sul viso e sul collo come faccio coi miei bimbi quando devo addormentarli. Stanotte quando è tornato dalla sala operatoria urlava dal male e diceva aiutoooo muoio, adesso scappo dall’ospedale e vado dalla Rosi e da Bruno che sono i gatti della Sandra la mia prof, anche se Bruno non so dove l’ha preso perché in realtà il gatto si chiama Pilù, comunque ho capito lo stesso dove voleva andare. E non lo dirò a Pepi, Miri e Tino che altrimenti si offendono. A mezzanotte quando finalmente si è calmato e addormentato ho fatto per andare a casa (della Sandra) e nella hall dell’ospedale ho chiesto alla guardia fino a che ora giravano gli autobus ma lui non ne ha voluto sapere di rispondermi e mi ha chiamato un taxi e poi a casa la Rosi è venuta a dormire nel lettone con me. Percepisco attorno a me un senso di profonda cura dell’universo nei miei confronti, nonostante tutto.

La chirurga oggi mi ha spiegato che a Massi è rimasto un metro e settanta di intestino, l’hanno misurato e se lo srotoliamo è alto un poco più di me e allora io me lo immagino lì, in piedi di fronte a me e io che gli dico mettiti tranquillo per favore, fai un po’ di meditazione, guarda che bei panorami, ma lasciaci un po’ sereni e ho come l’impressione che mi ascolterà e la sutura terrà e avremo un po’ di pace.

Never give Up, come c’è scritto sulla felpa dei medici in reparto.

“Per il post operatorio preferisce la morfina o la sedazione epidurale?”

Sono nel lettone della Sandra, al sesto piano di un palazzo quasi in centro a Bologna, avrei voluto dormire un altro po’ ma non ce la faccio perché l’agitazione sta aumentando abbastanza velocemente e poi ho fame.

Alle 12 operano Massi, per quel chron che negli ultimi mesi ha rotto veramente le palle in maniera pesante.

La Sandra è la prof benedizione con cui ho fatto la tesi in psicologia all’università 18 anni fa e poi sono rimasta per qualche anno a fare ricerca, sempre con lei e suo marito. Ha sempre visto del bello in me, anche quando io ero cieca. Mi ha fatto mettere la mia macchinina nel suo garage, mi chiede cosa voglio per cena, mi ricorda a quale fermata del bus devo scendere, mi manda wathsapp improvvisi con scritto fai le cose con calma che non ci corre dietro nessuno! Credo che se avessi una mamma farebbe così. Ma forse ce l’ho, una mamma.

L’altra sera da sola, Massi era rimasto a dormire dalla Sandra per poi entrare direttamente in ospedale, seduta sul balcone di notte a respirare la luna e coi gatti vicino a me non mi è uscito altro che un siamo tanto fortunati, proprio tanto! perché c’è sempre tanto bene nonostante tutto, se si sa vedere.

Mi preparo per andare in ospedale, devo essere là per le 11 e pensavo di attraversare tutta Bologna a piedi, è stupenda e nel mio cuore è seconda solo a Modena.

Felice giornata!

Imbolc e poesie

Ho acceso la luce di Imbolc perché nei prossimi giorni ne avrò tantissimo bisogno, saranno giorni complicati e stancanti e un po’ mi spaventano, anche se so che prevarrà l’amore che mi sta già arrivando.

Stamattina però mi sono svegliata pensando che alcuni momenti della propria vita possono essere visti come fallimento, come intralcio o come nuova possibilità e ho quindi usato le carte di Fai dell’ordinario una poesia di Giui ed Enrica Mannari per avere la forza di trasformare sempre tutto in cambiamento bello, in poesia costante.

Ed ecco cosa mi è uscito:

ricerca il legame che ti unisce al mondo

dedica la giornata intera a qualcosa di insignificante

sparpaglia il tuo cuore tra le stelle.

Perfetto! Esattamente ciò di cui ho bisogno, farò esattamente così oggi.

Felice Imbolc!

{Le carte Fai dell’ordinario una poesia di Enrica Mannari per Giui}

Io scelgo una vita ecocentrica

Ieri pomeriggio ho fatto un corso di cucina naturale con Jessica Callegaro e Lorenzo Locatelli di Cucinare secondo Natura, ed eravamo da Cristina di Umileterra, un luogo molto speciale in cui Cristina ha deciso di rinnovare la propria vita coltivando la terra, lo zafferano e raccogliendo poi i suoi doni. È stata un’esperienza di quelle che ti cambiano profondamente, anche se ero già sulla buona strada e segnano un prima e un dopo, perché ragioni sulla consapevolezza che ciò che mettiamo nel piatto non è più solo una faccenda nostra, non riguarda solo noi. Cucinare secondo natura significa rispettare la terra e ciò che ci dona, vivere una vita più sostenibile, scegliere prodotti locali, stagionali e bio che arrivano sulla nostra tavola eticamente, senza sfruttamento e violenza.

Una vita ecocentrica, insomma.

Abbiamo visto come si cucinano alghe arame, vellutata di zucca, polpette di miglio, verdure al forno, crema di cannellini, torta allo yogurt e dolce salame e poi assaggiato tutto, che bontà!

Jessica e Lorenzo ci hanno anche insegnato come allestire una dispensa e appena avrò finito di scrivere questi pensieri andrò sul sito di Maison du Monde a curiosare; dopo aver fatto la torta di mele intanto ho raccolto la farina di grani antichi di Cristina in un vaso che mi aveva regalato mio papà. Me lo aveva donato dicendomi che ogni volta che mi sarei sentita triste avrei dovuto chiudere la tristezza lì dentro e poi metterlo via e sarebbe passato tutto. Oggi rispolvero quel vaso per metterci dentro non emozioni brutte ma cose semplici di una nuova vita, più consapevole e comunque mi viene da dire grazie papà!

Il vaso di mio papà

Gastrite e iPhone

Ieri ho avuto un attacco di una gastrite che non sapevo neppure di avere e stamattina ho dimenticato a casa sul tavolo il mio iPhone. Quando sono arrivata al lavoro e me ne sono accorta mi sono detta che forse non era poi così male e durante la giornata ho avuto la certezza che in fondo in fondo noi sappiamo sempre di che cosa abbiamo bisogno e che cosa ci fa bene.

Oggi a me faceva bene rimanere disconnessa ma connessissima alla vita vera e infatti c’era un bel sole ma per fortuna nei giorni scorsi è piovuto così si è pulita un po’ l’aria da tutto lo smog che respiriamo, avevo tempo fra una commissione e l’altra e ho lasciato la macchina lontana dal centro e ho camminato tanto, osservato i piccioni, un ragazzo in monopattino, gruppi di ragazzine che attraversavano la strada con il semaforo verde e ridevano cristalline, annusato il profumo del mio adorato calicanto nascosto in un giardino ma lui non rimane mai completamente nascosto, praticato moltissima gentilezza, ammirato per l’ennesima volta l’anima di Modena, preso in prestito un sacco di libri in biblioteca da leggere con i bimbi e uno di questi si chiama La canzone della cacca e un altro Storia randagia, mangiato croissant alla crema in un bar guardando fuori e c’erano i colori di Modena, il rosso mattone e l’arancione caldo, una ragazza che è passata coi suoi due cani e poi due sorelle anziane a braccetto e due fidanzati che si baciavano e un ragazzo molto bello che correva e i corrieri con i furgoncini elettrici e i fiori colorati fuori dal negozio di fiori e per nessuna delle cose che ho visto mi è venuto da fare foto e forse le ho viste davvero. Sono passata di fianco al teatro comunale e come sempre ho ammirato i sassi incastonati nel pavimento del portico e ascoltato da fuori l’orchestra che provava, chiacchierato con diversi amici incontrati per caso, letto una rivista e guardato le vetrine senza che mai mi venisse voglia di tirare fuori l’iPhone e controllare le mail, se la Benny mi aveva scritto, l’orario, facebook… L’unico effettivo problema è stato l’ora perché non porto più l’orologio da decenni, ma la questione era facilmente risolvibile con gli orologi dei campanili e la luce che cambiava.

Una giornata stupenda! La mia gastrite, ma soprattutto io, ringrazia.

La galaverna, uno dei modi per essere felici

Durante le vacanze appena trascorse sono riuscita a rigenerarmi profondamente e ho fatto scorta di bellezza e di cose che amo, la mia rabbia grazie alla scrittura sta evaporando sempre di più e a me rimane la tenerezza e una vastissima scelta di modi per rinfocolare la mia gioia. Ve ne elenco alcuni, in ordine sparso: inventarmi parole dopo due o tre bicchieri di lambrusco che poi diventano gergo familiare (es: pumo: ), celebrare tutto (solstizio d’inverno, luna piena, morte, vita, compleanni di persone, gatti, piante, anniversari, onomastici…), stare nella natura più che posso a respirare, congelarmi la faccia, camminare piano, contemplare, raccogliere il sole a grandi bracciate, scrivere perché la scrittura mi sta liberando e salvando, spesso da me stessa e scelgo le parole con cura, ne imparo di nuove, prendo le distanze da ciò che racconto, non giudico ma racconto e basta e allora è molto più facile lasciar andare e quando la Ross mi dice qui c’è del potenziale ma devi ampliare, togliere, riscrivere, approfondire, etc. etc. etc. io rispondo no, mi dispiace, di quella cosa non voglio più scrivere e invece poi ne scrivo, eccome e ci salta fuori un racconto che ci penso per giorni, a quanto sono stata brava e coraggiosa e un passo alla volta sto realizzando il sogno che non avevo mai raccontato a nessuno, neppure a me stessa. E ancora esercito la gentilezza tutte le volte che posso, anche quando non vorrei, mantengo gli impegni presi, non faccio più finta di stare bene se non è così, leggo leggo leggo, accarezzo i gatti e ascolto le loro fusa, accendo la lampada di sale rosa, imparo dalla Benny, permetto a Massi di prendersi cura di me dopo essermi raccontata troppo a lungo che sono sempre io a curarmi di tutto, oddio come farò! Non posso fare tutto iooo e allora mi fermo di più e lascio spazio, appunto, cucino e a fine gennaio parteciperò ad un corso di cucina naturale e non vedo l’ora…

Potrei andare avanti ancora per molto, ma mi piacerebbe che ora foste voi a riconoscere e raccontare le cose che vi aiutano ad essere felici, a coltivare la gioia.

Vi lascio con la parola del cuore degli ultimi giorni: galaverna, in francese verglas, in inglese soft rime. È una parola emiliana tipica, infatti la Nonnina la usava sempre.

La Galaverna è quasi definita dallo stesso nome: è una specie di addobbo invernale di tutti gli oggetti esposti al libero cielo” Ciro Chistoni

Come amo gli addobbi!

Nella foto, galaverna alle Salse di Nirano (Mo)

Buon compleanno Pilea!

La mia Pilea fra pochi giorni, il 15 gennaio precisamente, compie un anno e sono molto orgogliosa di come sono riuscita a prendermi cura di lei, sì perché è la terza e avevo paura di non farcela neppure stavolta. Le altre credo di averle annegate, avevo sempre paura che non fossero sufficientemente bagnate, ma nell’ultimo anno ho imparato che la Pilea non ha bisogno di molta acqua, l’ho capito osservando le foglie, appena si abbassano la metto a bagno nella tazza col fenicottero che mi ha regalato la Faby, per il resto solo luce, tantissima luce ed eccoci qua. Pensavo che la cura fosse l’essere sempre presente, il dedicare tantissime attenzioni e invece ho scoperto che spesso la cura più preziosa è stare accanto, contemplando la crescita dell’altro alla distanza giusta, a volte più da vicino e a volte invece da lontano. Ho portato a casa la mia Pilea da Settedifiori allo scioglimento di un voto che avevo fatto, una promessa di più amore nei miei confronti il giorno in cui ho risolto una dolorosa questione familiare, il giorno in cui la Nonnina ha potuto finalmente riposare in pace a più di tre anni dalla sua morte.

In questa casa si festeggiano persino i compleanni delle piante! La vita va celebrata continuamente.

Happy birthday Pilea!

Il femminile sacro

Oggi in montagna io e Massi abbiamo camminato tanto nel bosco, col sole e all’ombra e ho respirato molto profondamente l’aria pulita, ho messo in tasca bastoncini, sassi, gherigli di noci e muschio, raccolto un ramo di pino che è un albero molto intelligente perché rimane verde per tutto l’anno. Da quando sto bene ho un bisogno profondo di stare in contatto con la natura, con me stessa e con i cicli che si compiono lentamente e questa è la notte della Madre Oscura, una notte benedetta.

Qui la storia di quella che noi chiamiamo la Befana…

“L’immagine della povera vecchina dalle vesti lise, che attraversa i cieli cosparsi di stelle e la bella e bianca luna nella gelida notte d’inverno, per distribuire dolcetti e carbone, è dunque tutto ciò che è sopravvissuto nella nostra tradizione delle splendenti Dee di Luce e Fortuna.
Eppure non è difficile, per chi desidera andare oltre la superficie, scorgere oltre il suo laido viso sempre sorridente e gentile, la sua appartenenza ai mondi antichi e le sue lontane radici che ben vi attecchiscono.
A volte pare addirittura che ella voglia mostrare una porticina segreta che si nasconde oltre la sua figura, la quale si apre su di un regno incantato che lei stessa ancora incarna, sebbene quasi più nessuno se ne interessi o ne sia a conoscenza.
Al di là di quel piccolo varco magico, la Befana si riappropria finalmente della sua vera sembianza, e bisogna quasi proteggere gli occhi per non rimanere accecati dinnanzi alla visione abbagliante che ella mostra di sé, come del resto poteva succedere a chi tentava di vederla aggirarsi per le campagne, nei tempi in cui i suoi nomi erano altri e diversi, e richiamavano sempre la sua essenza di luce. 
Ella, infatti, altri non è che la stessa Holla, e Berchta e Frigg e Fulla, ed infinite altre luminose divinità femminili della Natura incontaminata, elargitrici di doni ed abbondanza, legate alla vegetazione, agli animali, alla fertilità ed alla Fortuna.
È la luminosa Dea del ciclo eterno, che muta la sua forma e conduce le stagioni. Portatrice di nuova vita e luce nel freddo e buio inverno, può assumere un aspetto incantevole, giovane e vigoroso, ma anche uno completamente opposto, orrendo, vecchio e spaventoso, “a rappresentare un ciclo completo dalla nascita alla morte e alla rinascita.”
È l’antica Fata, Filatrice del Destino e Dea del Karma, che trasmette la sua arte alle donne perché la impieghino nelle loro vite; e la Coltivatrice delle profonde terre interiori, che insegna a coltivare i Semi nascosti, perché possano diventare ciò che sono nati per essere.
Il suo culto, ricorda quelli dedicati alle Matres o Matronae primordiali, Antenate genitrici di tutta la Natura, premurose e amorevoli protettrici delle donne, delle partorienti, dei neonati, e al contempo dei bimbi non nati e del sotterraneo mondo dei morti; e fra di esse, in modo particolare, richiama le Matres Domesticae, poiché come loro è custode del sacro focolare domestico, della casa e dei lavori femminili. Per questo forse non è una coincidenza che ella faccia uso proprio del camino, dimora del fuoco, per introdursi nelle abitazioni e per farvi ricadere magicamente tutte le cose buone di cui è portatrice.
La sua festa è molto preziosa perché è forse una delle uniche rimaste quasi intatte, nel corso del tempo e nonostante l’alterazione cristiana. E lo stesso la sua cara e tanto amata figura, eco delle divinità femminili che a lei hanno affidato la loro memoria perché non si spenga e continui a brillare, così che qualcuno possa scorgerne la luce e magari decidere di seguirla.
E chissà che, nel farlo, non si intuisca il luccichio fugace di un magico filamento dorato…
od il lontano tintinnare di tanti, piccoli campanellini”

ilcerchiodellaluna.it

Buona magica notte!